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domenica 21 luglio 2024
 
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Generazione sfortunata: volere e non potere

11/04/2016  Trent’anni, tanta voglia di bambini e l’impossibilità per il momento di realizzare questo desiderio. Andrea di Milano racconta la fatica di costruirsi un futuro per se stesso e per la sua generazione

Trent’anni, tanta voglia di bambini e l’impossibilità per il momento di realizzare questo desiderio. Andrea di Milano viene da una famiglia numerosa: «Avendo avuto un’infanzia felice ho sempre pensato che avrei rivissuto la stessa situazione una volta diventato adulto». Adesso invece si sente in gabbia perché vive ancora con i genitori e con il suo lavoro precario, un susseguirsi di contratti a termine, non può neanche pensare di sposarsi e di avere un figlio. «Sono l’ultimo di quattro fratelli, tutti fuori casa e in qualche modo sistemati. Ho quattro nipotini e adoro i bambini ma in questo momento non sono ancora autonomo e mi dispiace molto». Il fratello convive e le due sorelle sono sposate. Grazie ai mariti hanno una casa di proprietà mentre il fratello, impiegato, può con la sua compagna pagare un affitto. «Faccio molti confronti. Con i miei genitori che alla mia età avevano già due figlie e un lavoro fisso.

Con i miei fratelli, molto più grandi di me, che hanno trovato casa e lavoro e con i miei coetanei che anche loro, a fatica, si stanno sistemando. Io <strong>tendo a considerarmi sfortunato</strong> per una questione generazionale. Per noi è tutto più difficile...». La fidanzata Alessandra ha anch’essa un lavoro precario in uno studio di architettura. «Ha un anno più di me e <strong>ogni tanto parliamo dei bambini che vorremmo avere. </strong> Lei dice che c’è tempo perché oggi i figli si fanno a quarant’anni. Adesso dobbiamo pensare a <strong>diventare autonomi. </strong>E come se non bastasse è molto ansiosa e pessimista. Ogni tanto si chiede perché mettere al mondo dei bambini in questa società». Discorsi che Andrea non condivide, <strong>«Se avessi la casa e il lavoro</strong> avrei già almeno un figlio e non dipenderei più da mamma e papà».


 
 
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