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«La carità non ha muscoli da esibire»

16/09/2016  L'ha detto il cardinale Angelo Bagnasco. Con la Messa e poi con l'adorazione si è aperto il XXVI Congresso eucaristico nazionale. Un appuntamento, per la prima volta, vissuto in contemporanea in tutte le diocesi del Paese.

Genova,
dal nostro inviato



«Affidarci al Sacramento ci fa creature nuove, capaci non solo di fare cose grandi, ma di vivere in modo grande le piccole cose di ogni giorno; di fare del poco che siamo un dono per gli altri». Lo ha spiegato il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, nell’ultimo passaggio dell’omelia della Messa di apertura del Congresso eucaristico nazionale, in piazza Matteotti, a Genova (qui il testo integrale). «La carità – ha puntualizzato – non ha muscoli da esibire, ma piccole anfore da portare, anfore comunque capaci di dissetare la sete dei poveri nel corpo e nello spirito. Va in questa direzione la colletta che domenica prossima viene fatta in tutte le nostre diocesi: un segno di solidale condivisione che si aggiunge alla preghiera per quanti sono stati duramente colpiti dal terremoto nel centro Italia».

«Essere figli e fratelli è la Chiesa».  Bagnasco ha tracciato un identikit della comunità ecclesiale partendo dalla Croce. «La Chiesa nasce dal Crocifisso, dal suo sangue versato e dal suo corpo dato», ha spiegato: «Nasce dal suo abbandono tra le braccia del Padre. E l’Eucaristia ci porta, a nostra volta, tra le braccia di Dio, rinnovando la gioia di essere figli di Colui che ha tanto amato gli uomini da mandare il suo Figlio per noi». In questa prospettiva, «celebrare i divini misteri è per la Chiesa tornare alla fonte della grazia, al grembo della vita secondo lo Spirito. Lontani da questa fonte la buona volontà si prosciuga, la perseveranza si allenta, l’entusiasmo degli inizi perde smalto, le delusioni e la stanchezza hanno il sopravvento: anche l’amore ha le sue fatiche!. Se vivere l’Eucaristia è per noi un tornare alla sorgente della bellezza cristiana, allora l’Eucaristia è l’acqua sorgiva che suscita l’annuncio del Vangelo, perché il mondo sia redento e si sveli a tutti il segreto della gioia». Da qui, l’invito: «Negarci alla missione e alla carità significherebbe negarci all’Eucaristia; sarebbe un tradire l’Eucaristia stessa». E ancora: «Dio non è lontano,  nessuno è orfano in questo angosciato tempo,  siamo vagabondi senza meta,  la solitudine non è il nostro destino, l’ingiustizia non è l’ultima parola… tutti abbiamo una casa che ci  aspetta. Questa casa, più che un luogo, è un cuore, il cuore di Cristo»

«Vorremmo che l’Italia si accorgesse che sta accadendo qualcosa nel suo grembo, qualcosa di vero e di bello che la riguarda da vicino», ha ancora aggiunto il cardinale Bagnasco. «L’Eucaristia sorgente della missione. Nella tua misericordia a tutti sei venuto incontro. Il nostro pensiero corre al Santo Padre Francesco. Egli è con noi con quell’affetto caldo e paterno che tutto il mondo conosce e ricambia. Lo ringrazio per aver voluto nominare me come suo inviato speciale per questo momento tanto significativo. A lui rinnoviamo il nostro affetto filiale e la nostra pronta comunione».

Oltre mille delegati giunti da tutta Italia, 75 vescovi iscritti, 46 luoghi della Misericordia, 4 celebrazioni penitenziali. E poi l’adorazione eucaristica, le catechesi, le Messe. Coinvolti circa 700 cantori, oltre 500 i volontari. A Genova il Congresso eucaristico nazionale prova a contagiare la città e i fedeli. E a legare insieme i temi della misericordia, del lavoro, dell’impegno sociale che trova forza e sostegno a partire dal sacrificio eucaristico. Da ieri e fino a domenica 18 settembre,  arriverà nell’ospedale Gaslini e nel carcere di Marassi, nel monastero delle Clarisse e nel cimitero di Staglieno... E, per la prima volta, sarà un Congresso diffuso perché celebrato in contemporanea anche in tutte le diocesi italiane. Al centro, come ha detto nell’omelia (che pubblichiamo qui integralmente te) il cardinale Angelo Bagnasco, cardinale di Genova e inviato speciale del Papa al Congresso, l’annuncio che «Dio non è lontano, che nessuno è orfano in questo angosciato tempo, che non siamo vagabondi senza meta, che la solitudine non è il nostro destino, che l’ingiustizia non è l’ultima parola… perché tutti abbiamo una casa che ci  aspetta. Questa casa, più che un luogo, è un cuore, il cuore di Cristo». Alle 20 le campane delle chiese di tutta Genova hanno suonato a festa e, al termine della messa, l'eucaristia è stata portata nella chiesa di San Matteo per l'adorazione eucaristica che si protrarrà fino alle 8 della mattinata di venerdì 16 settembre.

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L'Eucarestia nutre il comandamento dell'amore
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