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Genova, quel nuovo ponte ancora sospeso sul nulla

26/09/2018  Per il decreto speciale mancano le coperture finanziarie e del nuovo viadotto da costruire finora solo promesse discordanti. E meno male che si doveva fare presto

Ricordate l’accorato appello del governatore ligure Giovanni Toti all’indomani del crollo del Ponte Morandi? “Fate presto”. Riecheggiava il celeberrimo appello sulla prima pagina del Mattino di Napoli del 26 novembre 1980, all'indomani del terremoto in Irpinia. E in effetti il Governo aveva fatto presto a individuare il responsabile del crollo, prima ancora che scendesse in campo la magistratura: la Società Autostrade. "Autostrade non costruirà una sola pietra", ha detto il vicepremier Di Maio.
 

Tutto chiaro dunque? Macché. Eravamo solo all’inizio di una partita di ping pong che sembra non finire mai. Qualcuno ha sentito parlare del famoso “Decreto Genova”, di cui si sono perse le tracce da giorni? “In giornata il decreto va al Quirinale, deve andare al Quirinale. E’ stato scritto tanti giorni fa ed è pronto”, ha detto Luigi Di Maio a Radio Capital alla trasmissione Circo Massimo. “E’ stata data una interpretazione che il ministero dell’Economia voleva fermarlo, in realtà entro stanotte la ragioneria dovrebbe bollinarlo”. E il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, facendosi interprete di quelle che saranno le decisioni del Quirinale, precisa: “Il decreto è pronto, oggi o al massimo venerdì sarà firmato al Colle”.

E intanto gli sfollati di Genova aspettano. “Il mondo del lavoro, del commercio e delle professioni, del porto – ha detto il presidente del comitato degli sfollati Franco Ravera ai microfoni di Mediaset – è ferocemente arrabbiato”. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in coda alla conferenza stampa sul decreto Salvini che restringe le condizioni dei richiedenti asilo (quella sì che è un’emergenza, naturalmente, perche siamo prossimi a un'invasione), ha promesso che il decreto sul ponte crollato sarebbe arrivato al Quirinale per la firma del presidente Sergio Mattarella in poche ore. E invece non arriverà in così breve tempo. Forse domani, forse dopodomani, chissà.

Il guaio è che il provvedimento è approdato al ministero dell’Economia e della finanza del tutto privo di coperture finanziarie: con i puntini di sospensione al posto delle cifre (fill in the blanks, dicono gli inglesi). La Ragioneria dello Stato, prima di bollinarlo, ha dovuto quindi effettuare un supplemento di indagine alla ricerca dei finanziamenti necessari. Per non parlare della ridda di voci seguita al blocco del decreto: “E’ stato sbloccato, anzi no, lo stanno sbloccando, ma forse è ancora bloccato”. E via un duro braccio di ferro tra Governo e Ragioneria dello Stato, in attesa che il decreto passi al vaglio dei tecnici del Quirinale.

Intanto i giorni passano e Genova è sempre lì, in ginocchio, spezzata, tagliata in due, sospesa sul vuoto. Nel frattempo le valutazioni sul rischio crollo del Morandi lasciano davvero sconcertati. Pare che fosse evidente che il viadotto stesse per crollare. Lo sapevano tutti tranne i gestori e i manutentori, che hanno sottovalutato l’«inequivocabile segnale di allarme», e hanno «minimizzato o celato» la gravità della situazione al ministero delle Infrastrutture senza adottare «alcuna misura precauzionale a tutela dell’utenza». È quanto si legge nelle durissime conclusioni della relazione della commissione ispettiva del ministero, presieduta dall’ingegner Alfredo Principio Mortellaro, nominata dal ministro Danilo Toninelli subito dopo il crollo del 14 agosto. Comunque a parole per il nuovo ponte era questione di mesi. Autostrade, aveva fatto sapere in un comunicato, lo avrebbe rifatto in 240 giorni. Il governatore Toti lo voleva entro un anno ("deve essere pronto nel 2019", ha detto a Famiglia Cristiana http://www.famigliacristiana.it/articolo/ponte-morandi-giovanni-toti-basta-polemiche-genova-deve-risorgere.aspx). Peccato che l’Ordine degli architetti liguri abbia detto che solo per spostare le macerie occorreranno dodici mesi.

L’unica cosa che si è costruita finora è il solito stucchevole dibattito sulla nazionalizzazione della rete autostradale. Privatizzare? Non privatizzare? E il decreto? E’ stato per giorni un foglio bianco sventolato da Palazzo Chigi. Ora pare che sia un foglio scritto, ma con molte lacune. . Davanti a una tragedia nazionale e a centinaia di sfollati si sta verificando quello che non volevamo proprio che si verificasse: una fiera degli annunci. E pensare che i genovesi avevano creduto nelle istituzioni, come dimostrano gli applausi ai rappresentanti di governo ai funerali delle vittime. Speriamo che non abbiano a ricredersi.

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