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lunedì 08 agosto 2022
 
 

Gente di mare

13/07/2014  Vicini a chi naviga in ogni momento. Il P0ntificio consiglio per i migranti celebra la Domenica del Mare.

Luogo di esploratori e avventurieri, di battaglie e civiltà. Ma il mare è soprattutto «un luogo privilegiato per lo scambio e il commercio globale. Infatti, oltre il 90 per cento delle merci a livello mondiale sono trasportate da circa 100.000 navi che, senza sosta, navigano da un capo all’altro del mondo, governate da una forza lavoro di circa 1.2 milioni di marittimi di tutte le razze, nazionalità e religioni». Lo ricorda il Pontificio consiglio per i migranti che, nel celebrare, il 13 luglio, la Domenica del Mare, invita a pensare a questo popolo di "invisibili" che solca le acque quotidianamente.
«Nel celebrare la Domenica del Mare», scrive il cardinale Antonio Maria Vegliò, «desidero invitare ciascun cristiano a guardarsi intorno e a rendersi conto di quanti oggetti che usiamo nella nostra vita quotidiana sono giunti a noi attraverso il duro e faticoso lavoro dei marittimi. Se osserviamo con attenzione la loro vita, ci rendiamo immediatamente conto che non è certo quella romantica e avventuriera che talvolta è presentata nei film e nei romanzi. La vita dei marittimi è difficile e pericolosa».
Il presidente del Pontificio consiglio per i migranti ricorda che, nel 2012 oltre mille marittimi sono morti a causa di naufragi, collisioni marittime e chiede di non dimenticare il rischio della pirateria, «che non è mai sconfitta ma si trasforma e appare in forme nuove e diverse in molte aree di navigazione, e il pericolo della criminalizzazione e dell’abbandono senza salario, cibo e protezione in porti stranieri».
Le difficoltà di vivere con compagni di viaggio che non ci si è scelti, spesso di nazionalità e lingua diverse, di avere sempre meno tempo per scendere a terra e per riposare, di stare molto tempo lontani dalla propria famiglia hanno spinto la Chiesa, da oltre 90 anni a offrire assistenza ai marittimi attraverso l'Opera dell’Apostolato del Mare. Nei diversi porti, i centri Stella Maris accolgono le persone e cercano di metterle in contatto con i propri familiari utilizzando i diversi mezzi di comunicazione messi a loro disposizione. I volontari visitano giornalmente i marittimi sulle navi e negli ospedali e quelli che sono abbandonati in porti stranieri. Capita infatti che, quando la nave non riparte gli armatori lascino l'equipaggio in balia di se stesso in Paesi stranieri. L'Apostolato del mare si sta battendo in particolare su questo punto denunciando abusi e ingiustizie e chiedendo all’industria marittima e ai singoli governi il rispetto delle Convenzioni internazionali.

 
 
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