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venerdì 18 settembre 2020
 
Intervista
 
Benessere

Geppi Cucciari "Ho di nuovo la mia forma"

04/12/2014  La popolare comica ci spiega il segreto della sua ritrovata forma fisica: cibi integrali, niente latticini, poca carne e tanta verdura biologica. E per l’anima si affida allo zio sacerdote e psicologo e a una sua personale preghiera.

Un volto mediterraneo che comunica un’immediata empatia, una cultura solida e un
umorismo raffinato. La comica Geppi Cucciari è anche una donna molto attenta alla salute: cura l’alimentazione e dedica molte ore della sua giornata all’attività  sica. Forte della sua forma  fisica, si è dedicata a un’altra avventura professionale: il musical La famiglia Addams in cui, nel ruolo di Morticia,
oltre a recitare, per la prima volta canta. Senza dimenticare l’impegno a favore degli altri: l’attrice è infatti testimonial dell’Airc per le campagne di sensibilizzazione e di raccolta fondi come “I giorni della ricerca”, che si svolgono in tutta Italia dal 3 al 9 novembre.
Sei davvero in gran forma. Qual è la tua ricetta?
«Circa quattro anni fa ho deciso di cambiare alimentazione. Mi ha spinto a fare delle rinunce non solo l’aspetto estetico, ma anche il mio desiderio di tornare a fare attività sportiva, di giocare a basket. Avevo un problema al ginocchio, e il medico mi ha spiegato che la situazione era aggravata dal peso. Mi disse “signorina, giochi a scacchi, non a basket, o dimagrisca”». 
Che tipo di dieta hai seguito?
«Ho cominciato a fare indagini sulle intolleranze alimentari. Ho scoperto che dovevo limitare al massimo i cibi lievitati e i latticini. Inizialmente ho seguito anche per 40 giorni una dieta particolare. E poi ho dovuto reimpostare tutta l’alimentazione. Al posto del latte vaccino bevo quello di soia, la pasta la mangio solo tre-quattro volte al mese e sempre integrale. Così pure il pane. Il mio corpo si è abituato in fretta e sa distinguere che cosa è buono per lui. E non riesco più a mangiare un’intera pizza senza avvertire un senso di pesantezza».
Su quali altri cibi è basato il tuo regime alimentare?
«Nella cucina cerco di far conciliare il gusto con la salute. Trovo gli alimenti integrali molto buoni, io che ero una patita di lasagne e mangiavo pasta tutti i giorni. Limito la carne a una volta a settimana, mangio spesso pesce, e poi tante verdure. Cerco di controllare la filiera di quello che arriva sulla mia tavola. Con i Gruppi di acquisto solidali è facile anche in una città come Milano rivolgersi direttamente ai produttori biologici. Certo, quando ero piccola, nella mia  terra era tutto più semplice…».
Che ricordo hai della tavola della tua infanzia?
«Nella cucina di mia madre non esistevano né surgelati né cibi precotti. Mia madre acquistava il latte dal pastore, le verdure dal contadino, i funghi da chi li andava a cercare. Una dieta mediterranea in linea con i dettami della prevenzione ai tumori».
Quali sono stati gli esiti del cambio di alimentazione?
«Un senso di generale benessere e leggerezza e una perdita graduale di otto chili; sono alta 1,70 e peso 66 chili, non sono certo filiforme, e per mantenere questo peso devo fare costanti sacrifici. Pur avendo cambiato radicalmente il mio stile di vita rimango però golosa. In fatto di dolci, ho i gusti di una bambina di otto anni. Per esempio, mi piacciono le tavolette di cioccolato al latte zuccheratissime e cremose. E se c’è un dolce a cui non riesco a dire di no, è il gelato artigianale ».
Con il basket com’è andata a finire?
«Sono tornata a giocare. Non certo ai livelli di quando stavo in Sardegna, quando giocavo in A2. Mi sono accontentata di un campionato di C in una squadra di Segrate (Milano), ma con la stessa gioia di allora».
Ha un ruolo importante l’attività fisica nella tua vita?
«Mia madre era un’insegnante di educazione fisica e ho sempre fatto sport. Anche in questo caso scelgo attività divertenti. Faccio squash, zumba (una sorta di aerobica con ritmi e i movimenti tipici della musica afro-caraibica). A volte il pilates. E tabata, un training di origini giapponesi che prevede brevi sequenze di movimenti ad altissima velocità per massimizzare il debito di ossigeno, con benefici sull’apparato cardiovascolare e sul consumo di calorie».
La tua abitudine di portare i tacchi alti ha ripercussioni sulla salute?
«No, se si eccettua un terribile mal di piedi che dopo tre ore di tacchi mi offusca la mente e mi fa avere le apparizioni. E in quel caso non mi resta che scendere dai tacchi. Per il resto ho solo qualche attacco di cefalea tensiva. E qualche contrattura alla schiena che mi scoprono immancabilmente quando mi concedo
un massaggio».
Dal corpo allo spirito: che rapporto hai con la religione?
«Ho il mio modo intimo di pregare, chiedere e soprattutto ringraziare. Non ho bisogno per forza di un luogo sacro per trovarmi in uno stato di energia profonda ed elevata. In quanto alla religione, ho frequentato la scuola materna dalle suore, che adoro; ancora mi sento al telefono con una delle mie insegnanti di allora! Dai sei ai 18 anni ho giocato nelle Pleiadi, una squadra di basket salesiana. Ho sempre amato don Bosco, e ricordo con piacere le Messe, cui assistevamo la domenica dopo un torneo, celebrate nel campo di pallacanestro. E poi ho un rapporto speciale con uno zio sacerdote e psicologo che lavora nelle carceri e che stimo moltissimo. È lui che ha celebrato il mio matrimonio».
Che tipo di cerimonia è stata?
«Mio marito (il giornalista a Luca Bonaccorsi, ndr.) è ateo, quindi per rispettare la sua posizione abbiamo scelto una cerimonia mista, prevista dal diritto canonico, in cui le frasi di rito per lui non avevamo riferimenti religiosi, e non doveva partecipare all’Eucaristia. Ma al di là di tutto io credo nella volontà dei coniugi di stare insieme. Quello che unisce due persone per la vita è il loro impegno quotidiano. Io anelo al “per sempre”, ma penso si costruisca giorno per giorno». 
Che cosa ti ha spinto a prestare il tuo volto alle campagne dell’Airc?
«Tutti noi abbiamo conosciuto il tumore da vicino, perché ne sono stati colpiti parenti o amici. Qualcuno ce l’ha fatta, altri purtroppo no. Ci sono guerre più difficili di altre da combattere e, malgrado i progressi nella cura, a volte il nemico da fronteggiare è troppo potente. Ma l’Airc è in prima linea per rendere il cancro sempre più curabile. E lo fa legando la raccolta fondi a occasioni liete, come le ortensie, le arance, e ora anche i cioccolatini. Così che un piccolo gesto ci faccia partecipi di una grande azione».
Perché proprio il cioccolato?
«Perché il cioccolato fondente è un alimento buono e salutare. Contiene flavonoidi, antiossidanti. E fa bene all’umore, che sicuramente aiuta. Come una risata».

 
 
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