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lunedì 12 aprile 2021
 
 

Germania: con lo Stato non si scherza

17/02/2012  Dopo il ministro della Difesa Guttenberg, si dimette anche il presidente della Repubblica Wulff. Lo ha distrutto una storia di crediti agevolati e di minacce alla stampa.

L'ex presidente Wulff in un momento di gloria: con i calciatori Lamb e Schweinsteiger nel ritiro della Nazionale tedesca in Sudafrica (foto Reuters). In copertina: Wulff con la moglie Bettina all'annuncio delle dimissioni (foto Ansa).
L'ex presidente Wulff in un momento di gloria: con i calciatori Lamb e Schweinsteiger nel ritiro della Nazionale tedesca in Sudafrica (foto Reuters). In copertina: Wulff con la moglie Bettina all'annuncio delle dimissioni (foto Ansa).

E' destino, le sorti dell'Europa oggi dipendono dalla Germania. Così il vertice con Mario Monti, atteso dai molti che trepidano per le sorti dell'euro e dell'economia continentale, è saltato a causa delle dimissioni del presidente tedesco Christian Wulff, arrivate in fondo a una lunga polemica su certi crediti a condizioni di ultra-favore ottenuti, in barba alle regole bancarie, quand'era governatore della Bassa Sassonia.

  Male. Peccato per il vertice con Monti. E per l'immagine dei tedeschi, che agli occhi degli europei sono ormai quelli che lucrano sull'euro ma, poi, fanno gli avari, si godono il benessere, non vogliono far davvero decollare il Fondo Salva-Stati per i Paesi in difficoltà, impongono alla Grecia condizioni capestro, trattano i Paesi del Mediterraneo da spendaccioni inaffidabili.

Tutto vero, critiche legittime. Ma se imparassimo anche qualcosa, da questi tetragoni coinquilini dell'Unione Europea? Nel solo 2011, il loro sistema politico ha spedito a casa il ministro della Difesa, Karl-Theodor zu Guttenberg, 39 anni, stella nascente della Cdu (il partito della Merkel), politico e ministro molto stimato, accusato (a ragione, per sua stessa ammissione) di aver copiato parte della tesi di dottorato in Giurisprudenza. E adesso, ma per uno scandalo partito l'anno scorso, il presidente della Repubblica.

Non è poca roba, viste le cariche dei due. A questo bisogna aggiungere un'altra considerazione: sia nel caso Guttenberg sia nel caso Wulff le dimissioni sono arrivate dopo una serie di manifestazioni di vero sdegno collettivo. Per Guttenberg, tra le altre cose, era partita una raccolta di firme tra accademici, studenti universitari e genitori di studenti, arrabbiati per la perdita di credibilità degli studi universitari. E per Wulff la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la telefonata intimidatoria al direttore di un giornale che insisteva sullo scandalo. Vero Celentano? 

Ci si domanda, insomma, se i brillanti risultati che i tedeschi ottengono nella gestione dell'amministrazione e dei bilanci dello Stato abbia qualcosa a che vedere con l'intransigente senso della dignità della funzione pubblica di cui Guttenberg e Wulff hanno avuto esperienza.

  Oggi, su tutti i siti d'informazione, la notizia delle dimissioni di Wulff appare accanto ai resoconti della relazione svolta dal presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, che ci ricordano aspetti drammatici della nostra vita sociale: la corruzione costa all'Italia circa 60 miliardi di euro l'anno; il tax gap (cioè la differenza tra le tasse dovute e quelle effettivamente pagate) da noi è del 36% ed è il secondo in Europa, superato solo da quello della Spagna (39%). E in ogni caso, dice la Corte dei Conti, "il nostro Paese nella classifica degli Stati percepiti più corrotti nel mondo stilata da Transparency International per il 2011 assume il non commendevole posto di 69 su 182 Paesi presi in esame e nella Ue è posizionata avanti alla Grecia, Romania e Bulgaria". Anche in questo caso: che ci sia un nesso con i problemi che stiamo vivendo?




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