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lunedì 06 dicembre 2021
 
Terrorismo
 

Un anno fa la strage di Bruxelles: la testimonianza del cantautore emigrato Giacomo Lariccia

23/03/2017  «La mattina dell'attentato, fortunatamente, mi trovavo fuori dal Belgio. Poche ore prima ero passato con la mia famiglia all'aeroporto di Zaventem nel punto esatto dove la bomba è esplosa»

La mattina dell'attentato, fortunatamente, mi trovavo fuori dal Belgio. Poche ore prima ero passato con la mia famiglia all'aeroporto di Zaventem nel punto esatto dove la bomba è esplosa. Eravamo in vacanza e mia moglie si accorge per prima che qualcosa era successo. Le notizie, come spesso capita, non sono subito chiare e non si capisce esattamente cosa sia successo. La metro di Malbeek (il secondo obiettivo dei terroristi) è una metro molto frequentata da chi lavora nell'ambito delle istituzioni europee e abbiamo molti amici che la mattina passano da quelle parti. Le ore successive le abbiamo passate cercando di raggiungere gli amici e di avere loro notizie. Era un martedi di vacanza per le Scuole Europee, la prima settimana delle vacanze di Pasqua e alcuni compagni di scuola dei miei figli stavano registrando i bagagli al check in quando la prima bomba è esplosa. Si sono salvati per un miracolo.

Ieri a Bruxelles si è voluto omaggiare le vittime degli attentati in pieno stile belga. Magritte avrebbe detto "Ceci n'est pas une minute de silence". Per cui hanno fatto un minuto di rumore. Per ricordare a tutti che la vita è più forte del terrorismo e continua nonostante tutto.

Dopo gli attentati dello scorso anno la nostra vita è cambiata profondamente e le riflessioni sulla nostra vita di oggi sono tante. Già dopo quello che era successo a Parigi la minaccia si sentiva più concreta ma dopo l'attentato del 22 marzo 2016 ognuno ha reagito come poteva. Io l'ho fatto elaborando il tutto in un disco appena uscito e più in particolare in una canzone che si intitola Ricostruire. Questa canzone riassume, in maniera poetica, i miei pensieri su quello che è successo.

Ricostruire parla della fragilità della vita, della difficoltà di capire questo mondo. Una sensazione di smarrimento davanti a eventi incomprensibili: non solo davanti agli attentati, che ormai sembrano ripetersi ad un ritmo regolare, ma anche davanti a quello che non riusciamo a controllare o semplicemente capire. Nel testo della canzone, infatti, c'è un riferimento abbastanza esplicito ad uno scritto di San Paolo: "Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa". 

Dopo il 22 marzo conviviamo con questa confusione e con la sensazione che quello che ci circonda è fragile: il nostro stesso equilibrio, le relazioni fra le persone, minate ormai dal sospetto, e perché no? la stessa Unione Europea che a soli sessant'anni pare oggi sciogliersi come neve al sole. 
Come conclusione, la domanda che io continuo a pormi e che ripeto più volte nella alla fine di Ricostruire è: "Quante volte dovrò ancora ricominciare? Quanto ancora dovrò tutto ricostruire?"

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