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venerdì 12 aprile 2024
 
 

Gian Carlo Caselli: «L’isolamento purtroppo serve ancora»

05/08/2013  Il procuratore capo di Torino: «Lo Stato deve prendere delle contromisure verso coloro che, anche all’interno del carcere, continuano a ordinare omicidi»

«Non dobbiamo dimenticare che la mafia esiste ancora in questo Paese, che è un problema speciale, che non siamo ancora in una democrazia compiuta. Il 41 bis non è nato per far soffrire delle persone, ma per contrastare un fenomeno ancora molto radicato in Italia».
Gian Carlo Caselli, procuratore capo di Torino e a lungo impegnato proprio nel contrasto alla mafia, non ci sta a fare la parte del cattivo. «Certo che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato, ma bisogna anche che l’altro sia disposto alla rieducazione», afferma. «E poi dobbiamo ricordare che lo Stato deve avere delle contromisure verso coloro che, anche all’interno del carcere, continuano a ordinare omicidi e ad avere legami ben stretti con la criminalità organizzata».

«Certo», continua il magistrato, «si tratta di trovare un equilibrio. Ma a chi dice che il 41 bis è indegno e incivile mi sento di ricordare che è indegna e incivile anche la mafia. E qualcosa devi farlo se non vuoi arrenderti. Questo non significa non denunciare la situazione delle nostre carceri. Ma, ripeto, occorre trovare un punto di equilibrio. Non ci sono soluzioni facili e non si può pensare che si risolvono le situazioni semplicemente cancellando il 41 bis».  

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