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martedì 21 settembre 2021
 
Televisione
 

Spiacenti, il talk show è morto

24/09/2014  Il secondo round della sfida tra Giannini (Ballarò) e Floris (Dimartedì) confermano che agli italiani piacciono sempre meno. Un calo di ascolti che segna la fine di una formula. Eccezione: i talk del mattino.

Eh sì, i talk show sono in crisi, come i reality, come tutta la Tv generalista. La gente si è stufata di vedere sempre le solite facce, i giovani ormai guardano tutto su Internet. Queste affermazioni sono così ripetute da trasformarsi ormai in luoghi comuni che rischiano di far perdere di vista la realtà. Prendiamo i talk show e esaminiamo la sfida che più di tutte in queste settimane sta facendo parlare i giornali. Il nuovo Ballarò di Massimo Giannini su Rai3 contro Dimartedì del neoacquisto di La7 Giovanni Floris. Il primo round andato in onda martedì scorso si era concluso con una disfatta di Floris: 11,76% di share per Ballarò contro 3,47 di Dimartedì. Ieri sera i numeri sono stati molto diversi. Il talk show di Rai3 è crollato al 6,53%, mentre quello di La7 è salito al 4,23. Come mai? Perché nella prima puntata Giannini ha potuto godere del formidabile traino dell'intervista a Roberto Benigni. Perché ieri sera Floris prima di Dimartedì ha condotto pure Otto e mezzo, temporaneamente orfano di Lilli Gruber causa malattia, e quindi una parte dei "suoi" spettatori lo ha seguito. Perché....

Potremmo continuare a lungo, ma sarebbe solo uno sterile dibattito da addetti ai lavori. Se allarghiamo un po' la visuale, vediamo che il vero dato su cui riflettere è un altro. Ieri sera, con l'eccezione di Rete 4, tutti i programmi andati in onda sulle altre reti generaliste hanno fatto meglio di Giannini e di Floris. In particolare, hanno stravinto le fiction: Un'altra vita su Rai 1 e i Cesaroni su Canale 5. I due talk show insieme sono stati seguiti da circa due milioni e mezzo di spettatori, mentre le due fiction ne hanno raggranellati nove: un abisso. Non si tratta certo di due capolavori: eppure se li si guarda si ha l'impressione che dicano molto di più sull'Italia di oggi (dalla crisi economica, ai rapporti genitori-figli) di un sondaggio di Pagnoncelli o di una finta baruffa tra il ministro Angelino Alfano e il presidente del Pd Matteo Orfini.

Quindi è vero, i talk show sono in crisi irreversibile? Anche in questo caso, la realtà è un po' più complessa. I programmi del mattino, per esempio, da Unomattina, ad Agorà a L'aria che tira, vanno benissimo. Perché fanno l'esatto contrario dei celebrati talk show serali, dove se un ospite ha qualcosa di interessante da dire sul più bello viene puntualmente interrotto da un altro. Il conduttore sta al gioco, mentre altri ancora si inseriscono nella contesa e quando il poveretto chiede la parola per poter completare il suo ragionamento, il conduttore di solito lo liquida così: "Professore, ora devo mandare in onda la pubblicità".

Al mattino, i tempi sono molto più distesi, ci sono pochi ospiti di solito non ancora assurti al rango di primedonne ma scelti per la loro competenza, il conduttore ogni tanto interviene per fare qualche domanda o tirare le somme della discussione e alla fine l'ascoltatore ha l'impressione di saperne di più sull'argomento oggetto della puntata. Perché questa Tv pacata non possa essere esportata anche alla sera, resta un mistero. Di sicuro, finché i talk show serali resteranno così, la gente continuerà a preferire i Cesaroni: c'è più vita vera nella Garbatella di Claudio Amendola che tra le sedie di legno dello studio di Floris.

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