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venerdì 01 luglio 2022
 
 

Ecco l'estate dei veri duri

15/07/2011  Si svolge in Umbria il Campionato Italiano di ruzzola individuale. E' un'occasione per riscoprire tanti giochi popolari e di strada delle nostre regioni.

Sembra che a inventarlo siano stati gli Etruschi e non a caso la ruzzola si pratica ancora oggi proprio nelle regioni dove viveva questo popolo. Nella tomba dell'Olimpiade di Tarquinia è raffigurato un discobolo ma, a guardar bene, la posizione è quella tipica di chi sta lanciando una forma di formaggio. La gara consiste, infatti, nel lanciare la ruzzola il più lontano possibile con un numero prefissato di lanci e da sempre i pastori hanno impiegato una forma ben stagionata di pecorino, formaggio tipico dell'Appennino centrale.

Le regioni dove è più diffuso questo gioco sono proprio Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo, Marche, Umbria, Lazio e Calabria. E a seconda della regione il nome può cambiare in ruzzolone (se il disco è più grande), rotola, ruzica o rota, come lo chiamava il poeta romano Gioacchino Belli che gli dedicò un sonetto.

E saranno circa 200 gli atleti, di ogni età e provenienti da ogni parte d'Italia, che sabato 16 e domenica 17 luglio gareggeranno in Umbria per il 36° Campionato Italiano di ruzzola individuale, adoperando un disco di legno di 13 centimetri. Si avvolge uno spago intorno alla ruzzola e quindi la si lancia trattenendo un capo dello spago in modo da imprimerle una veloce rotazione. La competizione, che sarà suddivisa negli ottavi e quarti di finale il pomeriggio di sabato 16 e nelle semifinali e finali la mattina di domenica 17, si svolgerà ad eliminazione diretta, per cui in ogni batteria, formata da 10 giocatori, ne saranno eliminati 5 fino a che l'ultima manche vedrà protagonisti solo 10 giocatori.

Il torneo nazionale si svolgerà sulle strade provinciali di Gualdo Tadino e di Nocera Umbra. Un tempo questo gioco plebeo veniva poco incoraggiato dalle Autorità e un decreto del Comune di S. Elpidio a Mare del 1571 giunse a proibirlo: "A nessuno sia lecito giocare a ruzzola o a formaggio ad rotulam vel caseum per le strade interne alla nostra terra (all'abitato) sotto pena di 4 libbre di multa”. Oggi, invece, la ruzzola viene riscoperta perché sa coniugare la bellezza dello sport all'aria aperta, spesso a contatto con la natura, l'incontro tra generazioni e il conseguente passaggio di saperi, la socializzazione.

Il gioco della ruzzola è solo uno de i giochi tradizionali della Figest (Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali), affiliata al Coni. Scopo della Federazione è promuovere discipline sportive di antica tradizione come: Lancio del Ruzzolone, Lancio della Ruzzola, Lancio della Forma del Formaggio, Boccia alla lunga, Piastrelle-Palet, Tsan, Rebatta, Fiolet, Lippa, Rulletto, Tiro alla Fune, Birilli, Trottola, Morra, Tiro con la balestra, Freccette, Ferro di cavallo (Horse Shoe).

Non è un caso che questa federazione sia nata in Umbria dove ancora resistono, soprattutto nel periodo estivo, manifestazioni dove vengono praticati questi sport e valorizzata la cultura contadina. Può capitare, ad esempio, di dover indovinare il peso di una scrofa e chi indovina se la porta a casa. Anche il calcio "storico" fiorentino viene annoverato tra gli sport tradizionali: codificato nel XIV secolo, viene riconosciuto da molti come il padre del gioco del calcio, anche se almeno nei fondamentali ricorda molto più il rugby.

Ventisette giocatori su un campo di sabbia cercano di fare goal e la squadra che vince, oltre al palio, mentre i musici intonano l'inno della vittoria, riceve dal Maestro di Campo una vitella di razza Chianina. Tra i prossimi appuntamenti in cartellone c'è il campionato italiano di ruzzolone che si svolgerà a Zocca, nel modenese, dal 26 al 28 agosto. Il gioco è molto simile alla ruzzola, ma il disco di legno è grande esattamente il doppio, ha un diametro di 26 centimetri. Il 3 e 4 settembre si tiene poi il campionato italiano di piastrelle ad Aosta e, infine, è la volta del campionato italiano di rulletto, a Terni, il 24 e 25 settembre.

Nella Francia rurale, nella piazza principale del paese, si trova sempre un campo per giocare alla petanque, una variante del gioco delle bocce, nata in Provenza. A differenza del gioco provenzale, qui i piedi devono stare ancorati a terra, “ped tanco”, da cui la parola petanque. Inutile dire che i transalpini sono accaniti giocatori, ma gli italiani non se la cavano affatto male, se è vero che nel 2009 l'Italia ha vinto i Campionati del mondo e anche nella gara individuale di tiro di precisione la medaglia di bronzo è andata a un italiano, Diego Rizzi. Anche se parliamo di uno sport eminentemente maschile (le donne sono il 14%), è anche uno dei pochi in cui gareggiano squadre miste. La Federazione francese di petanque e “gioco provenzale” ha circa 380.000 giocatori tesserati e la federazione internazionale 566.000, ma non bisogna dimenticare i tanti giocatori occasionali, principalmente durante le vacanze.

In Italia, ad essere disciplinato come gioco tradizionale, è la “boccia alla lunga”, che si svolge su strada con qualsiasi fondo, con regole simili a quelle del lancio del ruzzolone, della ruzzola e del formaggio. Un altro sport molto antico, che siamo abituati ad associare all'estate oppure alla pratica nei pub, è quello delle Freccette. Lo praticarono, per far trascorrere il tempo nei due mesi di navigazione, anche i Padri Pellegrini, i Puritani inglesi che nel 1620, sulla nave Mayflower, raggiunsero gli Stati Uniti d'America.

Per essere considerato gioco tradizionale bisogna usare punte in metallo e bersagli in fibre naturali, oltre che attenersi a una lunga lista di regole, anche di abbigliamento. Ad esempio, niente jeans in gare ufficiali, ma polo o camicia nelle fasi finali. Nessun copricapo ammesso se non richiesto per motivi religiosi. Vietati gli apparati musicali (auricolari, telefoni, cuffie , lettori mp3 o simili , ecc. ) e gli occhiali (se non da vista!), bandite ciabatte e calzature aperte, un “vestiario non decoroso o troppo vistoso”.

La Figest (Federazione Italiana Giochi E Sport Tradizionali), in collaborazione con il Coni, sta organizzando tornei di freccette e morra per atleti disabili. Molto diffusa in Italia, specialmente in Sardegna e in Friuli, la morra è stata proibita ai tempi del fascismo, perché considerata un gioco d'azzardo e tuttora in molte province il gioco della morra è proibito nei luoghi pubblici.

I ragazzi hanno sempre meno occasione di muoversi all'aria aperta se non nelle ore canonicamente dedicate alle attività sportive. Per questo la Figest propone, per la scuola primaria, la realizzazione di un progetto didattico multidisciplinare sui giochi tradizionali da strada. Si prendono in esame i testi sull’argomento e, soprattutto, i ragazzi raccolgono le memorie storiche trasmesse oralmente da parte dei nonni e dei genitori che proprio con quei giochi sono cresciuti. Dopo averne riscoperto regole e tradizioni arriva il momento più bello, quello di giocare all’aperto, nelle piazze e nei cortili.

La Federazione propone un corso di aggiornamento/formazione per i docenti perché possano proporre in classe quest’esperienza, che può essere utile nel combattere una nuova malattia infantile , la cosiddetta “sindrome da appartamento”, una serie di paramorfismi dovuti ai giochi fatti alla consolle, alle tante ore passate davanti a computer e Tv, alla sedentarietà, a una vita vissuta chiusi in casa. Basta osservare bambini e ragazzi per rendersi conto che spesso non sanno più come si fa a giocare in gruppo e all’aperto, non sanno organizzarsi da soli e hanno sempre bisogno di un adulto che li guidi.

Centinaia di rilievi effettuati nelle scuole su alunni in età d’obbligo scolastico hanno dimostrato senza ombra di dubbio che oltre l’80% degli esaminati presenta paramorfismi scheletrici a carico della colonna vertebrale, del piede, del ginocchio, dell’articolazione scapolo-omerale e di quella temporo-mandibolare. Questi difetti sono strettamente correlati ala cosiddetta sindrome da appartamento ma per fortuna, nella fascia d’età della scuola primaria, sono facilmente correggibili con un tipo di attività fisica mirata a favorire la riscoperta culturale del cortile, degli spazi verdi, delle piazze.

 
 
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