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lunedì 17 gennaio 2022
 
GIOIA TAURO
 

La Messa del cardinale Parolin su un terreno confiscato alla 'ndrangheta

19/06/2019  Mercoledì 19 giugno il Segretario di Stato vaticano ha concluso il Congresso eucaristico della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, in Calabria,  nella  parrocchia di San Gaetano Catanoso, costruita su un appezzamento sequestrato ai clan.

Ha celebrato in una chiesa costruita su un terreno confiscato alla 'ndrangheta. Il Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, ha concluso a Gioia Tauro il secondo Congresso eucaristico della diocesi di Oppido Mamertina – Palmi, dal tema: “Fratello, per celebrare degnamente i santi misteri… va’ prima a riconciliarti, poi torna”.  Evento di grazia per le comunità locali guidate dal vescovo, monsignor  Francesco Milito, che ha sottolineato di aver voluto concludere il congresso «nella parrocchia di San Gaetano Catanoso, nella chiesa dedicata al primo parroco calabrese canonizzato, apostolo dell’Eucarestia, e a Gioia Tauro, il centro geografico più popoloso della Piana e di gravissimi problemi, ma anche luminose speranze per tanti uomini di buona volontà. Questo edificio – ha ribadito il Vescovo - sorto con intelligenza lungimirante ecclesiale, e finanziato con l’8 per mille della Chiesa Italiana, su un terreno confiscato alla ‘ndrangheta, è oggi suolo sacro, approdo di silenzio, di preghiera, di vera pace desiderata e di riconciliazione con Dio Misericordia. Questa è casa di tutti, che nessuno esclude per lasciarsi abbracciare dalla permanente Misericordia di Dio».

Terra dunque segnata da diverse sofferenze che stanno a cuore anche al Santo Padre, ha affemrato l Segretario di Stato che ha aggiunto come papa Francesco «sa bene quante preoccupazioni, interrogativi e problemi ci siano nell’animo dei suoi abitanti, ma sa pure quanto profonde siano la fiducia e la forza d’animo che vi caratterizza». E ha augurato ai fedeli di Oppido Mamertina - Palmi che il sacramento dell’Eucaristia «possa davvero essere accolto nella vita e possa portare frutti abbondanti di Grazia» il porporato prosegue ricordando come diversi martiri e santi hanno affermato la centralità del sacramento. «Più volte abbiamo sentito ripetere che non è possibile vivere senza l’Eucaristia - ha detto ancora il cardinale Parolin - chi prende sul serio Gesù, chi sente di essere legato a Lui in modo indissolubile, che sa di essere a Lui debitore della sua vita, non può che accogliere queste parole con riconoscenza e docilità. Si deve riconoscere come merito alla fedeltà della Chiesa il fatto che, dopo duemila anni, quel comando del Signore mantiene ancora tutta la sua attualità e la sua forza. Non si tratta però solo di obbedire a un comando formale. Il motivo più profondo per cui non possiamo vivere senza Eucaristia sta nelle parole stesse che Gesù ha pronunciato sul pane spezzato e sul vino versato: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi … questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi” (Lc 22,19-20)».

 

E ricordando che «la Chiesa è un corpo, cioè una realtà sociale visibile e non un puro ideale - ha aggiunto il Segretario di Stato - la Chiesa non si sperimenta attraverso un’appartenenza puramente interiore, ma è realtà esterna, visibile e concreta, che si inserisce attivamente nella storia del mondo. Tuttavia quel corpo, che è la Chiesa, “è il corpo di Cristo”, un corpo vivificato e plasmato dallo Spirito di Cristo, in modo tale che la forma sociale della Chiesa manifesta la presenza di Cristo oggi nel mondo. La parola che la Chiesa annuncia non è sua ma di Cristo. I Sacramenti che la Chiesa celebra non sono suoi ma di Cristo. Per questo chi incontra la Chiesa può, in lei e attraverso di lei, incontrare realmente Cristo, al di là delle manchevolezze e dei limiti che sono inevitabili nelle persone che la compongono».

Pietro Parolin si è poi soffermato anche sulle società incomplete e dannose quando non si considera che «il mondo sta in piedi perché ci sono persone che amano davvero, che portano non solo il peso della propria vita, ma anche il peso della vita degli altri, che rinunciano ai propri successi e onori per lasciare spazio all’affermazione degli altri e al loro bene. Se togliamo tutto questo – prosegue il cardinale - il mondo diventa un inferno; e quando il mondo diventa un inferno, scompare il desiderio stesso di vivere e il desiderio di dare vita ad altri. Per questo il mondo ha bisogno dell’Eucaristia. Non perché essa evidentemente sia l’esclusiva sorgente di amore nel mondo; certamente Dio ha messo la capacità e il desiderio di amare in ogni cuore, e l’esperienza stessa di nascere, di essere accolto da qualcuno diventa un impulso forte che ci spinge ad amare». E citando San Gaetano Catanoso, santo a cui è intitolata la chiesa parrocchiale dove il cardinale ha presieduto la concelebrazione Eucaristica, ha sottolineato  «quanto della sua vita sacerdotale, del suo amore alla povertà, della sua compassione per il prossimo abbia avuto la sua motivazione segreta proprio nell’Eucaristia». Povertà sottolineata anche in  quello che all’altare  «presentiamo e offriamo: “un po’ di pane e un po’ di vino”, qualcosa, quasi niente. Eppure, “questo poco”, messo nelle mani del Signore, compie un miracolo: “questo è il mio corpo che è per voi… è la nuova alleanza nel mio sangue…”. Non possiamo certo restituire a Cristo quello che ci ha dato, ma possiamo restituirlo a coloro che Cristo ama, quindi ai nostri fratelli. Per riconoscenza, dunque, cerchiamo di amare gli altri e di prenderci cura di loro; ed essi, a loro volta, trasmetteranno il medesimo amore ad altri e ad altri ancora, fino a che, finalmente, il dinamismo dell’amore non raggiunga tutti e tutti vi siano coinvolti. Questa è la legge dell’Eucaristia».

Parole importanti e incoraggianti del cardinale Parolin anche con un occhio attento alle afflizioni della terra calabrese. «Questo circolo di amore ci rende ben consapevoli dei problemi, delle difficoltà economiche e sociali, che oggi voi vi trovate a vivere in questa particolare zona della Calabria, che a volte si manifestano nel modo più grave e talvolta più drammatico, anche attraverso il fenomeno delle attività criminose e mafiose e le preoccupanti forme di omertà e di corruzione che esso genera. Tutto questo – ha ribadito il Segretario di Stato - è  esattamente la negazione del messaggio del mistero dell’Eucaristia, perché è egoismo, violenza, sopraffazione, individualismo diabolico. Ci sono contraddizioni laceranti per la società che da tempo aspettano le giuste soluzioni; non c’è dubbio che negli ultimi anni molto si è fatto, ma ancora moltissimo rimane da fare sia attraverso l’intervento dello Stato, sia con la coraggiosa imprenditorialità dell’iniziativa privata, sia con la continua formazione delle coscienze, e da questo punto di vista come comunità cristiana abbiamo una grave responsabilità di educazione, di testimonianza e di annuncio coraggioso del mistero dell’Eucarestia, mistero di amore e di comunione».

E con quella parresia amata dal Santo Padre ha continuato: «Molte sono state le attese deluse; molti, d’altra parte, sono i motivi di speranza per uno sviluppo economico, agricolo, industriale, turistico e commerciale di questa parte importante della Calabria. Infondere fiducia e speranza nelle nuove generazioni è un compito che come Chiesa non possiamo eludere; sarà la nostra missione in questa amata terra. Il Cardinale grato dell’invito ricevuto dal Vescovo Francesco dunque conclude auspicando: «che possiate far convergere tutte le vostre energie di intelligenza e di cuore, che sono tante e così valide, verso l’edificazione di una società migliore, più giusta, più ordinata, più umana, una società degna della tradizione cristiana della vostra terra».

Rivolgendosi alla Vergine Maria  “donna eucaristica”, Parolin ha concluso raccomandando i fedeli della diocesi calabrese che in questi giorni hanno gustato ricchi momenti di riflessione, confronto e preghiera tra Eucarestia celebrata, Eucaristia vissuta e Eucarestia adorata, a guardare Lei e al suo sguardo misericordioso e materno per «celebrare e vivere il mistero eucaristico».

                                                                                                                                                       Nadia Macrì

 
 
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