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venerdì 28 febbraio 2020
 
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Il punto di vista di Giorgia: «Ogni morte per me è una sconfitta».

22/07/2015  Nel 1999 Giorgia Benusiglio, allora 17enne, dopo aver assunto per la prima volta una sola pasticca di ecstasy ha dovuto subire un trapianto di fegato. Con suo padre ha dedicato il resto della sua vita a parlare nelle scuole e negli oratori di uesta vicenda che ha raccontato anche in un libro.

 «Una volta, che vuoi che sia, mica si muore per mezza pasticca» scrive Giorgia Benusiglio sul suo libro testimonianza  Vuoi trasgredire? Non farti! (ed. San Paolo) dove racconta  l'ignoranza e l'incoscienza con cui lei ancora ragazzina ha affrontano il rischio. Oggi sappiamo dalla cronaca che la morte è dietro l'angolo. Come è appena successo al sedicenne Lamberto Lucaccioni, di Città di Castello, che non è più tornato da un week endo con gli amici a Riccione. E' morto all'ospedale Ceccarini per un'overdose, dopo una serata nella nota discoteca di Cocoricò (ora chiusa per 4 mesi per intervento del Prefetto".

Non è morta ma è stata acciuffata per i capelli Giorgia Benusiglio che adesso  ha 33 anni ma ancora ricorda i giorni dopo la serata a Desenzano quando cominciò a provare i sintomi che si sarebbero rivelati quelli di un'epatite tossica fulminante causata dalla droga assunta in discoteca. La sua salvezza  è stato il repentino trapianto di fegato e la sua esperienza potrebbe essere la salvezza di molti ragazzi che ascoltando la sua storia potrebbero decidere di fermarsi prima di ingoiare una sostanza sconosciuta.

Suo padre Mario, oggi scomparso, mentre sua figlia lottava faticosamente per riprendersi ha deciso che sarebbe andato in giro a parlare a tutti i ragazzi in attesa che potesse farlo Giorgia direttamente. 
E così è accaduto nel 2006: «Avevo detto fin dall'inizio che se mi fossi salvata avrei voluto farlo» anche perché a lei nessuno aveva dato le corrette informazioni. Al contrario: «Se avessi saputo che una pasticca, una sola, mi avrebbe potuto danneggiare, non l'avrei mai presa. Invece l'opuscolo del Ministero degli Affari Sociali del tempo era per la riduzione del rischio, mi dava consigli su come assumere le pastiglie nel migliore dei modi, prenderne mezza, bere tanta acqua, non mischiare l'alcol.». E così Giorgia, pur sapendo che si trattava di una droga,  ha pensato che «anche sui pacchetti di sigarette  c'è scritto che il fumo uccide e tutti fumano, se lo faccio una volta o due non succede niente. La prendessi tutta la vita mi danneggerebbe  i neuroni, ma una volta è una cosa sbagliata sì, però finisce lì».

Come sappiamo non è finita lì e lei non si stanca ancora di ripetere la sua lezione cercando di informare ragazzi e genitori e senza scoraggiarsi: «Ogni volta che alla televisione vedo giovani che muoiono per assunzione di ecstasy ne soffro. A volte mi dico: è tutto inutile, perché continuo a farlo? Ogni morte per me è una sconfitta. Penso: ma cavolo ne ho parlato l'altro giorno, perché è successo questo?. Poi mi rendo conto che l'Italia e il mondo sono grandi, i ragazzi sono tanti e io ne ho informato solo un piccolo gruppo, ma ce ne sono moltissimi altri». 
 

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