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sabato 29 gennaio 2022
 
Giornata dei poveri
 
Credere

Noi, gli ultimi amati da Francesco

11/11/2021  Nella casa d’accoglienza dei frati di Assisi abbiamo incontrato Sandro e Marco, due delle 500 persone che il Papa abbraccerà nella Giornata mondiale dei poveri

«La povertà me la sono cercata, avevo tanti di quei soldi, mi sono divertito, ma gli sbagli prima o poi si pagano. È giusto che sia così». Sandro ha 70 anni, un passato tra night, donne e truffe, qualche passaggio per il carcere, un presente alla Casa di prima accoglienza della Caritas di Assisi. Dal 2013 la struttura è dedicata a papa Francesco, che il 4 ottobre di quell’anno, per la prima volta nella città del Poverello, ha voluto pranzare qui, alla mensa dei poveri. «Eravamo a tavola insieme, a un metro di distanza. Mi ha salutato. Sono stato contento», dice Sandro, che dopo otto anni reincontra il Papa a Santa Maria degli Angeli, il 12 novembre, insieme ad altri 500 “poveri”, 300 dalle diocesi umbre, 200 dal resto del mondo.

Tono vivace, nessuna rassegnazione, l’uomo ha trascorso il lockdown con i tre Frati minori francescani che dal 2014 si occupano della struttura, in accordo con la diocesi. «Mi hanno salvato la vita. Grazie a loro sono stato ricoverato e operato d’urgenza». Ostenta sicurezza e buonumore, un velo negli occhi solo quando parla del figlio: «L’ho abbandonato con la madre che era piccolo. “Ti rispetto, ma quando avevo bisogno di te non c’eri”, mi ha detto. Se tornassi indietro, la famiglia non la sfascerei».

IN CAMMINO PER RICOMINCIARE

Dall’altro lato del tavolo un’altra vita, un’altra storia. Marco ha 57 anni, un diploma in musica classica al Conservatorio di Pesaro, un lavoro da magazziniere, perduto quando ormai sei troppo vecchio per rimetterti a cercare qualcosa di stabile, un matrimonio finito senza rancore, «dopo 22 anni si cambia», una casa di proprietà lasciata alla moglie e alla figlia, che continua a vedere: «Studia Giurisprudenza», dice, orgoglioso. Ha dormito in auto, e mai lo avrebbe immaginato, come tanti degli ospiti che sono passati per questa casa rosa a un centinaio di metri dalla stazione di Assisi. Voce pacata, riservato, Marco ha iniziato a lavorare in una cooperativa di servizi. «Non ha ancora uno stipendio sufficiente per vivere in autonomia ma piano piano troveremo una strada», dice padre Emanuele Gelmi, il francescano responsabile di Casa papa Francesco. La piccola comunità di tre Frati minori – padre Stefano Albanesi e padre Stefano Cogoni si occupano della parrocchia di Santa Maria degli Angeli – fa vita comune con gli ospiti. «È stato proprio il Papa, quando è venuto ad Assisi, a chiederci di non dimenticarci dei poveri, a spingerci a occuparci di questa struttura che è sulla strada, accoglie tutti, senza nessuna discriminazione. L’incontro di san Francesco con il lebbroso segna il nostro carisma», dice Emanuele. Non a caso, nel programma della giornata del 12 novembre, i Frati minori hanno chiesto che nel pranzo comunitario, in una grande struttura nella periferia della cittadina, insieme ai volontari siano proprio i Francescani a servire a tavola. 

PRONTA ACCOGLIENZA

  

Ventidue posti prima del Covid, otto in questo momento, la Casa papa Francesco ogni giorno accoglie per la mensa una trentina di persone a pranzo e una quindicina per la cena.  «Siamo una comunità di prima accoglienza, cioè qui si fermano per pochi giorni. Poi gli “ospiti” riprendono la loro strada o sono indirizzati verso strutture con progetti specifici». Dipendenze, minori non accompagnati, persone con problemi psichici, padri separati, donne vittime di violenza, o famiglie rifugiate, per lo più arrivate attraverso i corridoi umanitari, sono solo alcuni dei volti delle povertà che papa Francesco incontrerà. Situazioni che richiedono competenze specifiche per essere accompagnate, per le quali la comunità cristiana, spesso in collaborazione con l’amministrazione cittadina, ha realizzato una rete di strutture ad hoc.

ASSISI, CASA DELLA POVERTÀ

«Il Papa pone un segno, i poveri al centro, fa partire da lì l’architrave della Chiesa», commenta don Tonio dell’Olio, presidente della Pro Civitate Christiana di Assisi, dove vengono accolti un centinaio degli ospiti che per la giornata del 12 e l’incontro con il Papa arrivano dal resto d’Europa. «Questa giornata dei poveri è interessante perché è un’operazione spirituale e culturale, vuole sottolineare che non bisogna confondere povertà con miseria: questo è il luogo in cui la povertà è stata abbracciata, scelta, da Chiara e Francesco. In giro per il mondo, invece, la povertà diventa croce, miseria». È la vocazione di Assisi, che Francesco sottolinea ancora una volta. «Questo Papa è proprio innamorato di san Francesco. I punti nodali delle sue riflessioni sono incentrati sulla spiritualità francescana. C’è un cordone ombelicale, è come se fosse stato generato da questa città. Ama questa spiritualità a tal punto da volerla proporre in maniera generativa non solo alla Chiesa ma al mondo: penso alle due encicliche, Laudato si’ e Fratelli tutti. Ci sono dei tratti che sono più profondi dell’appartenenza religiosa». Assisi è anche la “casa” di The Economy of Francesco, il movimento dei giovani che disegnano prospettive diverse per l’economia e la finanza. Monsignor Domenico Sorrentino, il vescovo della città, racconta che i giovani economisti e attivisti amano ritrovarsi proprio «nella sala della spoliazione, in episcopio, che sorge sopra l’antica piazza di Assisi dove san Francesco si denudò e rinunciò alle sue ricchezze. Diventò padre dei poveri e generatore di una nuova economia». Oggi nel concetto di povertà entra il grande tema della fragilità umana, commenta il vescovo. Considera come la sua diocesi l’Assisi dei 6 milioni di pellegrini all’anno e 1 milione e 200 mila che si fermano anche a pernottare. Per due anni ha visto le strade deserte, nei lunghi mesi della pandemia, e ha conosciuto anche il disagio della povertà materiale, delle Caritas e delle parrocchie «prese d’assalto».

PRENDERSI CURA

  

L’emporio della solidarietà, gestito dalla Caritas e finanziato dall’amministrazione comunale, ha seguito circa 600 nuclei familiari. «Abbiamo 700 attività ricettive, 300 commerciali», dice la sindaca, Stefania Proietti, appena eletta al primo turno per il secondo mandato. «Per la crisi circa 2 mila persone hanno rischiato il posto di lavoro. Siamo riusciti ad avere dei ristori perché Assisi è stata dichiarata città santuario. “Prendersi cura di Assisi e mettere i più fragili al centro” è stato lo slogan del nostro programma». Al Papa, che ritorna ancora una volta nella sua città, la sindaca rilancerà l’invito: «Nel 2026 ci sarà il primo centenario francescano del millennio, preceduto da una serie di appuntamenti importanti. Il Papa ha fatto di Assisi una città-messaggio. E noi vogliamo essere all’altezza, testimoni credibili».

(Foto di Carlo Gianferro)

14 novembre, la giornata dei poveri voluta dal Papa

La Giornata mondiale dei poveri, che quest’anno si celebra il 14 novembre, ha come tema «I poveri li avete sempre con voi» (Mc 14,7). La Giornata, istituita nel 2017, in ogni diocesi viene accompagnata da segni di carità e solidarietà. In preparazione a questo momento, il Papa si reca in forma privata ad Assisi il 12 novembre, dove, nella basilica di Santa Maria degli Angeli, incontra un gruppo di 500 poveri provenienti da diverse parti d’Europa. È la quinta volta di papa Francesco ad Assisi, dopo la visita del 4 ottobre 2013, quella del 4 agosto 2016, quella del 20 settembre dello stesso anno per la Giornata di preghiera e infine del 3 ottobre 2020, per la firma dell’enciclica Fratelli tutti. Caritas italiana e Focsiv promuovono l’sms solidale 45580 per progetti in varie parti del mondo.

 
 
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