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mercoledì 08 luglio 2020
 
a 75 anni dalla Liberazione
 

Giornata mondiale del libro, Il 25 aprile in cinque romanzi

23/04/2020  Ne abbiamo scelti cinque, alcuni scontati altri meno, prima di tutto perché bellissimi e poi perché adatti a rendere l’idea della vita di quegli anni, che la storia racconta necessariamente soltanto dal lato pubblico e che invece la letteratura può raccontare, inventandosi personaggi che hanno radici nella contingenza storica, nelle pieghe del privato e negli stati d’animo, fragilità comprese

Settantacinque anni dalla Liberazione, uno degli Eventi con la maiuscola che hanno segnato, come pochi, la storia del Paese e il suo futuro, oggi presente. Ma anche la storia della letteratura lasciando romanzi memorabili, non solo nello stretto giro di quello che è stato classificato come Neorealismo. Ne abbiamo scelti cinque, alcuni scontati altri meno, prima di tutto perché bellissimi e poi perché adatti a rendere l’idea della vita di quegli anni, che la storia racconta necessariamente soltanto dal lato pubblico e che invece la letteratura può raccontare, inventandosi personaggi che hanno radici nella contingenza storica, dalla prospettiva privata e dagli stati d’animo, fragilità comprese. L’ordine è cronologico di pubblicazione, per non fare torto a nessuno e per evitare l’ingrato compito di fare classifiche improbabili tra opere, di epoche diverse, e che per almeno tre quinti sono già passate alla storia come altissima letteratura.

CON GLI OCCHI DI UN BAMBINO

Il sentiero dei nidi di ragno, 1946, Italo Calvino. Con con Uomini e no di Elio Vittorini sarà considerato il capostipite di un filone che la critica chiamerà appunto neorealismo, senza che ci sia mai stata l’intenzione di chi scriveva di aderire a un movimento, che si consumerà in un breve volgere di anni tra il 25 aprile 1945 e i primi sessanta, e che avrà l’esperienza traumatica della seconda guerra mondiale e la Resistenza al nazifascismo al centro. Le ferite e le euforie della guerra finita e avvertita come vinta ancora freschissime si presterebbero alla retorica della celebrazione e invece Italo Calvino sceglie di raccontare la sua Resistenza di sguincio, attraverso gli occhi di Pin, un bambino che gli psicologi di oggi chiamerebbero "adultizzato", che vive in mezzo a un’umanità sofferente senza suoi coetanei, figlio di una famiglia disastrata, affidato a una sorella che fa la prostituta e che gli bada il poco che può e che sa. Pin sta con i grandi e spesso non li capisce, osserva il mondo che ha attorno con occhi ruvidi e ingenui, origlia discorsi componendo un puzzle di cui si perde troppe tessere. A tratti fa sorridere come quando, sentendo parlare i partigiani si convince che il comitato sia una persona. Quando all’inizio gli chiedono di rubare una pistola a un tedesco Pin la ruba senza sapere bene quello che fa, dare significato al gesto, più interessato all’oggetto e al sentiero dove fanno i nidi di ragni, in cui andrà a nasconderla che al resto. Ogni possibile retorica si infrange nel dialogo serratissimo. Tra quelle parole smozzicate, nelle quali non sembra ci sia mai la percezione di fare la storia, Pin piano diventa grande, come in ogni romanzo di formazione che si rispetti alla fine capisce, tra quei grandi ispidi, qual è quello di cui si può fidare per prendere lo slancio verso l’età adulta.

Il sentiero dei nidi di ragno

"Questo romanzo è il primo che ho scritto; quasi posso dire la prima cosa che ho scritto, se si eccettuano pochi racconti." Il Romanzo su SanPaoloStore.it

I PARTIGIANI ANTIEROICI DI BEPPE FENOGLIO

  

I ventitré giorni della città di Alba, 1952, Beppe Fenoglio. Tra i testi di Fenoglio ci sarebbe l’imbarazzo della scelta: ai più verrà in mente Il partigiano Johnny, il suo titolo più noto e citato, ma uscito postumo con un’operazione editoriale che unisce due parti trovate nei cassetti, troppo lontano dal controllo di un autore che faceva della scrittura un tormento di correzioni: “La più facile delle mie pagine” – scriveva nel diario - esce spensierata da una decina di penosi rifacimenti”. I ventitré giorni invece no, è una raccolta di racconti controllatissima. È Fenoglio come voleva essere. La Resistenza è stata il fatto straordinario della sua vita breve e ordinaria, di uno scrittore di provincia di straordinaria cultura, impiegato in un’azienda vinicola per necessità, vissuto troppo poco per raccogliere il frutto del suo talento letterario, ma il tono dei Ventitré giorni è forse il più antiretorico tra le narrazioni di quel tempo: «Fu la più selvaggia parata della storia moderna: solamente di divise ce n’era per cento carnevali. Fece un’impressione senza pari quel partigiano semplice che passò rivestito dell’uniforme di gala di colonnello d’artiglieria cogli alamari neri e le bande gialle e intorno alla vita il cinturone rossonero dei pompieri col grosso gancio. Sfilarono i badogliani con sulle spalle il fazzoletto azzurro e i garibaldini col fazzoletto rosso e tutti, o quasi, portavano ricamato sul fazzoletto il nome di battaglia. La gente li leggeva come si leggono i numeri sulla schiena dei corridori ciclisti; lesse nomi romantici e formidabili, che andavano da Rolando a Dinamite». Non ha dubbi Fenoglio di stare in quel momento dalla parte giusta della Storia, ma guarda quella sua parte con occhio disincantato, ammettendone assieme al lato edificante quello meno nobile, come succede nel racconto il vecchio Blister, in cui alla fine si vede un vecchio partigiano, che si è macchiato di rapina, morire per mano dei suoi provando a fermare le pallottole con le mani.

I ventitré giorni della città di Alba

"Racconti pieni di fatti, con una evidenza cinematografica, con una penetrazione psicologica tutta oggettiva" - Italo Calvino. Scopri il libro su SanPaoloStore.it

L'UNICO ROMANZO EPICO DI PRIMO LEVI

Se non ora, quando? 1982 Primo Levi. È, se si esclude La chiave a stella, il primo vero romanzo di Primo Levi. Rientrato in Italia sopravvissuto alla deportazione, al termine del lungo viaggio descritto nella Tregua, Levi ebbe a notare che in fondo al treno c’era un gruppo di ebrei dell’est che si autodescrivevano non come prigionieri ma come combattenti. Come usava fare quando ancora era in lager, Levi si prese un appunto e lo lasciò sedimentare per una quindicina di anni. Nel 1982 uscì Se non ora quando? con al centro la vicenda epica, durissima, intensa dell’orologiaio Mendel e dei suoi compagni, un gruppo di partigiani ebrei askenaziti in viaggio dalla Russia verso Israele sorta di terra promessa che non raggiunsero. Se non ora quando? è a tutti gli effetti una storia di Resistenza e non ha nulla della componente autobiografica e memorialistica di Levi. Si tratta di una storia, documentata nello sfondo, ma di pura invenzione, nella quale Levi ha ammesso di aver cercato una risposta a una critica ingenerosa che la sua generazione si è sentita rivolgere spesso dai più giovani soprattutto in Israele: di essersi fatta massacrare senza opporre resistenza. Primo Levi ha frequentemente confutato quell’affermazione, giudicandola doppiamente antistorica: da un lato perché, diceva, una resistenza armata sarebbe stata inverosimile nell’annientamento di Auschwitz; dall’altro perché nell’Europa orientale episodi di resistenza come quello di Mendel e compagni sono effettivamente esistiti.

Se non ora, quando?

Primo Levi racconta le avventure drammatiche e vere di quei partigiani ebrei polacchi e russi che resero colpo su colpo a chi tentò di sterminarli. Scopri il libro su SanPaoloStore.it

LA VIA CRISTIANA ALLA RESISTENZA

  

La messa dell’uomo disarmato di Luisito Bianchi (Sironi, 2003). Un libro spesso di cui però si rimpiange la fine. La straordinaria scrittura di Luisito Bianchi, sacerdote, a lungo cappellano dell’Abbazia benedettina di Viboldone, scomparso nel 2012 tesse un racconto di grandissima intensità ambientato in una cascina della bassa padana, chiamata la Campanella. La Resistenza è al centro del ricchissimo romanzo, innervato da una profonda visione cristiana. La voce narrante è quella di Franco, novizio che lascia il convento e trascorre a casa il periodo tra il 1943 e la fine della guerra. Attraverso il suo sguardo si vivono le storie minuscole scandite dal ritmo della campagna di Toni e della Cecina, dei genitori di Franco e di Franco stesso e la Storia grande incarnata dal fratello medico tornato ferito dalla Russia e diventato partigiano e delle figure nobilissime che gli ruotano intorno: non solo la tempra eroica dell’abate del convento, il passo mazzolariano dell’arcivescovo, e l’idealità di dom Benedetto che si dà alla macchia sulle colline come padre spirituale con in spalla un fucile scarico, ma anche la vividezza di personaggi solo apparentemente minori ma indimenticabili come Stalino e Rondine. Le prime pagine dedicate al rapporto epistolare tra Franco e il padre spirituale volano alte, ad alcuni potranno riuscire ostiche, ma vale davvero la pena di scollinarle per lasciarsi portare via da una storia stupenda.

La messa dell'uomo disarmato

Luisito Bianchi scrive questo romanzo negli anni Settanta, rappresentando con i mezzi della letteratura un'esperienza per lui profonda e cruciale, seppur vissuta in giovanissima età: la Resistenza italiana. Scopri il libro su SanPaoloStore.it

LA STORIA D'ITALIA IN PICCOLO E IN GRANDE, VISTA DA UN GIOVANE AUTORE CONTEMPORANEO

Prima di noi di Giorgio Fontana (Sellerio, 2020) La corposa saga familiare di Giorgio Fontana, che già si era distinto con il Campiello vinto a 33 anni per Morte di un uomo felice, non è strettamente una storia di Resistenza, nel senso che comincia molto prima, con una diserzione dopo Caporetto, e finisce quasi ai giorni nostri tenendo sullo sfondo tutte le vicende, nel bene e nel male, importanti della storia d’Italia. La Resistenza al nazifascismo ne fa parte e dunque c’è, o meglio ci sono quegli anni vissuti, in modi diversamente antieroici, attraverso le vicende di Nadia e dei suoi tre figli: Renzo, Domenico e Gabriele, tra Friuli e Lombardia, compresa Sesto San Giovanni, in quegli anni la Stalingrado d’Italia. Di questo libro, ambizioso e corposo fisicamente, colpiscono la documentazione e la solidità, soprattutto in rapporto alla giovane età di un autore non ancora quarantenne, che osserva anni che per la gran parte non ha vissuto con evidente studio, lucidità ed efficacia narrativa, rendendo nelle sfumature la complessità del reale, in un mondo di provincia in cui non ci sono eroi né modelli, ma le più varie fragilità umane che si trovano dentro la Storia civile sentendone sulla pelle tutte le contraddizioni e le difficoltà.

Prima di noi

Una famiglia del Nord Italia, tra l'inizio di un secolo e l'avvento di un altro, una metamorfosi continua tra esodo e deriva, dalle montagne alla pianura, dal borgo alla periferia, dai campi alle fabbriche. Scopri il libro su SanPaoloStore.it

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