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giovedì 26 novembre 2020
 
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Per Abdelaziz una nuova vita a casa di "nonna" Luciana

20/06/2020  Nonostante la crisi sanitaria, sono ottanta finora le famiglie in tutta Italia che hanno chiesto di aderire al programma di accoglienza dei rifugiati in situazione di vulnerabilità dopo il lockdown promosso dall'associazione Refugees Welcome Italia. Lo rende noto l'associazione in occasione della Giornata mondiale del rifugiato che ricorre il 20 giugno.

Ada accoglie Brice in casa sua a Mola di Bari (foto Refugees Welcome Italia).
Ada accoglie Brice in casa sua a Mola di Bari (foto Refugees Welcome Italia).

(Foto Refugees Welcome Italia: Luciana Pomoli e Abdelaziz Jallow a Roma)

Luciana Pomoli e Abdelaziz Jallow: lei ha 90 anni, vitalità ed energia da vendere, e da più di due decenni gira per le scuole per tramandare ai più giovani le memorie della sua esperienza di staffetta partigiana. Lui di anni ne ha 22, è un giovane rifugiato che arriva dal Gambia. Due vite apparentemente distanti anni luce. Eppure, grazie a Refugees Welcome Italia, si sono incontrate e da alcune settimane vivono sotto lo stesso tetto. Luciana, pensionata e sola, ha aperto ad Aziz (come lo chiama lei abbreviando il nome) le porte della sua casa di Roma, lo ha accolto a braccia aperte, senza remore, senza paura. «La quarantena mi ha fatto capire ancora di più l’importanza di avere una casa, non solo come spazio fisico, ma anche come spazio affettivo», racconta. «Gli ho detto: sei una persona libera, come sono libera io». Per Aziz non è stato subito semplice: quando Refugees Welcome Italia gli ha proposto di andare a vivere in una famiglia lui, confessa, ha avuto paura. «Ma quando ho visto nonna Luciana, ho pensato che questa persona poteva essere compatibile con il mio modo di vivere», racconta Aziz.

Nonna, sì, perché Aziz per Luciana è un po’ come un nipote. «Lui non si deve sentire estraneo, si deve sentire parte integrante della famiglia», osserva Luciana. Nel giro di poche settimane i due hanno costruito un bellissimo rapporto fatto di rispetto, confronto, condivisione e aiuto reciproco. Aziz è uno studente brillante, frequenta l’Istituto tecnico turistico e il suo sogno, dice, è laurearsi. Luciana gli trasmette molti insegnamenti, lei che ha combattuto per la democrazia, sa cosa vuol dire vivere in un Paese autoritario che priva i cittadini delle libertà ed essere costretto a scappare come ha fatto Aziz.

In occasione della Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra ogni anno il 20 giugno, quella di Luciana e Abdelaziz è una delle belle storie di italiani che, nonostante la paura e la preoccupazione per la pandemia del Covid-19, hanno aperto le loro case a giovani rifugiati, con il programma di accoglienza promosso da Refugees Welcome Italia.  L’epidemia ha rappresentato per tutti una grande difficoltà. Per i rifugiati, in situazione già di vulnerabilità, significa maggiore precarietà lavorativa e difficoltà nel trovare un appartamento in affitto. Ottanta famiglia hanno risposto all’appello dell’associazione ed è in corso il processo di valutazione delle candidature e di abbinamento con i rifugiati. Alcune esperienze di accoglienza sono già partite. Come quella di Luciana e Aziz a Roma.

E come quella di Ada e Brice a Mola di Bari. Ada è insegnante di Italiano in una scuola di media, Brice è un 28enne orginario del Camerun, «sarto di professione, parrucchiere per hobby», come si definisce lui. Nel suo Paese aveva un atelier di moda, in Italia ha cercato di darsi da fare nel suo settore frequentando corsi di sartoria, ma si è dedicato anche al giardinaggio. Lorena, 38enne romana, è in attesa di apre la porta di casa sua a Yamen, ingegnere siriano. «È arrivato il Covid», racconta, «e mi sono chiesta se potevo fare qualcosa avendo una camera libera a casa mia, rispetto a prima ho provato un maggiore senso di urgenza. Mi colpiva il fatto che, in questi mesi di quarantena, tante case e hotel avessero degli spazi liberi che sono rimasti inutilizzati nonostante ci fossero persone che avevano bisogno. Il progetto ha subito catturato il mio interesse soprattutto perché sono convinta che la convivenza si un arricchimento, non solo per chi viene ospitato ma anche per chi ospita».

Per candidarsi al programma di accogliena dei rfugiati bisogna iscriversi sul sito dell’associazione (www.refugees-welcome.it). Una volta operata la valutazione, Refugees Welcome Italia procederà con l’abbinamento e seguirà con i suoi facilitatori tutto il processo delle convivenze dal principio alla fine.

La Giornata mondiale del rifugiato è stata istituita il 4 dicembre del 2000 dall’Assembela generale delle Nazioni Unite per ricordare tutti gli uomini, le donne e i bambini nel mondo che sono costretti ad abbandonare le loro case, fuggire dai loro Paesi a causa delle guerre, dell’instabilità, della fame, delle persecuzioni, delle catastrofi naturali e del cambiamento climatico. Paesi come la Siria, lo Yemen, il Venezuela, il Myanmar, il Sud Sudan. La Giornata viene celebrata il 20 giugno per commerare la Convenzione di Ginevra del 1951 sullo status dei rifugiati. Secondi i dati del rapporto Global Trends diffuso dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) nel 2019 sono arrivate alla cifra record di 79,5 milioni - quasi 9 milioni in più rispetto al 2018 - le persone costrette a scappare dalle loro case. Di queste 45,7 milioni sono sfollate all’interno dei loro Paesi, 26 milioni rifugiate. L’80% delle persone in fuga sono accolte in Paesi in via di sviluppo e che patiscono insicurezza alimentare e malnutrizione. 

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