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venerdì 22 ottobre 2021
 
GMG 2014
 

«Giovani non siate idolatri»

06/02/2014  «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli», questo il tema della prossima Giornata mondiale della gioventù. Francesco nel suo messaggio riflette sul significato di povertà e invita i giovani a liberarsi dell'idolatria nei confronti delle «cose» e rivestirsi della vera povertà che, scrive, è «umiltà, consapevolezza dei propri limiti, della propria condizione esistenziale di povertà. Gli anawim si fidano del Signore, sanno di dipendere da Lui»

«Ditemi: voi aspirate davvero alla felicità?». È la domanda che papa Francesco rivolge ai giovani nel messaggio per la prossima Giornata mondiale della Gioventù che sarà celebrata, come ogni anno, a livello diocesano, in preparazione al prossimo incontro mondiale che si terrà nel 2016 a Cracovia, in Polonia.  «In un tempo in cui si è attratti da tante parvenze di felicità, si rischia di accontentarsi di poco, di avere un’idea “in piccolo” della vita. Aspirate invece a cose grandi! Allargate i vostri cuori!», scrive il Papa indicando le beatitudini come metodo per trovare la gioia autentica.

Ma le beatitudini, nota il Pontefice, sono rivoluzionarie, affermano il primato di qualcosa che il mondo d’oggi non solo rifiuta ma raccomanda di evitare accuratamente: «Le Beatitudini di Gesù sono portatrici di una novità rivoluzionaria, di un modello di felicità opposto a quello che di solito viene comunicato dai media, dal pensiero dominante», si legge nel messaggio. «Per la mentalità mondana, è uno scandalo che Dio sia venuto a farsi uno di noi, che sia morto su una croce! Nella logica di questo mondo, coloro che Gesù proclama beati sono considerati “perdenti”, deboli. Sono esaltati invece il successo ad ogni costo, il benessere, l’arroganza del potere, l’affermazione di sé a scapito degli altri».

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli», è il tema di riflessione di quest’anno tratto dal Vangelo di Matteo. Papa Francesco cita San Francesco, Pier Giorgio Frassati, il santo dell’allegrezza, Santa Teresa del Bambin Gesù per spiegare cosa significa la povertà di spirito: «L’aggettivo greco ptochós (povero) non ha un significato soltanto materiale, ma vuol dire “mendicante”», spiega. «Va legato al concetto ebraico di anawim, i “poveri di Iahweh”, che evoca umiltà, consapevolezza dei propri limiti, della propria condizione esistenziale di povertà. Gli anawim si fidano del Signore, sanno di dipendere da Lui».

Ecco il primo compito affidato ai giovani in un mondo dominato dal delirio illusorio che tutto si possa possedere: «Prima di tutto cercate di essere liberi nei confronti delle cose», raccomanda Francesco. «Il Signore ci chiama a uno stile di vita evangelico segnato dalla sobrietà, a non cedere alla cultura del consumo. Si tratta di cercare l’essenzialità, di imparare a spogliarci di tante cose superflue e inutili che ci soffocano. Distacchiamoci dalla brama di avere, dal denaro idolatrato e poi sprecato. Mettiamo Gesù al primo posto. Lui ci può liberare dalle idolatrie che ci rendono schiavi. Fidatevi di Dio, cari giovani! Egli ci conosce, ci ama e non si dimentica mai di noi. Come provvede ai gigli del campo (cfr Mt 6,28), non lascerà che ci manchi nulla! Anche per superare la crisi economica bisogna essere pronti a cambiare stile di vita, a evitare i tanti sprechi. Così come è necessario il coraggio della felicità, ci vuole anche il coraggio della sobrietà».

Poi Francesco raccomanda l’attenzione al prossimo, a chi è bisognoso: «Per vivere questa Beatitudine abbiamo tutti bisogno di conversione per quanto riguarda i poveri. Dobbiamo prenderci cura di loro, essere sensibili alle loro necessità spirituali e materiali. A voi giovani affido in modo particolare il compito di rimettere al centro della cultura umana la solidarietà». Nel messaggio papa Francesco ricorda il grande incontro dello scorso luglio a Rio de Janeiro, «una grande festa della fede e della fraternità!».

E conclude con un pensiero a Maria: «Il Magnificat, il cantico di Maria, povera in spirito, è anche il canto di chi vive le Beatitudini. La gioia del Vangelo sgorga da un cuore povero, che sa esultare e meravigliarsi per le opere di Dio, come il cuore della Vergine, che tutte le generazioni chiamano “beata” (cfr Lc 1,48)».

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