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"Giovani, sognate in grande, sognate sempre, sognate insieme"

07/05/2019  Il Papa incontra i giovani nell'incontro ecumenico e interreligioso e li sprona a non dimenticare i sogni e le radici. Ma non da soli, perché da soli si va verso i miraggi. Attaccati alle proprie radici per non svendere la propria storia in cambio di perline colorate.

Dragan e Marija, cattolico e ortodossa si sono sposati dopo nove anni di convivenza, incoraggiati dalle parole del Papa durante la sua visita a Sarajevo. Liridona Suma è musulmana e sogna un mondo nuovo. «Io penso che noi che crediamo in un Unico Dio Misericordioso possiamo dare la speranza ad un mondo stanco. Sogno un mondo in cui regnano rapporti sinceri e aperti tra i singoli e le comunità, tra i popoli e tra le fedi. Forse sogno troppo?», si chiede, «possiamo lavorare per il bene comune insieme noi giovani musulmani e cristiani?».

E il Papa li incoraggia a continuare a sognare e a seminare la pace. La domanda di Liridona, dice Francesco, è «una domanda molto bella, a cui mi piacerebbe poter rispondere insieme. Per voi, Liridona sogna troppo? Vorrei dirvi: sognare non è mai troppo. Uno dei principali problemi di oggi e di tanti giovani è che hanno perso la capacità di sognare. Né molto né poco, non sognano. E quando una persona non sogna, quando un giovane non sogna questo spazio viene occupato dal lamento e dalla rassegnazione».

Seguono la dea lamentela, «è un inganno. Cosa fa la dea lamentela? Ti fa prendere la strada sbagliata». Invece è importante sognare e sognare con gli altri, «mai contro gli altri». Da soli si rischia di avere dei miraggi, insieme invece si costruiscono i sogni. Improvvisa richiamando lì attenzione su un episodio appena successo: due bambini che, proprio davanti al palco giocavano assieme: «Pochi minuti fa», dice il Papa, «abbiamo visto due bambini che giovavano qui, volevano giovare e giocare insieme, e non sono andati a giocare sullo schermo del computer, volevano giocare sul concreto. Li abbiamo visti, erano felici e contenti perché sognavano a giocare insieme l’uno con l’altro. Avete visto? A un certo punto uno se n’è accorto che era più forte dell’altro, invece che sognare con l’altro ha cominciato a sognare contro l’altro e ha cercato di vincerlo e con la rissa quella gioia si è trasformata in pianto di quello che è rimasto sul pavimento. Avete visto come si può passare dal sognare con l’altro a sognare contro l’altro mai dominare l’altro fare comunità con l’altro, questa è la gioia di andare avanti. È molto importante».

Francesco insiste sul sogno e ripete: «Mai e poi mai si sogna troppo. Provate a pensare ai vostri sogni più grandi, a quelli come il sogno di Liridona – ve lo ricordate? –: dare speranza a un mondo stanco, insieme agli altri, cristiani e musulmani. Senza dubbio è un sogno molto bello. Lei non ha pensato a cose piccole, “rasoterra”, ma ha sognato in grande». Parla del suo sogno e del sogno del suo «amico, il Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb». Anche noi, dice «avevamo un sogno molto simile al tuo che ci ha portato a volerci impegnare e a firmare insieme un documento che dice che la fede deve portare noi credenti a vedere negli altri dei fratelli che dobbiamo sostenere e amare senza lasciarci manipolare da interessi meschini. Noi siamo grandi, non c’è un’età per sognare, ma sognate e sognate in grande!».

Riprende la testimonianza di Bozanka che diceva che ai giovani piace l’avventura. «Sono contento che sia così», sottolinea Bergoglio, «perché è il modo bello di essere giovani: vivere un’avventura, una buona avventura. Il giovane non ha paura di fare della sua vita una buona avventura. E vi chiedo: quale avventura richiede più coraggio di quel sogno che ci ha condiviso Liridona, dare speranza a un mondo stanco? Il mondo è stanco, è invecchiato. Il mondo è diviso e sembra vantaggioso dividerlo e dividerci ancora di più. Ci sono tanti grandi che vogliono dividerci tra noi. State attenti». Il Papa chiede ai giovani di far risuonare le parole del Signore: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio». E chiede: «Quale maggior adrenalina che impegnarsi tutti i giorni, con dedizione, ad essere artigiani di sogni, artigiani di speranza? I sogni ci aiutano a mantenere viva la certezza di sapere che un altro mondo è possibile e che siamo chiamati a coinvolgerci in esso e a farne parte col nostro lavoro, col nostro impegno e la nostra azione».

Poi richiama la bella tradizione del Paese, quella degli artigiani scalpellini «abili nel tagliare la pietra e lavorarla. Ecco, bisogna fare come quegli artisti e diventare bravi scalpellini dei propri sogni. Dobbiamo lavorare sui nostri sogni. Uno scalpellino prende la pietra nelle sue mani e lentamente comincia a darle forma e trasformarla, con applicazione e sforzo, e specialmente con una gran voglia di vedere come quella pietra, per la quale nessuno avrebbe dato nulla, diventa un’opera d’arte».

Sprona a non avere fretta e a non avere paura perché «i sogni più belli si conquistano con speranza, pazienza e impegno, rinunciando alla fretta. Nello stesso tempo, non bisogna bloccarsi per insicurezza, non bisogna avere paura di rischiare e di commettere errori. No, non avere paura. Piuttosto dobbiamo avere paura di vivere paralizzati, come morti viventi, ridotti a soggetti che non vivono perché non vogliono rischiare, e un giovane che non rischia è un morto. Non vogliano rischiare alcuni perché non portano avanti i loro impegni o hanno paura di sbagliare. Senti, anche se sbagli, potrai sempre rialzare la testa e ricominciare, perché nessuno ha il diritto di rubarti la speranza. Non lasciatevi rubare la speranza. Giovani non abbiate paura di diventare artigiani di sogni e artigiani di speranza. D’accordo?».

Li spinge ancora a guardare a Madre Teresa che non poteva immaginare come sarebbe stata la sua vita, «ma non smise di sognare e di darsi da fare per cercare sempre di scoprire il volto del suo grande amore, Gesù, in tutti coloro che stavano al margine della strada. Lei ha sognato in grande e per questo ha anche amato in grande. Aveva i piedi ben piantati qui, nella sua terra, ma non stava con le mani in mano. Voleva essere “una matita nelle mani di Dio”. Ecco il suo sogno artigianale».

Ma non basta sognare, bisogna sognare insieme: «Non permettiamo che ci rubino i sogni, no, state attenti, non priviamoci della novità che il Signore ci vuole regalare. Troverete molti imprevisti, molti…, ma è importante che possiate affrontarli e cercare creativamente come trasformarli in opportunità. Ma mai da soli; nessuno può combattere da solo. Come ci hanno testimoniato Dragan e Marija: “la nostra comunione ci dà la forza per affrontare le sfide della società odierna”. Ecco un bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura. Nessuno può

affrontare la vita in modo isolato, non si può vivere la fede, i sogni senza comunità, solo nel proprio cuore o a casa, chiusi e isolati tra quattro mura, c’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti».

Il Papa parla della sua esperienza, del faccia a faccia che mette davvero in comunicazione. «Siamo entrati nell’era delle connessioni, ma sappiamo poco di comunicazioni. Molto connessi e poco coinvolti gli uni con gli altri. Perché coinvolgersi chiede la vita, esige di esserci e condividere momenti belli... e altri meno belli. Al Sinodo dedicato ai giovani lo scorso anno, abbiamo potuto vivere l’esperienza di incontrarci faccia a faccia, giovani e meno giovani, e ascoltarci, sognare insieme, guardare avanti con speranza e gratitudine».

Incoraggia i giovani a parlare con gli anziani, con i vostri vecchi, «la radice della vostra storia, del vostro popolo, della vostra famiglia».

Racconta l’aneddoto degli indiani ingannati dalle perline colorate, «dimenticando la loro radice prendevano i vetri di colore e davano l’oro, era la novità e davano tutto per questa novità che non valeva niente. Giovani state attenti perché anche oggi ci sono i colonizzatori che ci porteranno i vetri di colore, sono i colonizzatori ideologici e vi inganneranno. Cosa dovete fare? Discernere. Quello che questa persona mi porta è una cosa buona che è in armonia con la storia del mio popolo, o sono vetri di colori. E per non ingannarci è importante parlare con i vecchi che vi diranno le radici del vostro popolo. Parlare con i vecchi per crescere. Imparare la nostra storia per portarla più avanti ancora, parlare con le nostre radici per dare fiori e frutti».

E conclude confessando che dall’inizio della conversazione, la sua attenzione è stata attratta da una donna che aspetta un bimbo e verso la quale non si pensa alle notti insonni, alla fatica, ma «Guardandola si pensa a quel bimbo che è una promessa, guarda avanti, questa donna ha rischiato di portare un bimbo al mondo, guarda avanti, guarda alla storia perché lei si sente con la forza delle radici per portare avanti la vita, la patria, il popolo. Continuiamo con un applauso a tutte le donne coraggiose che portano la storia avanti».

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