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giovedì 13 agosto 2020
 
 

Neet: giovani spenti e senza motivazioni

13/03/2013  Fanno parte di una nuova categoria sociale. Sono i Neet, ragazzi e ragazze che non lavorano e non studiano. Rassegnati, stanchi e delusi da un sistema che non li aiuta.

Non lavorano, non studiano e non sono impegnati in un nessun percorso di formazione professionale. Vagano tra i parchi, gironzolano tra i negozi dei grandi centri commerciali e passano il loro tempo a fare...poco o nulla. Una generazione a rischio, per intenderci. Sono i Neet (dall'inglese Not in Education, Employment or Training), e rappresentano un'ampia fetta di giovani (tra i 15 e i 29 anni) che si definisce stanca, senza desideri e fortemente delusa dall'attuale crisi economica e sociale. 

Un recente rapporto, realizzato dalla Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro e intitolato “Neet: Giovani che non studiano e non lavorano: caratteristiche, costi e risposte politiche in Europa”, analizza le condizioni del mercato del lavoro giovanile in Europa, con particolare riguardo al gruppo dei Neet. Inoltre, valuta in che modo i responsabili politici negli Stati membri hanno cercato di aiutare i giovani a farsi strada nel mondo del lavoro.

Le informazioni contenute nel documento non sono certo incoraggianti. Riprendendo alcuni tra i risultati elaborati dall’Eurostat, il testo fa emergere come nel 2011, in Europa, circa 7,5 milioni di giovani di età compresa tra 15 e 24 anni e altri 6,5 milioni di giovani tra i 25 e i 29 anni erano esclusi dal mondo del lavoro e dell’istruzione. Questi dati corrispondono a un incremento significativo nel tasso dei Neet: nel 2008 questa cifra si attestava all’11% dei giovani di età compresa tra 15 e 24 anni e al 17% di quelli tra i 25 e i 29 anni, mentre nel 2011 era salita rispettivamente a quota 13% e 20%. Tra gli Stati membri si osservano differenze significative: i tassi oscillano da valori inferiori al 7% (in Lussemburgo e nei Paesi Bassi) a valori superiori al 17% (in Bulgaria, Irlanda, Italia e Spagna).

Spulciando tra i dati, ci si accorge che i Neet rappresentano una popolazione molto eterogenea. Il gruppo più esteso coincide con quello dei disoccupati tradizionali. Altri gruppi vulnerabili includono i malati, i disabili e i giovani che accudiscono altri familiari. Dei gruppi "non vulnerabili" fanno parte coloro che scelgono liberamente di prendersi una pausa e le persone che sono impegnate in maniera costruttiva in altre attività, come l’arte, la musica e l’autoapprendimento.

Alcuni giovani sono più esposti di altri al rischio di entrare tra i Neet. Quelli con bassi livelli d’istruzione, per esempio, presentano una probabilità tre volte più elevata di diventarne parte, rispetto a quelli che sono dotati di un’istruzione superiore; mentre i giovani immigrati hanno il 70% in più di probabilità di diventare Neet rispetto ai residenti. I giovani che soffrono di qualche forma di disabilità o di problemi di salute hanno il 40% in più di probabilità di essere inglobati tra i Neet rispetto a quelli in buona salute. Lo stesso contesto familiare riveste un ruolo determinante.

Sembra doveroso precisare che la condizione di Neet comporta gravi conseguenze per l’individuo, la società e l’economia e può tradursi in tutta una serie di svantaggi sociali, quali disaffezione, prospettive professionali precarie, criminalità giovanile e problemi di salute mentale e fisica.

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