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Giovanni Grandi: «Cristiano è chi cerca parole buone»

13/05/2021  Giovanni Grandi sui social e nei libri cerca di far passare qualche idea utile per la convivenza civile: «L’etica pubblica è cura delle persone e quindi sta a cuore ai credenti»

Lasciate perdere il luogo comune del filosofo chiuso in uno studio polveroso, assorto in pensieri astrusi o che parla con linguaggio incomprensibile. Giovanni Grandi, 46 anni, professore di Filosofia morale all’Università degli Studi di Trieste, non è affatto così: è un intellettuale che ha deciso di mettere la sua cultura al servizio della collettività e lo fa in modo brillante ed effi­cace. Oltre alla ricerca e all’insegnamento, scrive libri comprensibili anche ai “non addetti ai lavori” e anima iniziative di formazione come il progetto “parole Ostili”, contro la violenza nei social media. Inoltre è presente in modo intelligente nel mondo virtuale con video su Youtube e post di Facebook e Twitter «per tradurre in parole più semplici possibili teorie a volte di­fficili», tanto che uno dei suoi  figli lo prende in giro: «Sei uno youtuber».

FILOSOFO E YOUTUBER

In effetti il filosofo triestino si è scoperto influencer quando lo scorso giugno ha condiviso via Twitter una curiosa fotografia, un bigliettino scritto con calligrafia da bambino, sul quale si leggeva: «Buongiorno, mi scusi per la pianta l’ho colpita accidentalmente con un pallone da calcio. Ecco 5 euro per il danno». Il post nel giro di poche ore ha raggiunto migliaia di persone, ha raccolto altrettanti “like” e ne hanno parlato pure su giornali e tv. Quel messaggio è una perfetta lezione di comportamento morale. Un ragazzino di 11 anni aveva rotto con una pallonata il vaso che un vicino di casa della famiglia Grandi aveva messo nel cortile comune. Il ragazzo avrebbe potuto far finta di nulla: solo gli amici lo avevano visto e probabilmente nessuno avrebbe fatto la “spia”. E invece aveva deciso di assumersi le proprie responsabilità e ha tentato di rimediare ai danni. «Quando il vicino mi ha mostrato il biglietto mi sono subito detto che l’avrei usato come spunto per il mio prossimo corso di Etica pubblica», racconta Grandi.

COMUNICARE CIÒ CHE È GIUSTO

  

Ma perché il gesto del ragazzo ha colpito tanto il popolo dei social network? «Perché abbiamo visto fare da un bambino ciò che sappiamo essere giusto ma che da adulti ci riesce difficile». Ma, spiega il filosofo, «la domanda importante è: perché ci riesce spontaneo prenderci cura dei beni privati e meno di quelli degli altri e ancor meno di quelli pubblici? Perché la responsabilità ci pare ovvia e doverosa quando la chiediamo agli altri o quando siamo nella posizione delle vittime ma, se è in capo a noi, scopriamo quanto sia faticosa». Avverte il filosofo: «La responsabilità è come un muscolo», si indebolisce perché «ci esercitiamo poco. Quindi bisogna tenersi in allenamento con piccole buone pratiche» e bisogna fare in modo che i «buoni esempi» siano visibili. In fondo, noi esseri umani, agiamo per imitazione: ecco l’importanza della comunicazione.

IMPEGNO DA CREDENTE

Grandi è credente e la passione per il bene comune, la spiritualità del quotidiano, il dialogo con tutti derivano dalla sua formazione cristiana. «Fin da adolescente faccio parte dell’Azione cattolica di Trieste, nella quale sono stato responsabile dell’Acr e, da adulto, presidente diocesano. L’Ac mi ha introdotto alla spiritualità ignaziana e ancora oggi frequento con mia moglie Nicoletta gli Esercizi spirituali delle Comunità di vita cristiana legate ai Gesuiti», racconta. «Inoltre sono molto debitore alla Comunità di Bose, che mi ha introdotto alla tradizione cristiana orientale, e al Centro Aletti dove ho conosciuto padre Marko Rupnik, autore di famosi mosaici, e il cardinale Tomas Spidlík». È da quest’ultimo, spiega Grandi, «che ho compreso l’importanza della comunicazione, della semplicità di linguaggio, del saper porgere le cose…». Altri suoi maestri, conosciuti tramite i testi, «sono Aristotele, Platone, i padri antichi della Chiesa, san Tommaso d’Aquino e gli autori novecenteschi del personalismo cristiano: Emmanuel Mounier e Jacques Maritain». Non a caso, nel libro che ha tratto dall’esperienza del famoso bigliettino (Scusi per la pianta. Nove lezioni di etica pubblica, editore Utet), Grandi insiste sul legame che c’è tra l’agire etico e la spiritualità. «La tradizione spirituale ci insegna che l’ascolto della “voce interiore” ha un impatto forte sulla nostra capacità di atteggiamenti morali. Invece, troppo spesso, scindiamo i comportamenti pubblici dalla fede. Nel mondo cattolico solo negli ultimi anni ci siamo liberati da una visione morale molto legata alla vita sessuale e meno attenta all’etica pubblica. Ma alla gola e alla lussuria ci sono dei limiti fisiologici – dopo un po’ occorre comunque fermarsi – mentre del potere e dei soldi non si è mai sazi. Ora», avverte l’autore, «un cambio di passo ci arriva da papa Francesco, ma va dato atto che anche l’episcopato italiano si è mosso bene sul fronte della pastorale sociale. Però siamo ancora indietro nella ricaduta di tutto ciò nelle parrocchie». C’è molto da fare per educare la comunità cristiana a un’etica nel lavoro, nell’impresa, nella politica, nell’ecologia… E invece, osserva, «la dedizione a ciò che è pubblico è dedizione alle persone. Dovrebbe essere una mentalità tipicamente cristiana».

PAROLE NON OSTILI

  

Un ambito nel quale oggi è particolarmente urgente l’esercizio della responsabilità è quello dell’uso delle parole, in particolare sui mezzi di comunicazione. Per questo Giovanni Grandi è uno dei tre fondatori del progetto “Parole Ostili”, che si concretizza in un manifesto in forma di decalogo (lo pubblichiamo a pagina 14). L’iniziativa ha avuto un enorme successo e migliaia di scuole, istituzioni, aziende, associazioni hanno adottato il manifesto per la formazione delle persone all’uso consapevole dei social. «L’approccio è in prima persona, non è una deontologia», spiega Grandi. «Non dice quali sono gli obblighi e cosa bisogna fare anche se dentro ogni punto c’è un piccolo suggerimento pratico. Ma prima di tutto il manifesto intende aiutare a prendere consapevolezza di un cambiamento culturale». Il messaggio di fondo è che il mondo virtuale è reale e reali sono le persone con cui si interagisce anche tramite internet. E infatti Virtuale è reale. Aver cura delle parole per aver cura delle persone è il titolo di un altro libro che il filosofo triestino ha recentemente pubblicato con le Paoline.

ADULTI, CIOÈ RESPONSABILI

Due parole che tornano continuamente nel libro sull’etica pubblica sono invece «adulto» e «formazione». Come se l’immoralità nei comportamenti pubblici derivasse da una sorta di immaturità collettiva. «È così», ammette Grandi, «diventare adulti significa passare dalla fase della vita in cui siamo stati curati alla fase in cui siamo noi a dover dare. È la stagione del servizio. Invece, siamo in preda a una sorta di adolescenza perenne dove prevale la mentalità del “prendere” e non del sedersi a un tavolo comune per offrire risorse. Si rischia di diventare vecchi senza maturare». È una questione di particolare attualità visti i tempi difficili che stiamo vivendo a causa della pandemia. Si tratta di affrontare il male per far emergere un bene. «Non so davvero se ne usciremo migliori. Ma certamente ciò non avverrà grazie a cambiamenti superficiali. Il cambiamento necessario riguarda noi stessi, il nostro modo di essere in relazione con gli altri. La pandemia ci ha aiutato a sentire che abbiamo bisogno di chi ci sta accanto. Ma ci fermiamo ancora nell’idea che stiamo insieme perché altrimenti non ce la caviamo. E se noi ci salviamo, ci dimentichiamo subito degli altri. Il passo ulteriore è invece una reale fraternità». Lo dice anche papa Francesco.

Il Manifesto della comunicazione non ostile

  

1 VIRTUALE È REALE Dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona.

2 SI È CIÒ CHE SI COMUNICA Le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano.

3 LE PAROLE DANNO FORMA AL PENSIERO Mi prendo tutto il tempo necessario a esprimere al meglio quel che penso.

4 PRIMA DI PARLARE BISOGNA ASCOLTARE Nessuno ha sempre ragione, neanche io. Ascolto con onestà e apertura.

5 LE PAROLE SONO UN PONTE Scelgo le parole per comprendere, farmi capire, avvicinarmi agli altri.

6 LE PAROLE HANNO CONSEGUENZE So che ogni mia parola può avere conseguenze, piccole o grandi.

7 CONDIVIDERE È UNA RESPONSABILITÀ Condivido testi e immagini solo dopo averli letti, valutati, compresi.

8 LE IDEE SI POSSONO DISCUTERE. LE PERSONE SI DEVONO RISPETTARE Non trasformo chi sostiene opinioni che non condivido in un nemico da annientare.

9 GLI INSULTI NON SONO ARGOMENTI Non accetto insulti e aggressività, nemmeno a favore della mia tesi. 10 ANCHE IL SILENZIO COMUNICA Quando la scelta migliore è tacere, taccio.

Non c’è comunicazione senza incontro

S’intitola «Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono il Messaggio del Papa per la 55ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che si celebra il 16 maggio. Nella sua riflessione, Francesco spiega che per comunicare «è necessario uscire dalla comoda presunzione del “già saputo” e mettersi in movimento, andare a vedere, stare con le persone, ascoltarle». La comunicazione, insomma, è prima di tutto un incontro, una curiosità. Sono questi atteggiamenti necessari a tutti per comunicare con gli altri ma particolarmente necessari per chi comunica per professione. E infatti il Papa dice di riconoscere tale attitudine in quei giornalisti e cineoperatori che, «correndo grandi rischi», fanno conoscere all’opinione pubblica «la condizione difficile delle minoranze perseguitate», i «molti soprusi e ingiustizie contro i poveri e contro il creato», le «guerre dimenticate»... Anche per questo, Francesco mette in guardia dalla comunicazione social che ha grandi potenzialità ma pure rischi. «Tutti», conclude il Papa, «siamo responsabili della comunicazione che facciamo, delle informazioni che diamo, del controllo che insieme possiamo esercitare sulle notizie false, smascherandole».

Chi è

  

Età 46 anni

Professione Filosofo

Famiglia Sposato con Nicoletta e papà di tre figli

Fede Spiritualità del quotidiano imparata in Azione cattolica

(Foto Massimo Goina)

 
 
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