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venerdì 13 dicembre 2019
 
GIUBILEO dei clochard
 

Francesco agli emarginati: «Perdono per esserci girati dall'altra parte»

12/11/2016  Di fronte a circa quattromila persone povere e senza dimora, il Papa pronuncia uno dei "mea culpa" più commoventi dell'Anno Santo. Alla fine, i partecipanti pregano con Francesco mettendogli una mano sulla spalla.

In ultimo, gli ultimi. L'Anno Santo si avvia alla conclusione (domenica 13 si chiudono le Porte Sante nelle varie diocesi del mondo, il 20 novembre papa Francesco chiude la Porta Santa di San Pietro, a Roma) con uno degli appuntamenti più voluti e attesi da Jorge Mario Bergoglio: il Giubileo dei clochard, più propriamente il Giubileo delle persone che vivono in situazione di precarietà perché povere, emarginate, per strada. A nome della Chiesa e dei cristiani Francesco ha chiesto perdono agli "invisibili" che a migliaia affollavano l'Aula Paolo VI, provenienti da molti Paesi europei (Francia, Germania, Portogallo, Inghilterra, Spagna, Polonia, Italia).

All’evento, promosso dall’associazione francese Fratello, hanno aderito varie associazioni che assistono le persone in grave situazione di fatica economica e psicologica. Le parole sono state precedute da abbracci e saluti calorosi. Ad aprire l’incontro è stato il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione. Quindi l’intervento di  Etienne Villemain dell’associazione Fratello: «E’ la Chiesa e Cristo stesso che siamo venuti a incontrare», ha detto al Papa, ringraziandolo di ricordarli così spesso. Anche noi, ha aggiunto, desideriamo sperimentare la tenerezza di Dio. E al Papa ha confidato un grande desiderio: quello che si possano organizzare le Giornate mondiali dei poveri.  Christian e Robert, due persone senza dimora, hanno quindi raccontato le loro vite randagie, ringraziando coloro che li hanno aiutati e il Papa perché porta sempre i poveri nel suo cuore.

Infine, Francesco.
Il Papa ha cominciato citando alcune parole sentite in Aula Paolo VI che s'era annotato: «Come esseri umani noi non ci differenziamo dai grandi del mondo. Abbiamo le nostre passioni e i nostri sogni, che cerchiamo di portare avanti a piccoli passi». La passione e il sogno: due parole, ha detto Bergoglio, che possono aiutare. «Non smettete di sognare», ha raccomandato il Papa. «La povertà sta nel cuore del Vangelo. Colui che ha tutto non può sognare! La gente, i semplici sono andati a Gesù perché sognavano che li avrebbe curati, che li avrebbe liberati, che li avrebbe serviti e lo seguirono e Lui li liberava».Una seconda parola: «La vita così è bella». Che significa che la vita si fa bella anche nelle peggiori situazioni, si domanda il Papa, questo significa dignità! La stessa dignità che ha avuto Gesù che è nato povero, che ha vissuto povero:"Io so che molte volte voi avete incontrato gente che voleva sfruttare la vostra povertà ... però so anche che questo sentimento di vedere che la vita è bella, questo sentimento, questa dignità, vi ha salvati dall’essere schiavi. Povero sì, schiavo no! La povertà è nel cuore del Vangelo, per essere vissuta. La schiavitù non è nel Vangelo per essere vissuta, ma per essere liberata!».

Sempre incontriamo persone più povere di noi, ha proseguito Francesco, la capacità di essere solidali è uno dei frutti che ci dà la povertà: «grazie per questo esempio che voi date. Insegnate solidarietà al mondo!». Francesco ha confessato d'essere rimasto colpito nel sentir parlare della pace. La povertà più grande è la guerra, ha spiegato, la guerra che distrugge: «La pace che, per noi cristiani, è iniziata da una stalla, da una famiglia emarginata; la pace che Dio vuole per ciascuno dei suoi figli. E voi, dalla vostra povertà, dalla vostra situazione, potete essere artefici di pace. La guerra si fa tra ricchi, per avere di più, per aver più territorio, più potere, più denaro. Abbiamo bisogno di pace nel mondo! Abbiamo bisogno di pace nella Chiesa; tutte le Chiese hanno bisogno di pace; tutte le religioni hanno bisogno di crescere nella pace.

«Io vi ringrazio per essere venuti qui a visitarmi, ha concluso il Papa, vi chiedo perdono se qualche volta vi ho offesi con le mie parole o per non aver detto le cose che avrei dovuto dire:"Vi chiedo perdono per tutte le volte che noi cristiani davanti ad una persona povera o ad una situazione povera guardiamo dall’altra parte. Il vostro perdono, di uomini e donne della Chiesa, che non vogliono guardare o non lo hanno voluto guardare, è acqua benedetta per noi,  è  pulizia per noi, è aiutarci a tornare a credere che nel cuore del Vangelo c’è la povertà come grande messaggio e che noi – i cattolici, i cristiani, tutti – dobbiamo formare una Chiesa povera per i poveri". Alla fine il Papa in piedi ha recitato un'invocazione al Signore: «Dio, Padre di tutti noi, di ciascuno dei tuoi figli ti chiedo che ci dia forza, che ci dia allegria, che ci insegni a sognare per guardare avanti; che ci insegni ad essere solidali, perché siamo fratelli; e che ci aiuti a difendere la nostra dignità».

Poi Francesco s'è intrattenuto ancora per un momento intenso di preghiera silenziosa, circondato da uomini e donne stretti alla sua persona sulle cui spalle appoggiano le proprie mani.
Un gesto che esprime più delle parole l’amicizia tra il Papa e i poveri.

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