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Giubileo dei malati
 

Giubileo dei malati, Alessandra Amoroso: «lo, il canto, la fede, la sofferenza»

13/06/2016  L'apprezzata cantante, testimonial da anni dell'Unitalsi, è una dei protagonisti dell'evento "Oltre il limite", nei giardini di Castel Sant’Angelo. In questa intervista racconta chi è, in che coosa crede, come affronta la vita e il dolore.

L’imitazione di papa Francesco con il suo accento argentino è perfetta: «Che bella voce che hai!». Solo che dopo aver sentito queste parole, Alessandra Amoroso è riuscita a biascicare solo un «grazie» per poi scoppiare in lacrime per l’emozione. «Che figuraccia che ho fatto!», dice ora la cantante ricordando l’incontro con Bergoglio il 21 giugno 2015, a Torino, in occasione del raduno dei giovani, subito dopo aver cantato l’inno L’amore più grande. 

Un incontro reso possibile dal fatto che dal 2008 Alessandra è testimonial dell’Unitalsi, l’associazione che da oltre un secolo si dedica agli ammalati e in particolare al loro trasporto in pellegrinaggio nei santuari italiani e internazionali. Per lei è un momento d’oro: il suo ultimo album, Vivere a colori, ha conquistato il disco di platino e l’ultimo singolo Comunque andare conta oltre 24 milioni di visualizzazioni su Youtube. In più è reduce da un fortunato tour in America Latina e in autunno tornerà sui palchi d’Italia. Ma quando l’Unitalsi chiama, lei c’è sempre, e così sabato 11 giugno è stata chiamata a cantare a Roma in occasione del Giubileo degli ammalati e delle persone disabili.

Ti sarà capitato spesso di visitare degli ospedali. C’è un incontro che ti è rimasto nel cuore?

«Di fronte al sorriso di un malato terminale, al fatto che sia così contento di vedermi, posso solo ringraziare il Signore e stare zitta. Ogni dispiacere, ogni preoccupazione non ha più senso. È ancora più dura quando faccio visita ai bambini malati di cancro. Loro, che hanno appena scoperto la vita, devono restare lì a combattere, mentre tanta gente cattiva vive fuori tranquilla...».

Segui anche la Onlus “Francesco, un sorriso amico”. Di cosa si occupa?


«Nel 2009, dopo un concerto a Torino, tornata in albergo mi sono messa a leggere le lettere che quella sera avevo ricevuto. Una l’aveva scritta la cugina di Francesco, un bambino che, a causa di una grave malattia, non era in grado di parlare e di muoversi. Così abbiamo creato questa Onlus: chi si iscrive al mio fanclub ottiene una card e una parte dei proventi derivanti dall’iscrizione va a Francesco. Ora ha 11 anni, la sua situazione è sempre difficile anche perché il padre al momento non lavora e molte cure si possono fare solo all’estero. Ma lui non molla».

Cosa va migliorato secondo te  nell’assistenza ai malati?

«Non mi piace generalizzare, ma credo si potrebbe fare di più nel rapporto tra il personale sanitario e i paziente. Se fai il medico o l’infermiere, devi ricordarti prima di tutto che hai di fronte una persona che soffre e che si aspetta di essere trattata con umanità».

L’anno scorso hai subìto un intervento alle corde vocali. Cosa ti ha spaventato di più?

«Perdere la voce, ma non solo per il mio lavoro. Io sono sempre stata una gran chiacchierona e quando dopo dieci giorni di mutismo totale il medico mi ha chiesto di parlare sembravo Paperino.  “Non resterà per sempre così?”,  gli ho chiesto terrorizzata. Per fortuna, tutto è poi tornato a posto».

Anche la fede ti ha aiutata?


«Non penso che Dio vada cercato solo nei momenti di difficoltà. Io da sempre lo sento vicino, come un amico che mi ascolta. Per questo mi piace raccontargli la mia giornata, anche se è andata bene».

È vero che porti un anello legato a Medjugorje?


Alessandra se lo sfila dal dito e lo mostra: all’interno è inciso il Padre Nostro. «Me l’ha regalato sette anni fa una ragazza che, a forza di venire ai miei concerti, per me è diventata come una cugina. Era stata a Medjugorje in un periodo in cui non stava bene e lì ha comprato quest’anello che poi ha deciso di regalarmi. Da allora non me lo tolgo mai».

C’è una figura importante nella tua formazione religiosa?

«Mia nonna Maria che ha appena compiuto 90 anni, 68 dei quali passati con mio nonno. Da bambina passavo tutte le estati con loro: zappavo la terra, toglievo le erbacce e quando andavamo a letto la nonna prendeva il rosario e lo recitava con me».
Prima del successo come cantante, facevi la commessa. Ora quando entri in un negozio cosa pensi?
«Torno subito a essere una commessa. Mi metto a chiacchierare con chi viene a servirmi: “Questa marca la vendevo anch’io...”.  Ad agosto compirò 30 anni e da otto vivo come in un frullatore. Ma dentro sono rimasta sempre la ragazza che sognava il grande amore e di avere dei bambini. E mi ricordo sempre che ero felice anche quando ero solo una commessa». 




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Giubileo dei malati: Alessandra Amoroso, il mio canto oltre il limite
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