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sabato 31 ottobre 2020
 
 

Missionari della misericordia: chi sono e quali peccati possono perdonare

04/02/2016  In occasione del Giubileo, il Papa invia nelle diocesi del mondo questi speciali confessori con il compito di predicare, confessare e assolvere alcuni peccati particolari. Abbiamo chiesto allo studioso don Marco Gasparini di spiegare qual è la loro funzione e il significato spirituale dell’iniziativa di Francesco

don Marco Gasparini
don Marco Gasparini

Il 10 febbraio, Mercoledì delle Ceneri, il Papa invierà nel mondo mille "missionari della misericordia", nominati ad hoc per l’anno giubilare,con il compito di predicar ela Parola di Dio e confessare. Chi sono questi missionari? Quali peccati potranno perdonare? Qual è il significato di questo segno giubilare voluto da papa Francesco?
Lo abbiamo chiesto a don Marco Gasparini, giovane presbitero della diocesi di Vicenza, che ha studiato Diritto Canonico presso la Facoltà di Diritto Canonico San Pio X di Venezia dove ha conseguito la licenza, nel giugno 2013, con una tesi sui doveri del confessore nel Codice di Diritto Canonico. Nel dicembre scorso ha conseguito il dottorato di ricerca con una discussione sulla figura del Canonico Penitenziere nell’esercizio del sacramento della penitenza.

Chi sono i missionari della misericordia?
«Il significato queste figure, che sono tutti sacerdoti, lo dobbiamo rintracciare nelle parole del Santo Padre. Proprio lui, sabato 11 aprile 2015, nell’omelia ai Primi Vespri della Seconda Domenica di Pasqua nella basilica di San Pietro, espresse così il motivo di indire un Giubileo Straordinario: “Una domanda è presente nel cuore di tanti: perché oggi un Giubileo della Misericordia? Perché la Chiesa, in questo momento di grandi cambiamenti epocali, è chiamata a offrire più fortemente i segni della presenza e della vicinanza di Dio”. I missionari della misericordia, allora, sono un segno che dice la presenza di Dio che accompagna il cammino dell’uomo e che si avvicina, in particolare all’uomo ferito dal male, per sostenerne la fatica del viaggio della vita. L’idea del Pontefice, comunque, richiama quella “Chiesa in uscita” che dice il desiderio del Santo Padre (desiderio che diventa compito di tutti i fedeli battezzati) di andare incontro all’uomo sofferente per portare la pace, il sollievo, la riconciliazione che derivano dalla fede in Gesù Cristo. Se, specialmente nel passato, alcuni pellegrini si recavano a Roma, inviati dai propri vescovi, per essere assolti dai “peccati più gravi” presso i penitenzieri papali, ora sono questi ultimi a muoversi e ad andare incontro ai penitenti, invitati alla riconciliazione».

Quali peccati potranno perdonare?
«La Bolla di indizione dell’Anno Santo, al n. 18, si esprime così circa il compito di questi missionari della misericordia: “Saranno sacerdoti a cui darò l’autorità di perdonare anche i peccati che sono riservati alla Sede Apostolica”. L’espressione “peccati riservati” è di per sé imprecisa dal punto di vista canonico. Dopo l’entrata in vigore del Codice di Diritto Canonico del 1983, infatti, non esiste più la riserva sui peccati (remissibili o dal vescovo diocesano o dalla Sede Apostolica) ma sui delitti. Il Codice, in questo modo, ha preferito tralasciare le categorie morali, per mantenere una stretta competenza giuridica. Il delitto, pur restando un peccato grave, ha una propria qualificazione giuridica in forza di una legge che ne prevede una pena annessa. A partire dalla domanda sul perché non ogni — ma tutti in generale — confessore è abile a rimettere la pena per un delitto, possiamo rispondere che la sollecitudine materna della Chiesa sa bene che — in forma generica, mutuando un’immagine medica per quanto concerne il peccato — non ogni malattia si cura con la stessa terapia e lo stesso terapeuta. Per malattie diverse ci sono medicine e medici diversi, non tutto viene curato alla stessa maniera; da parte dell’autorità competente, a peccati diversi non si possono dare sanzioni uguali, perché ciò urterebbe contro la giustizia. La stessa cosa vale per la remissione dei peccati. Tutti i confessori possono perdonare i peccati, ma non tutti i confessori possono assolvere dalle scomuniche o da altre sanzioni. Per questo la Chiesa dispone che alcuni delitti — i quali lacerano nel profondo la compagine ecclesiale quando si riferiscono in primo luogo ai sacramenti — vengano sanati da un confessore particolarmente qualificato ed esperto nell’esercizio del sacramento della penitenza, qualora essi, però, non siano oggetto di trattazione in un processo di foro esterno. Questo compito — in definitiva — corrisponde nel rimedio alla stessa natura della censura che è una pena caratterizzata da una dimensione medicinale, paragonabile, quindi, allo stesso rimedio sacramentale».

Quali sono i peccati che non possono essere assolti neppure dal vescovo e per i quali si deve ricorrere direttamente al Papa?
«“Ricorrere direttamente al Papa” è un’espressione infelice, anche se possibile. Risulta quanto mai difficile potersi accostare al Pontefice per essere assolti da una pena canonica. Le pene più gravi, difatti, sono riservate alla Sede Apostolica che sebbene chiami in causa pure la figura del Romano Pontefice, non coincide con esso. Il Papa, difatti, si avvale, per il governo della Chiesa universale, di alcuni aiuti. Per quanto concerne la materia penale, competenti sono la Congregazione per la Dottrina della Fede, se il delitto riguarda il foro esterno — cioè è notorio alla collettività — oppure la Penitenzieria Apostolica, se il delitto rimane nell’alveo del foro interno ed è a conoscenza solo del reo e del confessore».

Questi peccati durante il Giubileo potranno essere condonati dai missionari?
«Proprio in forza dell’inesattezza dell’espressione, dobbiamo supporre che con la dizione “peccati riservati alla Sede Apostolica” ci si voglia riferire ai “delitti riservati”. Questi, secondo la novella della Congregazione per la Dottrina della Fede del 2010, sono — oltre a quelli stabiliti dal Codice di Diritto Canonico che riguardano la violenza fisica contro il Romano Pontefice e l’ordinazione di un vescovo senza il mandato del Papa — molti. Cinque riguardano l’Eucaristia: la profanazione delle Specie Eucaristiche, l’attentata celebrazione della Messa da parte di un soggetto incapace o la sua simulazione, la concelebrazione con ministri acattolici che non sono sacerdoti e la consacrazione, per un fine sacrilego, di una o di entrambe le Specie Eucaristiche nella Messa o fuori della Messa. Ben sette riguardano il sacramento della Penitenza: l’assoluzione del complice nel peccato contro il VI comandamento, l’attentata assoluzione della confessione o l’ascolto vietato di essa, la simulazione della confessione sacramentale, la sollecitazione nella confessione al peccato contro il VI comandamento con il confessore, la violazione del sigillo sacramentale, la captazione e la divulgazione del contenuto della confessione tramite strumenti di registrazione. Sono riservati, poi, l’attentata ordinazione di una donna e, pure, il delitto di abuso sessuale di un chierico con un minore o un minorato e l’acquisizione, la detenzione e la divulgazione di materiale pornografico che riguarda i minori di 14 anni a fine di libidine».

I missionari potranno perdonare anche il peccato di aborto e togliere la relativa scomunica?
«Certamente, ma non solo loro. Il Papa – limitatamente all’Anno Straordinario della Misericordia – ha esteso questa facoltà a tutti i sacerdoti della Chiesa cattolica». In che cosa consiste questa scomunica? Colpisce solo le donne che hanno abortito o anche chi coopera all’aborto? «Secondo il can. 1398 il delitto di aborto (purché sia procurato e con effetto ottenuto) è punito con la scomunica latae sententiae. La pena, quindi, vincola immediatamente compiuto l’atto; e gli effetti principali sono il divieto di ricevere i sacramenti e di esercitare funzioni in uffici o ministeri o incarichi ecclesiastici qualsiasi. Per quanto riguarda il reo, la pena ricade sulla donna che, pur sapendo della malvagità dell’atto e delle sue ricadute penali, vuole abortire e raggiunge il suo scopo. Nella scomunica, però, ricadono anche i complici, resisi necessari a porre in atto materialmente l’aborto, per il canone1329 §2. Tra questi possiamo individuare il medico abortista, esecutore materiale del misfatto, e coloro i quali lo coadiuvano in modo immediato e direttamente rivolti all’operazione stessa».

Attualmente chi ha la facoltà di perdonare il peccato di aborto?
«La remissione della scomunica per il delitto di aborto procurato con effetto ottenuto ricade sotto la competenza dell’Ordinario, verso i propri sudditi, e qualunque vescovo, sempre nell’atto della confessione sacramentale. In ogni diocesi, poi, dovrebbe esserci la figura del Canonico Penitenziere, al quale è deputata la competenza per questo e per altri delitti canonici».

Qual è il significato spirituale dell’iniziativa del Papa di inviare questi “speciali” confessori?

«Ho cercato di esprimerlo rispondendo alla prima domanda, illuminando la figura dei missionari della misericordia. Essi sono un segno giubilare, un segno della gioia del Padre per la conversione dei suoi figli. L’intero evento Giubilare, secondo la Misericordiae vultus, è un dono per «vivere nella vita di ogni giorno la misericordia che da sempre il Padre estende verso di noi. Lui non si stanca mai di spalancare la porta del suo cuore per ripetere che ci ama e vuole condividere con noi la sua vita». I missionari — come tutti i confessori — attraverso il loro ministero esprimeranno proprio questa “casa piena di porte aperte”, per usare un’espressione di Von Balthasar, che è Dio stesso».

La facoltà di perdonare alcuni peccati particolarmente gravi è concessa ai missionari solo per l’anno giubilare o il Papa potrà estenderla anche dopo l’Anno Santo o renderla permanente?

«Di per sé il Papa, in qualità di Legislatore Supremo, è super canones ed è limitato solamente dal diritto divino; quindi ha la libertà di estendere la facoltà data a questi missionari non solo per il periodo quaresimale — come affermato nella Bolla — ma di estenderla pure anche ad altri soggetti, purché abili a farlo. E pure a renderla permanente. Evidenziamo che in alcune diocesi, il vescovo diocesano concede la facoltà di rimettere la scomunica relativa al delitto di aborto procurato con effetto ottenuto a tutti i presbiteri diocesani, limitatamente o meno ad alcuni periodi dell’anno liturgico».

Perché il Papa ha deciso che le assoluzioni sacramentali amministrate dai preti lefebvriani sono valide anche se non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica?

«Anche questo gesto va compreso alla luce di ciò che — sin da subito — ha iniziato a brillare con il pontificato di papa Francesco, e cioè la volontà che la Chiesa sia unita e accogliente. La facoltà concessa ai sacerdoti della Fraternità Sacerdotale di San Pio X è un altro segno che dice l’universalità del perdono concesso da Dio».

 
 
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