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giovedì 20 gennaio 2022
 
 

Giudici zelanti: sempre per il bene?

10/04/2014 

Lascia davvero disorientati l’ordinanza del Giudice del Tribunale di Grosseto, che impone di inserire nei registri anagrafici del Comune di Grosseto il riconoscimento di un matrimonio celebrato a New York tra persone dello stesso sesso. Un primo paradosso: il tema è ampiamente dibattuto e controverso nel Paese, la politica sta lavorando da anni sul nodo, molte associazioni da anni sono impegnate (a favore o contro), l’accusa rivolta da tanti al nostro Paese è di avere norme sulla famiglia troppo arretrate in merito, e in questa ordinanza si afferma addirittura che nel nostro codice civile “non è individuabile alcun riferimento al sesso in relazione alle condizioni necessarie per contrarre matrimonio”.



Ma allora che problema c’è? Perché non ci si può sposare già oggi, nel nostro Paese, tra persone dello stesso sesso, se nel nostro codice civile la differenza sessuale non è “condizione necessaria per contrarre matrimonio” (parole del giudice, non mie…)? Allora la stessa Corte Costituzionale, con la famosa sentenza n. 138/2010, spesso citata a sproposito, ha sbagliato, quando ha detto che ad oggi non è possibile il matrimonio tra persone dello stesso sesso perché “l’intera disciplina dell’istituto, contenuta nel codice civile e nella legislazione speciale, postula la diversità di sesso dei coniugi, nel quadro di una consolidata ed ultramillenaria nozione di matrimonio”. E ha anche dichiarato che “la rara giurisprudenza di legittimità, che si è occupata della questione, ha considerato la diversità di sesso dei coniugi tra i requisiti minimi indispensabili per ravvisare l’esistenza del matrimonio”.

Chi sbaglia nell’interpretare la legge: il giudice di Grosseto o la Suprema Corte?   Davvero qualcuno sostiene che il nostro codice civile – che parla spessissimo di “marito-moglie/ padre-madre” - non ha in mente e non presuppone esplicitamente la differenza sessuale, quando parla di matrimonio e famiglia? Che l’ideologia sia presente nel dibattito pubblico ci sta anche: ma che l’ideologia determini le sentenze dei Tribunali, questo ci pare davvero grave. Ed è grave che si metta mano a valori così fondativi dell’umano e del sociale - come l’identità sessuale, l’identità del matrimonio, i fondamenti della famiglia – per colpi di mano in aule giudiziarie, per poi imporre ad altre parti della pubblica amministrazione valutazioni e giudizi che meriterebbero ben altro percorso e dibattito. Regolare – per via legislativa, non giudiziaria - in qualche modo diritti e doveri delle persone nelle unioni civili è certamente possibile e su alcune circostanze anche necessario: ma travolgere con singole sentenze l’identità della famiglia come società naturale – quella dell’art. 29 della Costituzione, per intenderci – non può certo essere accettato.

 
 
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