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sabato 28 maggio 2022
 
GIUSTZIA
 

Armando Spataro: «Non è una riforma che aiuta ladri e mafiosi»

04/08/2021  Cosa cambia con le nuove norme volute dal Governo Draghi. «Basta con i muri, ora servono coraggio e fiducia», afferma il magistrato a lungo in trincea contro il terrorismo e i clan in un edtoriale che Famiglia Cristiana pubblica nel numero da domani in edicola

Armando Spataro, 72 anni. Tutte le foto di questo servizio sono dell'agenzia Ansa.
Armando Spataro, 72 anni. Tutte le foto di questo servizio sono dell'agenzia Ansa.

«È gravemente sbagliato parlare di una riforma che nasce per favorire ladri, corrotti e criminali, ed è inaccettabile affermare che solo il blocco della prescrizione garantirebbe il giusto processo». Così Il magistrato e giurista Armando Spataro interviene nel dibattito sulla riforma della Giustizia con un intervento che Famiglia Cristiana pubblica nel numero da domani in edicola. Proprio il blocco della prescrizione, secondo l'ex Procuratore aggiunto di Milano ed ex Procuratore capo di Torino «sia pure dopo la sentenza di primo grado, determinerebbe un imprevedibile allungamento dei tempi dei processi nei gradi successivi, con compromissione dei diritti di tutti i cittadini che a qualsiasi titolo, imputati e parti offese, ne siano protagonisti. Né si può dimenticare che la ragionevole durata dei processi è diritto imposto dalla nostra Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo».

«Non è neppure accettabile», aggiunge Armando Spataro, «una generalizzata affermazione secondo cui i processi per mafia, terrorismo e per altri reati complessi andrebbero al macero (inclusi alcuni delicati già in corso) per impossibilità di rispettare i termini di improcedibilità previsti. I rischi certamente esistono ma, al di là delle possibili previste proroghe dei termini, i dibattimenti per questi e altri reati sono notoriamente lunghi e complessi soprattutto in primo grado e non in grado di appello. Ne è prova la circostanza che oltre i due terzi di tutte le Corti d'Appello italiane già rispettano i tempi previsti dalla riforma, e ciò a prescindere dalle numerose misure che essa pure prevede e che consentiranno maggiore rapidità a tutti gli uffici giudiziari, in presenza di capacità organizzative e di selezione delle priorità».

«È arrivato il momento - conclude - di attendere con rispetto l'esito del dibattito parlamentare: i magistrati critici, insieme con gli avvocati, proiettino la loro attenzione sul futuro con fiducia e coraggio, con la certezza che la ragionevole durata dei processi è garanzia di credibilità della giustizia».

 

 

 
 
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