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mercoledì 23 settembre 2020
 
 

Gli aiuti del G8? Un brutto bluff

25/05/2011  Trucchi contabili e cifre gonfiate: il G8 di Deauville, in Francia, programmato per il 26 e 27 maggio, è messo sotto accusa dal mondo del volontariato internazionale.

Non solo Internet. Mentre la Francia, Paese ospitante, sottolinea la novità di questo G8, ovvero il ruolo, i protagonisti e lo spessore economico del web, la società civile richiama l’attenzione sul problema di sempre: gli aiuti per strappare alla miseria le zone più sottosviluppate del pianeta. Ed ecco comparire trucchi contabili e cifre gonfiate.  Il sinedrio del mondo, convocato a Deauville, in Normandia, il 26 e il 27 maggio, miete dure critiche.

I più importanti network del non profit e del volontariato internazionale (Concord,  Associazione delle Ong italiane, Cini, Link 2007) in vista dell’appuntamento degli otto Grandi hanno diffuso il Rapporto Aidwatch 2011, che analizza l’aiuto pubblico allo sviluppo degli Stati membri dell’Unione Europea e dei principali Paesi industrializzati rispetto agli impegni presi con gli Obiettivi del millennio per ridurre la fame e la povertà nel pianeta. Un’analisi con risultati sconfortanti. Il rapporto Aidwatch, intitolato significativamente Sfida all’aiuto-egoista: allenare l’aiuto europeo alla lotta contro la povertà sostiene, in sintesi che «nel 2010 gli Stati membri della Ue hanno rendicontato 5,1 miliardi di euro di aiuto gonfiato». Insomma, “contabilità creativa”, per parafrasare una nota espressione del ministro Tremonti. Un dato tanto più deludente se si pensa che, per l’appuntamento di Deauville, il padrone di casa Sarkozy ha indicato fra i temi prioritari del meeting lo sviluppo sostenibile, il sostegno della «primavera araba della democrazia» e una più forte partnership con l’Africa, in vista dello sviluppo del Continente.

Questi 5,1 miliardi frutto di alchimie di bilancio – insiste il Rapporto – corrispondono «a quasi il 10 per cento degli aiuti complessivi forniti ai Paesi partner nel 2010». Come hanno fatto? Il documento lo spiega: «Due miliardi e mezzo di euro corrispondono alla cancellazione del debito, all’incirca 1,6 miliardi di euro per borse di studio e 1,1 miliardi di euro sono stati spesi nei Paesi europei per i rifugiati». Tutte cose che, a rigor di logica, non sono "aiuto pubblico allo sviluppo".

Sempre secondo il Rapporto, l’Unione europea resta il maggior donatore al mondo, ma nel 2010, solo nove Paesi su 27 hanno raggiunto gli obiettivi di cooperazione internazionale che si erano posti. Non solo. Anche quando lo si fa, «l’aiuto allo sviluppo è sempre più dettato dall’agenda della politica interna, dall’immigrazione e dagli interessi commerciali». E non dall’urgenza di ridurre la povertà, la fame, la mortalità, le malattie nei Paesi poveri. I dati del Rapporto, peraltro, non sono contestabili: non provengono dalle stesse associazioni e Ong ma dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo europei). Si tratta di quelli pubblicati in aprile scorso, secondo i quali l’aiuto complessivo dei Paesi UE ammonta a poco meno di 55 miliardi di euro (lo 0,43 per cento del Pil), ben lontano dall’obiettivo sottoscritto nel 2010 di raggiungere i 70 miliardi di euro.

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