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sabato 02 luglio 2022
 
geopolitica
 

"Gli Emirati? Sono strategici e non solo per il petrolio"

18/05/2022  Capi di stato e di governo sono arrivati negli Emirati Arabi Uniti per rendere omaggio alla sceicco Khalifa Bin Zayed Al Nahyan (morto venerdì 13 maggio) e per complimentarsi con Mohammed Bin Zayed, noto come "MBZ", eletto come nuovo leader dello Stato del Golfo. Giovanni Bozzetti spiega la centralità di questo Paese di 10 milioni di abitanti

In questi giorni Abu Dhabi è diventata il centro del mondo. Capi di stato e di governo sono arrivati negli Emirati Arabi Uniti per rendere omaggio alla sceicco Khalifa Bin Zayed Al Nahyan (morto venerdì 13 maggio a l'età di 73 anni) e per complimentarsi con Mohammed Bin Zayed, noto come "MBZ",  eletto dal Consiglio Supremo della Federazione degli Emirati come nuovo leader dello Stato del Golfo. Ad Abu Dhabi sono volati Sergio Mattarella ed Emmanuel Macron, Boris Johnson e il re di Spagna Felipe, il presidente tedesco Steinmeier e quello turco Erdogan. Di altissimo livello la delegazione degli Stati Uniti, guidata dalla vicepresidente Kamala Harris, accompagnata dai ministri di esteri e difesa e dal capo della CIA. 

Questo affluire di personalità verso gli Emirati Arabi Uniti conferma la centralità che il piccolo Paese del Golfo (10 milioni di abitanti) ha conquistato in mezzo secolo di storia (la fondazione risale al dicembre del 1971).

Chi conosce bene il Paese è Giovanni Bozzetti, già  assessore al Comune di Milano e alla Regione Lombardia, docente all’Università Cattolica di Turismo Culturale e sviluppo del territorio, autore del volume “Emirati: nulla è impossibile. Guida al nuovo centro mondiale del business” (Mondadori) 

Gli Emirati come sono riusciti a conquistare questa centralità nel relazioni internazionali?

“La parola chiave è il rispetto. Rispetto  nei confronti di chiunque, indipendentemente  dalla provenienza geografica , dalla religione e dalla razza. Gli emiratini sono  sempre stati equidistanti da chiunque e hanno sempre rispettato tutti. Questo è insito nel loro Dna, che parte dal deserto. Quando gli abitanti delle oasi vedevano i viandanti, li accoglievano  nel loro accampamento o tenda come se fossero gli ospiti di maggior riguardo egli davano il meglio di quello che avevano. Poi questa terra da sempre è stato un crocevia di interscambi commerciali e questo li ha portati ad avere ottimi rapporti com chiunque. Questo lo abbiamo visto anche negli ultimi tempo con dei passaggi storici molto importanti, innanzitutto gli Accordi di Abramo con Israele e la prossima realizzazione ad Abu Dhabi di un luogo in cui si saranno affiancate una chiesa cristiana, una moschea e una sinagoga”. 

Quindi non conta solo la ricchezza petrolifera degli Emirati?

“No, paesi ricchi di petrolio ce ne sono molti, ma non hanno avuto lo sviluppo degli Emirati Arabi Uniti. Pensiamo alla Libia, all’Iraq e al Venezuela. Gli emiratini hanno il petrolio, ma anche una saggia leadership che ha portato il Paese a diventare non solo un nuovo centro mondiale del business, ma anche anche centro mondiale delle relazioni geopolitiche”. 

Quanto aiuta la posizione strategica degli Emirati?

“Moltissimo. Gli Emirati sono molto vicini a molti paesi africani e hanno intensi scambi commerciali con il Sud Est asiatico e le ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale. Con 3 ore di volo si raggiunge un terzo della popolazione mondiale, con 7 ore di volo due terzi della popolazione mondiale. Questo è un indubbio  vantaggio logistico raggiunto anche grazie alla mossa strategica di puntare sullo sviluppo delle due compagnie aeree Emirates ed Etihad, diventate  due grandi leve di marketing territoriale con le quali gli emiratini riescono a connettere tutto il mondo”.

Come sono i rapporti con l’Italia?

“Sono molto intensi a livello di imprese, anche perché gli Emirati si fondano economicamente sul pilastro delle piccole e medie imprese a gestione familiare, mentre il pilastro sociale per entrambi i Paesi è la famiglia. I  rapporti sono in crescita e a marzo ho portato nel Paese una delegazione di 40 imprenditori dell’Ucid, l’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti. Abbiamo incontrato due ministri e abbiamo visto una grande apertura degli Emirati verso questi imprenditori. I rapporti diplomatici  hanno conosciuto fasi alterne, ma  la visita del Presidente Mattarella ha certamente migliorato i rapporti sotto il profilo diplomatico  e può innestare un nuovo volano di sviluppo per il partenariato fra i due Paesi”.

 
 
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