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sabato 25 maggio 2024
 
Manipolazioni genetiche
 

L'assalto dei cinesi all'embrione

24/04/2015  In Cina alcuni scienziati hanno modificato il Dna di un embrione umano. Con un esperimento che ha avuto dubbi risultati. Secondo il bioeticista Francesco D'Agostino ci troviamo di fronte a rischi incalcolabili, scientifici ed etici. Primo tra tutti l'eugenetica.

Per la prima volta un embrione umano è stato modificato geneticamente per tentare di correggere un gene che provoca una malattia rara. E’ avvenuto in Cina (in seguito agli studi dei ricercatori cinesi della Sun Yat-sen University di Guangzhou) e il risultato è stato pubblicato dalla rivista Protein and Cell, dopo essere stato rifiutato da Science e Nature per motivi etici. Tra l’altro il tentativo è riuscito solo in parte. Infatti il gruppo di studiosi ha utilizzati 86 embrioni in sovrannumero ottenuti da un centro di fecondazione assistita. Di questi ne sono sopravvissuti 71 e solo in una piccola percentuale è stata ottenuta la modifica voluta, mentre diversi altri hanno riportato modifiche indesiderate. Ne parliamo con Francesco D’Agostino, giurista, docente di filosofo del diritto e per molti anni Presidente del Comitato nazionale per la bioetica, di cui è stato uno dei fondatori.

«Siamo alle frontiere della ricerca e della prassi genetica. I cinesi stanno cercando di intervenire non solo sul patrimonio genetico dell’embrione, ma anche su quella parte del patrimonio genetico che comunque verrebbe trasmessa ai discendenti di quell’embrione ove gli fosse concesso di nascere di arrivare a un’età procreativa e di procreare. Il progetto ha anche come obiettivo quello di modificare la linea germinale di quella autentica persona umana che è l’embrione».

- Si potrebbero quindi modificare i caratteri fisici di un individuo?


«Non solo. Prima di tutto con questo intervento si può cercare di modificare il genoma in maniera minimale cercando di alterare le caratteristiche individuali di quella singola persona. Ma si può anche cercare di intervenire sul genoma in maniera massimale cercando di alterare anche quelle caratteristiche genetiche che in linea di principio vengono trasmesse alla discendenza. Intervenire, cioè, su tutta la linea germinale che dipende da quella persona. I cinesi stanno cercando di realizzare questo risultato massimale di ingegneria genetica».

- Quali sono le implicazioni scientifiche?

 «E’ chiaro che l’indicazione scientifica che viene propagandata è quella terapeutica che naturalmente ha un grande valore etico. Sappiamo infatti che molte patologie dipendono da alterazioni del genoma. Di conseguenza se si riesce a curare l'alterazione con questa che è comunemente chiamata “terapia genica” otteniamo due risultati: curiamo il singolo individuo che ha l’alterazione ma evitiamo che tale alterazione patologica venga trasmessa ai suoi discendenti. Questa prima indicazione terapeutica sembra a primo avviso assolutamente condivisibile».

- Ma perché non lo è?

 «Il problema si presenta se queste mutazioni, sia pure fatte a fin di bene a scopo terapeutico, producono aspetti secondari negativi che sono ampiamente imprevedibili. Con l’intervento minimale tali effetti si riverberano solo sulla persona sulla quale si interviene. Ma se si fa l’intervento massimale e si altera la linea germinale, la negatività dell’intervento si trasmette a tutti i discendenti. Quindi l’enorme rischio è alterare la discendenza umana a seguito di esperimenti malfatti o prematuri o troppo rischiosi e trovarci di fronte al fatto che tutti i discendenti di quella persona potrebbero soffrire di questi errori scientifici. Il che è un problema immenso».

E per quanto riguarda le implicazioni etiche?

 «C’è stata una prima posizione bioetica delle comunità dei genetisti attraverso le loro associazioni scientifiche che si può così riassumere: “prudenza, prudenza, prudenza”. Ci troviamo di fronte a buone intenzioni ma a rischi incalcolabili. Questa è una valutazione da tenere in gran conto e riguarda non solo la genetica ma molte diverse dimensioni della medicina. Pensiamo alla batteriologia. Se uno scienziato commette degli errori può favorire delle epidemie che potrebbero avere un rischio sociale immenso. Quindi in certi ambiti della medicina la prudenza è il primo valore etico. Poi c’è un secondo aspetto che non va trascurato ed è la tentazione che a questi esperimenti si acceda per ragioni eugenetiche cioè per migliorare, secondo parametri molto soggettivi, la linea germinale umana e tutto ciò apre uno scenario ancora più inquietante e ancora più indeterminato».  

 
 
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