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Media & Comunicazione
 

Gli italiani e la Rete

11/02/2014  Pubblicato l'11° Rapporto del Censis su media e comunicazione

Piercesare Rivoltella, direttore del Cremit
Piercesare Rivoltella, direttore del Cremit

Il 90,4% dei giovani si connette a internet, l’84,4% tutti i giorni, il 73,9% per almeno un’ora al giorno, il 46,7% con il wifi. Per informarsi usano Facebook (il 71%), Google (65,2%) e YouTube (52,7%). Il 66,1% ha uno smartphone e il 60,9% scarica le app sul telefono o tablet. «Gli under 30 sono protagonisti dell’evoluzione digitale della specie», dice l’11° Rapporto del Censis sulla comunicazione.

Piercesare Rivoltella, direttore del Cremit (Centro di Ricerca sul’Educazione ai Media, all’Informazione e alla Tecnologia) dell’Università Cattolica di Milano, corregge il tiro: «Nessuna evoluzione, solo il cambiamento che sempre si è verificato in relazione alle trasformazioni del contesto socioculturale. Il nostro è un contesto segnato dalla presenza dei media digitali e sociali».

Ovviamente per gli educatori ci sono delle conseguenze: «Questo comporta», spiega il Professore, «nei ragazzi soprattutto, una modificazione dei ritmi dell'attenzione e l'abitudine a una comunicazione veloce, modellata sui ritmi dei linguaggi multimediali. Ma rimane intatta la capacità di riflettere: solo occorre saperla innescare. Il problema quindi diventa didattico: cercare la mediazione giusta».

Se la percentuale degli internauti si è sostanzialmente assestata (sono il 63,5% della popolazione, +1,4% rispetto a un anno fa), non si arresta l’espansione dei social network, che ha segnato il passaggio al Web 2.0. È iscritto a Facebook il 69,8% delle persone che hanno accesso a Internet, il 61% usa YouTube e il 15,2% Twitter. Spesso ci si interroga su come i genitori debbano guardare all’utilizzo dei social network da parte dei figli.

Questo il parere del docente della Cattolica: «Con grande disponibilità a vedervi una forma di naturale di rimanere in relazione, di prolungare la relazione oltre i tempi e le forme della presenza. Il social network non svuota le relazioni "reali": le prolunga. Se il social network pone problemi sul piano educativo è perché produce un eccesso di relazione, non perché la inibisce. E poi il social network rappresenta per la famiglia  una risorsa di condivisione, uno spazio di complicità, un'opportunità di dialogo come una recente ricerca condotta da me e dal collega Regalia in Università Cattolica ha dimostrato».

Ma cosa fanno gli italiani in Rete? La funzione di internet maggiormente utilizzata nella vita quotidiana è la ricerca di informazioni su aziende, prodotti, servizi (lo fa il 43,2% degli italiani), oppure di strade e località (42,7%). Segue l’ascolto della musica on line (34,5%). Anche l’home banking ha preso piede nel nostro Paese: lo svolgimento di operazioni bancarie tramite il Web è tra le attività svolte più frequentemente (30,8%).

Fare acquisti (24,4%), telefonare attraverso internet tramite Skype o altri servizi voip (20,6%), guardare un film (20,2%), cercare lavoro (15,3%, ma la percentuale si impenna al 46,4% tra i disoccupati), prenotare un viaggio (15,1%) sono altre attività diffuse tra gli utenti di Internet. Sbrigare pratiche con uffici amministrativi (14,4%) o prenotare una visita medica (9,7%) sono modalità ancora poco praticate ma in netta crescita rispetto agli anni passati.

«La nostra digital life», spiega Rivoltella, «è in assoluta continuità con la vita reale. Non vi sono due mondi paralleli, quello reale e quello virtuale, ma due dimensioni altrettanto reali del nostro modo di stare nel mondo, comunicare, stabilire e portare a avanti relazioni». Il Rapporto evidenza inoltre la grande differenza tra le generazioni nell’utilizzo del Web. Tra i giovani, la quota di utenti della rete arriva al 90,4%, mentre è ferma al 21,1% tra gli anziani; il 75,6% dei primi è iscritto a Facebook, contro appena il 9,2% dei secondi; i giovani che guardano la Web tv (il 49,4%) sono diciotto volte di più degli anziani, mentre il 32,5% dei primi ascolta la radio attraverso il cellulare, contro solo l’1,7% dei secondi.

Per questo, il Censis parla di «incolmabili distanze tra giovani e anziani» nei consumi mediatici. Anche qui, il docente della Cattolica, puntualizza: «Non sono d'accordo. Il nostro cervello è plastico e la ricerca dimostra che l'uso lo modifica. Questo vuol dire che non è mai troppo tardi per accostarsi ai nuovi linguaggi. In una recente ricerca abbiamo portato la Wii motion (la nota piattaforma per videogiochi di Nintendo) in una casa di riposo, a Como. Il risultato è stato sorprendente: attivazione degli anziani e innesco di un nuovo spazio di comunicazione con i nipoti. E poi se i più giovani possono accompagnare l'anziano alla scoperta dei linguaggi, l'anziano con la sua saggezza può essere guida dei più giovani verso un uso più critico e consapevole. Le generazioni sono più vicine di quanto si pensi».

Per quanto riguarda i consumi mediatici nel 2013, tra i mezzi tradizionali ci sono due tendenze diverse: reggono la radio (82,9%) e la televisione, seguita da quasi tutti gli italiani (97,4%), con un rafforzamento del pubblico delle nuove televisioni (tv satellitari, web tv, mobile tv). Al contrario, i quotidiani registrano un calo di lettori del 2% (l’utenza complessiva si ferma al 43,5%). L’uso dei cellulari, invece, continua ad aumentare (+4,5%), soprattutto grazie agli smartphone sempre connessi in Rete (+12,2% in un solo anno), usati ormai da due terzi dei giovani e dal 39,9% degli italiani.

E come si informano gli italiani del 2013? Lo strumento condiviso da quasi tutti (l’86,4%) resta il telegiornale, ma continuano a crescere i motori di ricerca sul Web come Google (46,4%), Facebook (37,6%), le tv all news (35,3%) e YouTube (25,9%). Anche qui è la fascia under 30 che individua la tendenza di questi anni: tra i mezzi di informazione scelti dai giovani, il dato riferito ai telegiornali (75%) è ormai molto vicino a quello di Facebook (71%), Google (65,2%) e YouTube (52,7%).

È quella che il Censis chiama «la personalizzazione dei palinsesti informativi». È un passaggio delicato, di cui gli educatori devono tener conto: «Ciascuno», spiega il professor Rivoltella, «è regista del proprio mondo informativo. Questo è un vantaggio ma anche un limite. E' un vantaggio perché sottrae forse l'informazione dalla dittatura dei grandi network, ma è un limite perché chiede maggiore consapevolezza e senso critico. Cresce il bisogno di Media Education».

 
 
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