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domenica 05 febbraio 2023
 
Giochi violenti
 

«Gli piacciono tanto le armi giocattolo. Ho paura che la fantasia diventi realtà»

12/08/2022  «Il mio nipotino di 5 anni ama giocare con i pupazzi dei supereroi e ha una grande fantasia quando si tratta di inventare storie. Io e sua madre però siamo preoccupate dalla sua passione per le armi giocattolo e lo si sente spesso esclamare "ti uccido" o "ti sparo". E se la violenza per gioco si trasformasse in realtà?» Leggi la risposta di Alberto Pellai

Mia figlia è madre di una quattordicenne e di un bimbo i 5 anni. Il bambino di 5 anni è molto educato e intelligente ma ho una perplessità che lo riguarda, relativa alla tipologia di giochi che gli regalano. Lui sin da piccolo ama giocare e inventare storie con i supereroi e spesso inventa situazioni con questi personaggi, in cui usa termini molto violenti. Per esempio, per bloccare il cattivo di turno dice spesso “Ti uccido”. Io gli faccio notare che i cattivi non si uccidono ma si chiama la polizia e si portano in prigione. Ma lui sembra non comprendere questo approccio alla violenza. Tra i suoi giochi adesso sono comparse anche delle pistole giocattolo e lui – sempre col piglio arrabbiato – finge di sparare per eliminare il nemico. Anche la sua mamma spesso cerca di farlo ragionare come faccio io. Io temo che tutta questa violenza presente nei suoi giochi possa generare in lui una predisposizione all’aggressività. Esagero? NONNA CAMILLA

— Cara nonna Camilla, di solito noi esperti tranquillizziamo gli adulti in merito alle questioni simili a quella che tu sollevi. Il gioco nei bambini ha un elevato valore simbolico e spesso permette di agire quelle emozioni che nella vita reale non si possono mettere in gioco oppure in evidenza. Le armi giocattolo hanno rappresentato per molto tempo uno strumento con cui i bambini hanno fantasticato di eliminare dei nemici immaginari. Molte delle storie raccontate ai più piccoli avevano a che fare con combattimenti e azioni violente e inserire tali elementi nei giochi dei maschi è stato sempre pensato come un modo per trasferire nel gioco qualcosa che apparteneva già all’immaginario maschile, in continuità e in seguito ai molti stimoli già presenti nei prodotti della cultura riservati ai bambini e ai ragazzi.

Supereroi, sceriffi, poliziotti: i fumetti e i libri più letti dai maschi avevano spesso al centro delle proprie azioni figure dotate di cinturone e pistola. La ricerca ha smentito per lungo tempo una correlazione tra il gioco con i soldatini o le armi giocattolo e l’estrinsecarsi di violenza reale nella vita dei maschi. Però, oggi penso che dovremmo guardare a tutto questo anche con altri sguardi. Perché la violenza è sdoganata in ogni singola esperienza proposta ai nostri figli.

Passano ore, tutte le settimane, a intrattenersi con videogiochi “sparatutto”. Vedono film e cartoni sempre più violenti. Frequentano social in cui i gesti violenti vengono magnificati e resi attraenti. E quindi forse adesso comincio anch’io a pensarla come te. Forse dovremmo davvero desertificare, almeno nel territorio dei giochi e giocattoli, l’habitat dei più piccoli dalla presenza di armi di qualsivoglia natura. Ogni giorno sentiamo parlare di guerra, morti, bombe. Perché far giocare a qualcosa che sta contaminando con angoscia e terrore la nostra quotidianità e mettendo a rischio la percezione del nostro domani?

 
 
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