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mercoledì 01 dicembre 2021
 
Razzismo a scuola
 

«Gli studenti stranieri vanno in un'aula a parte». Ma i compagni si ribellano

10/03/2017  Parla Patrizia Pomati, insegnante in una scuola media di Vercelli che con una collega ha ideato e fatto leggere una falsa circolare razzista per sondare le reazioni dei suoi studenti: «C'è stata un'indignazione collettiva e nessuno ha abbandonato gli amici»

«La cosa più bella è stata vedere i nostri studenti accompagnare i loro compagni nell'aula dove avrebbero dovuto essere separati da loro ripetendo: "Siamo tutti stranieri"». La professoressa Patrizia Pomati è giustamente orgogliosa della risposta data dai suoi ragazzi all'esperimento che ha progettato con la collega Carolina Vergerio. Siamo nella scuola media "Sandro Pertini" di Vercelli e la scena è stata questa. I bidelli sono entrati nelle classi delle terze medie e hanno letto una circolare ministeriale che recitava più o meno così: "Da oggi tutti gli studenti di origine straniera (basta uno dei genitori) faranno lezione in un'aula a parte e all'esame porteranno un programma specifico che prevede domande sulla lingua e sulla cultura italiana». Ovviamente era tutto falso e mirato a osservare le reazioni degli studenti.

«Nella nostra normale attività didattica facciamo molte iniziative sul tema della memoria e del razzismo, portando i nostri studenti a vedere film e musei. Ma spesso fanno poca presa», continua la docente. Da qui l'idea della circolare. «Poco prima di leggerla abbiamo chiamato i ragazzi di origine straniera per spiegargli tutto e chiedere loro di stare al gioco». Quelle parole che riecheggiavano tristemente quelle delle leggi razziali del 1938 hanno provocato negli studenti un moto di indignazione collettiva. C'era chi ha iniziato a smanettare sul cellulare in cerca di maggiori informazioni, chi ha cercato di telefonare alla preside che quel giorno era a casa malata, chi ha pensato addirittura di scrivere al ministro dell'Istruzione.

Fatto sta che, come da copione, gli studenti di origine straniera si sono alzati per dirigersi nella loro nuova aula-ghetto e allora i loro compagni li hanno seguiti in segno di solidarietà. Finché le insegnanti hanno deciso che poteva bastare e hanno rivelato tutto. «A questo punto abbiamo chiesto a tutti i ragazzi di raccontare per iscritto le emozioni che avevano vissuto e sono venute fuori cose molto belle». «Mi sono sentito uno schifo perché non mi ritengo superiore ai miei compagni», ha scritto uno studente, mentre uno di quelli che sarebbero stati discriminati riflettuto: «Ora so che se succedesse veramente i miei compagni si ribellerebbero e mi aiuterebbero».

Gli studenti si sono poi ritrovati per piantare due nuovi alberi da dedicare a due “Giusti” nel giardino della scuola, uno a Janusz Korczak, lo scrittore  polacco morto nel lager di Treblinka, l'altro a Faraaz Hussein, lo studente musulmano che nel luglio 2016 morì nell'attentato dell'Isis a Dacca per non lasciare sole le sue due amiche, rifiutandosi di leggere il Corano e aver così salva la vita. «Alla fine tutti insieme abbiamo strappato i fogli di quell'orribile circolare», dice ancora la docente. E i genitori come hanno preso l'inusuale iniziativa? «Sappiamo bene che non tutti la pensano allo stesso modo. Ma nessuno è venuto a lamentarsi. Abbiamo solo ricevuto apprezzamenti»

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