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giovedì 21 ottobre 2021
 
Marcia 2015
 

Globalizzare la fraternità contro ogni schiavitù

30/12/2014  La città che ospita una delle più grandi basi Usa si appresta a vivere un fine anno nel segno della preghiera, della promozione dei diritti, della non violenza e del disarmo. Il messaggio di papa Francesco.

Dall’alto di Monte Berico, che domina tutta Vicenza, la vista spazia lontano, fino all’Altopiano di Asiago, al Pasubio e al Monte Grappa. Da quassù, dove sorge uno dei santuari mariani più celebri d’Italia, si snoderà nel pomeriggio del 31 dicembre la Marcia nazionale per la pace, proposta dai vescovi italiani, da Pax Christi, Caritas italiana e Azione cattolica.
«Non è un caso se partiremo proprio da qui», spiega monsignor Beniamino Pizziol, vescovo di Vicenza: «Quelle montagne ci ricordano i luoghi dove s’è combattuto per anni durante il Primo conflitto mondiale, di cui ricorre proprio ora il centenario, una guerra che ha drammaticamente segnato la vita delle nostre popolazioni.
Il secondo motivo per il quale il capoluogo berico ospita quest’anno la Marcia è la recente vicenda dei due sacerdoti diocesani, don Giampaolo Marta e don Gianantonio Allegri, missionari “fidei donum” rapiti nell’aprile scorso in Camerun e poi liberati».

«Ma non possiamo dimenticare poi», continua il vescovo, «i conflitti che stanno insanguinando tanti Paesi del nostro pianeta, Iraq, Siria, Libia, Ucraina, oltre a quelli in cui le cronache riferiscono notizie scarne e ripetitive con la loro tragica sequenza di stragi, massacri, attentati, esodi e atti terroristici, dall’Afghanistan al Pakistan. Di fronte a ciò non possiamo rassegnarci alla fatalità e alla inesorabilità della violenza e della guerra. Dobbiamo convincerci che la pace è l’unica via possibile per la soluzione di tutti i nostri problemi personali, sociali, politici ed economici».

La Marcia, infatti, dopo la tappa iniziale al santuario di Maria, che ricorda i conflitti passati, scenderà in città e si fermerà a Campo Marzo, nei pressi della stazione ferroviaria, che è da tempo luogo di conflittualità attuale e di emarginazione. Quindi proseguirà per la chiesa di San Lorenzo dove è prevista la testimonianza dei due missionari rapiti in Africa, a nome di tutti i perseguitati per motivi religiosi.
Interverranno anche i rappresentanti del movimento vicentino Cristiani per la pace. La quarta e ultima tappa sarà nel cortile del seminario diocesano, dove la Marcia accoglierà i 400 giovani che hanno aderito all’iniziativa “Quelli dell’ultimo”, e che avranno trascorso il pomeriggio accanto agli emarginati della città (gli ospiti delle case di riposo, delle comunità per persone con disagio mentale e disabilità, i senza fissa dimora).

Le parole di monsignor Pizziol e il programma della Marcia fanno eco perfetta al messaggio che papa Francesco lancerà il primo gennaio, Giornata della Pace, intitolato Non più schiavi, ma fratelli. Un appello per sconfiggere la «globalizzazione dell’indifferenza, che ci fa lentamente abituare alla sofferenza dell’altro» e trasformarci, invece, in «artefici di una globalizzazione della solidarietà e della fraternità» che denunci e vinca lo «sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo».
Vicenza, tuttavia, oltre a essere città d’arte e civiltà, luogo natale del Palladio e tra le dieci più estese diocesi italiane, è anche la città più militarizzata del Paese. «Proprio da Monte Berico è ben visibile la grande area della nuova base militare americana», ricorda don Maurizio Mazzetto, responsabile di Pax Christi vicentina. «È per questo che da anni si attendeva qui l’arrivo della Marcia»

La presenza di soldati americani alla Base Dal Molin risale a decenni addietro. Dopo la decisione del suo ampliamento agli inizi degli anni Duemila, sorse il movimento pacifista “No Dal Molin”, che contava tra i suoi aderenti anche movimenti e sigle cattoliche.
Dal 2006 sono seguiti sette anni di cortei, fiaccolate, presidi permanenti, un referendum consultivo senza valore, ma che vide 25 mila vicentini dire, per la quasi totalità, «no» alla nuova caserma Usa. Apice del movimento fu la grande manifestazione che, agli inizi del 2007, portò per le strade del centro oltre centomila manifestanti provenienti da ogni parte d’Italia.
La base, oggi rinominata “Del Din”, strategica per le operazioni Usa in Africa e Medioriente, alla fine si fece. L’inaugurazione è dell’anno scorso. Così da 2.800 uomini, oggi la presenza americana ne conta circa cinquemila.

«Quel che resta di tutto ciò è una tradizione pacifista solida, e una memoria sia civile che religiosa diventata patrimonio della città», afferma don Mazzetto. «Forse con un po’ più di coraggio si sarebbe potuto passare con la Marcia anche davanti alla caserma, perché se abbiamo bisogno di qualcosa, oggi, è di una base militare in meno, piuttosto che di una in più. Ma un piccolo gesto un gruppo di aderenti all’associazione Papa Giovanni XXIII per i Cristiani per la pace lo faranno comunque». Andranno, come fanno da sette anni a questa parte ogni terzo mercoledì del mese, a recitare il rosario presso un capitello nelle vicinanze della base. «Non è un gesto “contro” qualcuno, ma “per” tutti. Pregheremo, perciò, anche per i soldati della base», spiega Paolo Fin, dell’associazione fondata da don Benzi.
Precederà la Marcia, con inizio dal 30 dicembre, il convegno nazionale di Pax Christi “Dalla prima alla terza guerra mondiale: le lezioni della storia, le ragioni della pace, il soffio della profezia”, che si svolgerà a Costabissara (Vicenza).

 
 
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