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«Non chiudete la vita in un cassetto, Dio fa il tifo per voi»

31/07/2016  Durante la Messa che ha chiuso la 31a Gmg, papa Francesco ha spronato i giovani a cambiare il mondo con Gesù: la forza mite e umile della misericodia vince il male. "Chat", "messaggini", "connessione": molti i termini mediati dal linguaggio delle nuove generazioni. La prima lettura è stata letta da Francesco Lorenzi, il cantante del gruppo rock The sun.

Cracovia, Polonia
Dalla nostra inviata

Hanno cantato, pregato, vegliato tutta la notte. Un milione e settecentomila giovani nel Campus Misericordiae, una distesa di colori a perdita d'occhio, hanno atteso il Papa per la Messa. Francesco è arrivato in anticipo per salutarli e per spronarli a non perdere i sogni, a non «affezionarsi alla tristezza». Ha ripreso, nell'omelia, l'immagine del Vangelo, l'episodio di Zaccheo che vuole incontrare Gesù e ricorda gli ostacoli che quest'uomo potente aveva dovuto superare per arrivare a Cristo: la bassa statura, la vergogna, la mormorazione della gente. Zaccheo, il capo dei pubblicani, «un uomo potente, ma tanto odiato»  non riusciva a «vedere il Maestro perché era piccolo. Anche oggi possiamo correre il rischio di stare a distanza da Gesù perché non ci sentiamo all’altezza, perché abbiamo una bassa considerazione di noi stessi. Questa è una grande tentazione,che non riguarda solo l’autostima, ma tocca anche la fede».

Dio ci ama, sempre, ripete papa Francesco. E spiega ai giovani che «non accettarsi, vivere scontenti e pensare in negativo significa non riconoscere la nostra identità più vera: è come girarsi dall’altra parte mentre Dio vuole posare il suo sguardo su di me, è voler spegnere il sogno che Egli nutre per me». Dio fa il tifo per noi, e ai suoi occhi il nostro valore è inestimabile. Per questo non biosgna rimuginare sui difetti o sui torti ricevuti rinchiudendosi nella tristezza. «Affezionarci alla tristezza non è degno della nostra statura spirituale! E’ anzi un virus che infetta e blocca tutto, che chiude ogni porta, che impedisce di riavviare la vita, di ricominciare. Dio, invece, è ostinatamente speranzoso: crede sempre che possiamo rialzarci e non si rassegna a vederci spenti e senza gioia. Perché siamo sempre i suoi figli amati».

Ma, come Zaccheo, dobbiamo superare anche la vergogna di essere derisi. Un ostacolo che si supera quando si è innamorati e si fanno cose che «non si sarebbero mai fatte». Così è per Zaccheo che sale sull'albero per vedere Gesù mettendosi in gioco, perché «la vita non va chiusa in un cassetto».  Si rivolge direttamente alla folla, papa Francesco, per spronare i giovani: «Questo è anche per noi il segreto della gioia: non spegnere la curiosità bella, ma mettersi in gioco, perché la vita non va chiusa in un cassetto. Davanti a Gesù non si può rimanere seduti in attesa con le braccia conserte; a Lui, che ci dona la vita, non si può rispondere con un pensiero o con un semplice “messaggino”! Cari giovani, non vergognatevi di portargli tutto, specialmente le debolezze, le fatiche e i peccati nella Confessione: Lui saprà sorprendervi con il suo perdono e la sua pace. Non abbiate paura di dirgli “sì” con tutto lo slancio del cuore».

E infine va superato l'ostacolo della folla mormorante, di chi giudica. «Quanto è difficile accogliere davvero Gesù, quanto è duro accettare un "Dio, ricco di misericordia"», dice Francesco. E pensando anche alle polemiche sul "buonismo" di cui sono accusati quanti in questi giorni predicano dialogo e perdono e costruiscono ponti invece che muri, Bergoglio ricorda che «Dio invita al coraggio vero: essere più forti del male amando tutti, persino i nemici. Potranno ridere di voi, perché credete nella forza mite e umile della misericordia. Non abbiate timore, ma pensate alle parole di questi giorni: "Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia". Potranno giudicarvi dei sognatori, perché credete in una nuova umanità, che non accetta l’odio tra i popoli, non vede i confini dei Paesi come delle barriere e custodisce le proprie tradizioni senza egoismi e risentimenti. Non scoraggiatevi: col vostro sorriso e con le vostre braccia aperte voi predicate speranza e siete una benedizione per l’unica famiglia umana, che qui così bene rappresentate!».

Il Papa scuote i giovani, li invita a non fidarsi delle apparenze, delle liturgie mondane dell'apparire, «del maquillage dell'anima». E, soprattutto, ricorda loro che «la Gmg comincia oggi e continua domani, a casa, perché è lì che Gesù vuole incontrarti d’ora in poi. Il Signore non vuole restare soltanto in questa bella città o nei ricordi cari, ma desidera venire a casa tua, abitare la tua vita di ogni giorno: lo studio e i primi anni di lavoro, le amicizie e gli affetti, i progetti e i sogni. Quanto gli piace che nella preghiera tutto questo sia portato a Lui! Quanto spera che tra tutti i contatti e le chat di ogni giorno ci sia al primo posto il filo d’oro della preghiera! Quanto desidera che la sua Parola parli ad ogni tua giornata, che il suo Vangelo diventi tuo, e che sia il tuo “navigatore” sulle strade della vita!».

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