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sabato 20 aprile 2024
 
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«Il mondo nuovo inizia con ogni incontro e la sincerità del saluto che ci scambiamo»

01/08/2023  Il cardinale Manuel Clemente, patriarca di Lisbona, ha celebrato la Messa di apertura della 37a Giornata mondiale della gioventù nel Parco Eduardo VII. Bando alla realtà virtuale, ha esortato, riflettendo sul tema della 37a Gmg ("Maria si alzò e andò in fretta"): «Il mondo dei click finisce per usarci quando pensiamo di usarlo. La realtà concreta, invece, ci spinge a metterci in cammino per incontrare gli altri e il mondo così come esso è». Mercoledì 2 agosto arriva papa Francesco

Lisbona, dai nostri inviati

di Luciano Regolo

e Antonio Sanfrancesco

Una «casa», una «casa comune», per tutti i ragazzi venuti da ogni parte del mondo. Il cardinale patriarca di Lisbona, Manuel Clemente ha descritto così, nell’omelia per la Messa d’apertura nel gremitissimo parco Eduardo VII, lo spirito con cui vivere questa 37a Giornata mondiale della gioventù. Un evento di cui il cardinale portoghese ha sottolineato la dimensione «ecumenica, interreligiosa e di buona volontà». E la distesa umana (oltre 500 mila le presenze stimate) che copre la collinosa area verde del parco, ribattezzata per quest’occasione “Collina dell’incontro" ne è prova vivente: bandiere dei vari Paesi che si incrociano armoniosamente, come in un abbraccio. Tra le più folte rappresentanze italiane quella ligure (circa un migliaio hanno partecipato alla funzione).

Prima dell’inizio, un gruppo del nostro Paese fraternizza con i vicini cileni e insieme cantano Bella ciao, qualche fila più avanti arriva invece un coro di Macarena. Una ragazza spagnola, spontaneamente a pochi minuti dall’inizio della celebrazione si lascia sfuggire: «Non credevamo davvero di poterci ritrovare di nuovo insieme così numerosi dopo la pandemia». Sono venuti anche cinquecento ucraini. Alla vigilia della Messa il Capo della Chiesa greco-cattolica, Sviatoslav Shevchuk, ha invitato tutti ad ascoltarli: «Desiderano comunicare a tutta la Chiesa cattolica ciò che significa essere cristiani in tempi di guerra. La condivisione del dolore e delle sfide affrontate dai nostri giovani sarà un prezioso momento di guarigione per le ferite». Forse il Papa incontrerà sia loro, sia i giovani russi per far sì che si estenda anche fra loro l’abbraccio di pace di questa Gmg.

Dal tema di questa Giornata mondiale della gioventù, Maria si alzò e andò in fretta, il patriarca di Lisbona Clemente è partito per una riflessione a tutto tondo sullo spirito di «visita costante» che può affratellare le nuove generazioni, sottolineando come il brano del Vangelo di Luca da cui è tratta la citazione (1,39) «interpella anche noi». «Maria si mise in viaggio», ha detto il cardinale partendo dall’incipit. «Un viaggio difficile e senza i mezzi di trasporto che abbiamo oggi. Era una giovane come voi, che aveva appena concepito Gesù, nel modo unico che il Vangelo ci racconta. Anche voi vi siete messi in viaggio. Per molti è stato un viaggio difficile a causa della distanza, dei collegamenti e dei costi. Avete dovuto trovare le risorse, organizzando diverse attività e contando su gesti di solidarietà che, grazie a Dio, non sono mancati. Partendo da lontano o da vicino, vi siete messi in cammino. È molto importante mettersi in cammino. Ed è così che dobbiamo affrontare la vita stessa: come un cammino da percorrere, facendo di ogni giorno una nuova tappa».

 

In questo percorso, ha esortato Clemente, non bisogna lasciarsi distrarre da tentazioni, come quella della realtà virtuale, illusione di «un mondo a nostra scelta» da scegliere davanti a uno schermo e che «un solo click può rimpiazzare con un altro». Ma la verità, ha proseguito, è che «la virtualità ci tiene seduti davanti a mezzi di comunicazione che facilmente ci usano quando pensiamo di usarli. La realtà concreta, invece, ci spinge a metterci in cammino per incontrare gli altri e il mondo così come esso è, sia per contemplarlo che per migliorarlo». Non va misconosciuta o minimizzata l’opportunità di nuove conoscenze fornita dai media, ma occorre non cessare mai «di camminare con le nostre gambe, di entrare in contatto e di verificare direttamente la realtà che ci riguarda, che riguarda tutti noi». Il cammino porta il confronto, l’ascolto con culture e mondi diversi, come accade alla Gmg, ha fatto notare ancora il porporato, richiamando ancora il viaggio di Maria verso la casa di Elisabetta: «Maria già portava in grembo il "frutto benedetto" che era Gesù. Anche i cristiani lo portano, spiritualmente ma pure realmente, perché lo ricevono nella parola, nei sacramenti e nella carità dove Lui si offre. E poiché crediamo in Gesù come la via che conduce a Dio, camminiamo con Lui per portarlo agli altri. Nello stesso slancio che ha sostenuto Maria, nello stesso Spirito che sostiene anche noi. Mettiamoci in cammino!».

Clemente si è poi soffermato sulla fretta con cui la Madonna raggiunse la montagna: «Cari giovani, sapete bene che quando il cuore è pieno trabocca in fretta. Così com'è impossibile soffocare ciò che avete nell'anima, quando è davvero forte e vi spinge all'azione. Maria portava con sé lo stesso Gesù che aveva concepito. E Gesù è "Dio con noi", per essere Dio con tutti. Da qui la fretta di portarlo a Elisabetta, anche scalando le montagne». Questa fretta, però, non è ansiosa perché viene dallo Spirito Santo, da quella «prontezza che solo Dio comunica», è «un condividere ciò che già ci spinge all'azione. Si tratta perciò di un'urgenza serena che non conosce esitazioni». Il cardinale si è infine soffermato sul “quadro” evangelico di Maria che entra nella casa di Zaccaria ed Elisabetta, con un «saluto autentico e gioioso», altro aspetto al quale i giovani possono attingere: «Cari amici, andate anche voi incontro agli altri così… Il Vangelo ci racconta la gioia di quell'incontro tra Maria ed Elisabetta e il riconoscimento da parte di entrambe di ciò che era avvenuto. Il saluto di Maria fu tale da suscitare nella sua parente l'esclamazione che tante volte ripetiamo: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!". E Maria rispose alle parole di Elisabetta con uno degli inni più belli che da allora cantiamo: il Magnificat. È molto importante che anche per voi sia così, nei confronti di tutti. Ogni nostro incontro, infatti, deve aprirsi con un autentico saluto, in cui ci scambiamo parole di sincera accoglienza e di piena condivisione... Impariamo con Maria a salutare tutti e ciascuno. Il mondo nuovo inizia con la novità di ogni incontro e la sincerità del saluto che ci scambiamo. Per essere persone tra le persone, in visita costante e reciproca!».

Nello stesso parco dove si è celebrata la Messa d’apertura, il 3 agosto alle 17.45 l’accoglienza dei giovani a Papa Francesco, mentre il 4, alle 18, la Via Crucis presieduta dal Santo Padre e animata da canti e meditazioni a cui lavorano da mesi i giovani delle varie diocesi.

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