Rio de Janeiro
Corrono sotto la pioggia gli uomini della gendarmeria vaticana. Non si allontanano un attimo dal Papa mentre i canti e le ovazioni accompagnano il suo arrivo nell'ospedale "San Francesco d'Assisi".
Qui il Papa inaugura un nuovo padiglione specializzato nel recupero di tossicodipendenti. Un'opera importante in un Paese che vanta il triste primato di maggior consumatore di crack, con i suoi oltre due milioni di tossicomani.
«Dio ha voluto che i miei passi, dopo il Santuario di Nostra Signora di Aparecida, si incamminassero verso un particolare santuario della sofferenza umana qual è l'Ospedale San Francesco di Assisi», ha spiegato il Pontefice dopo aver a lungo salutato la gran folla che lo attendeva.
E partendo proprio dal santo Patrono di cui ha scelto il nome appena salito al soglio Pontificio, Francesco ha proseguito sottolineando che il momento della conversione del Santo d'Assisi avviene «quando ha abbracciato un lebbroso. Quel fratello sofferente, emarginato è stato "mediatore di luce [...] per San Francesco d'Assisi" (Lett. enc. Lumen fidei, 57), perché in ogni fratello e sorella in difficoltà noi abbracciamo la carne sofferente di Cristo. Oggi, in questo luogo di lotta contro la dipendenza chimica, vorrei abbracciare ciascuno e ciascuna di voi, voi che siete la carne di Cristo, e chiedere che Dio riempia di senso e di ferma speranza il vostro cammino, e anche il mio».
Un abbraccio che è anche denuncia dei «mercanti di morte che seguono la logica del potere e del denaro ad ogni costo!». Il Papa ha proseguito affermando che «La piaga del narcotraffico, che favorisce la violenza e semina dolore e morte, richiede un atto di coraggio di tutta la società. Non è con la liberalizzazione dell'uso delle droghe, come si sta discutendo in varie parti dell’America Latina, che si potrà ridurre la diffusione e l’influenza della dipendenza chimica. E' necessario affrontare i problemi che sono alla base del loro uso, promuovendo una maggiore giustizia, educando i giovani ai valori che costruiscono la vita comune, accompagnando chi è in difficoltà e donando speranza nel futuro».
Anche in Brasile il Papa ripete l'importanza di non farsi rubare la speranza, ma, al contrario, di essere portatori di speranza. E ai ragazzi che stanno affrontando il cammino del recupero il Papa, dopo averli ascoltati e abbracciati, ha voluto dare una parola di incoraggiamento: «Tendiamo la mano a chi è in difficoltà, a chi è caduto nel buio della dipendenza, magari senza sapere come, e diciamogli: Puoi rialzarti, puoi risalire, è faticoso, ma è possibile se tu lo vuoi. Cari amici, vorrei dire a ciascuno di voi, ma soprattutto a tanti altri che non hanno avuto il coraggio di intraprendere il vostro cammino: Sei protagonista della salita; questa è la condizione indispensabile! Troverai la mano tesa di chi ti vuole aiutare, ma nessuno può fare la salita al tuo posto. Ma non siete mai soli! La Chiesa e tante persone vi sono vicine».
L'ospedale di San Francesco, realizzato anche grazie al contributo della Conferenza episcopale italiana, è un luogo, ha detto il Papa dove «credo che si faccia concreta la parabola del Buon Samaritano. Qui non c’è l’indifferenza, ma l’attenzione, non c’è il disinteresse, ma l’amore.
L'Associazione San Francesco e la Rete di Trattamento della Dipendenza Chimica insegnano a chinarsi su chi è in difficoltà perché in lui vede il volto di Cristo, perché in lui è la carne di Cristo che soffre. Grazie a tutto il personale del servizio medico e ausiliare qui impegnato; il vostro servizio è prezioso, fatelo sempre con amore; è un servizio fatto a Cristo presente nei fratelli».