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domenica 14 aprile 2024
 
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Gmg, il pellegrinaggio a Fatima con i giovani di Abruzzo e Molise

05/08/2023  Tra canti, balli e preghiere, abbiamo seguito il viaggio in pullman di quattrocento ragazzi guidati dall’arcivescovo di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, nel luogo dove Maria apparve ai tre pastorelli nel 1917 e divenuta tappa quasi obbligata per tutti i partecipanti alla Giornata mondiale della gioventù di Lisbona

Fatima,

dai nostri inviati

«Ringraziare Dio per la nostra vita, adorarlo per ricambiare il suo amore e poterlo proiettare sugli altri, perdonare perché inimicizie e rancori impediscono di gustare a pieno la gioia della fede».

Sono i tre impegni dell’anima che monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, chiede ai quattrocento giovani dell’Abruzzo e del Molise accompagnandoli a Fatima, alla vigilia della visita del Papa nel santuario mariano, sorto dove la Madonna apparve ai tre pastorelli nel 1917. Con lui anche i vescovi di Isernia, monsignor Camillo Cibotti, di Sulmona, monsignor Michele Fusco, e di Avezzano, Giovanni Massaro.

Il pellegrinaggio comincia con la Messa concelebrata dai quattro presuli e dai sacerdoti delle loro diocesi nella chiesa dell’Immacolata Concezione a Cadaval, dove, a un’ottantina di chilometri da Lisbona, in una palestra e nella struttura annessa, alloggiano i ragazzi venuti alla Gmg con un entusiasmo palpabile.

Ascoltano attenti e con l’applauso sempre pronto la testimonianza di Riccardo Cazzuffi, 42enne pneumologo agli Ospedali riuniti Madre Teresa di Calcutta di Padova, che, dopo aver vissuto da “papa-boy” ben sei Giornate Mondiali della Gioventù, è venuto, questa volta, a prestare assistenza come medico volontario nell’ambulatorio allestito in Casa Italia, la scuola delle suore dorotee, diventata centro servizi e crocevia d’incontri per i pellegrini italiani.

«Faccio mia una frase di Chiara Corbella: “Sono cresciuto a pane e Gmg», dice Cazzuffi, spiegando come, partecipandovi, ne ha tratto un pieno di spiritualità che gli ha consentito di affrontare le sfide della vita con la consapevolezza che occorre coltivare «l’amicizia con Dio, con la preghiera, l’adorazione, l’eucarestia. La Gmg è anche il luogo delle scelte, dove tanti giovani decidono nell’intimo quale sarà il cammino che seguiranno, dagli studi universitari alla fede che si può vivere da laici o consacrandosi totalmente al Signore».

Monsignor Forte, che ha portato con sé la mitria ricevuta in dono all’ordinazione episcopale dalle mani di Giovanni Paolo II, il Papa oggi santo che scelse il motto mariano “Totus tuus” e inventò nel 1986 le GMG («Me lo ricorda in modo coinvolgente»), nell’omelia, da fine e brillante teologo, riflette con i giovani su una particolare “casualità”: «Qui, in Portogallo, iniziò una seconda modernità con il terremoto del 1755: Lisbona fu praticamente rasa al suolo, morirono 100mila persone e chi cercava riparo verso la costa, rimase travolto dalle onde gigantesche create dal sisma. Voltaire sostenne che un evento così devastante provava che Dio o era crudele oppure non esisteva. Ne nacque un dibattito che durò per tutto l’Ottocento. I cattolici cercarono le loro risposte, ma la risposta la diede nel 1917, sempre in Portogallo, la Madonna apparendo a Fatima e dicendo che Dio esiste e ci ama. Affidò ai pastorelli le profezie sul XX secolo, chiamato il “secolo breve” perché consumato dai due conflitti mondiali e altri disastri creati dall’egoismo e dagli odi degli uomini. Quell’emancipazionismo cui Voltaire diede la prima scintilla, quella tentazione di pensare a un mondo senza Dio, è sempre dietro l’angolo e rende brutta e triste la terra, la mette seriamente in pericolo».

Che cosa ha da dire oggi Maria ai ragazzi? Risponde, senza esitazioni, l’Arcivescovo di Chieti-Vasto: «La Madonna ripete ancora una volta come a Cana: “Fate quello che Lui vi dirà”, riavvicinandoli a Gesù». E viaggiando in bus con loro, dopo un rapido pranzo nella struttura di Cadaval, si ha subito la percezione di quanto gioiosa e convinta sia l’adesione dei ragazzi a quest’invito.

Cantano briosi brani religiosi, oramai classici dei raduni giovanili, come Symbolum ’77 o Gioia, ma anche il repertorio di Rino Gaetano o Bella di Jovanotti. Uno di loro alla chitarra, gli altri a intonare i brani. Ciascuno mette il suo talento, come un 33enne d’origine campana che ha festeggiato in questa Gmg il compleanno, che mette a frutto gli studi da tenore per accendere i compagni di viaggio con un’intensa Te vojo bene assaje.

La performance dà a monsignor Forte l’opportunità di spiegare al microfono che si può dare a questo intramontabile pezzo della tradizione partenopea anche un significato spirituale, non attribuendo le parole del testo a un uomo innamorato e non corrisposto da una donna, ma al Signore che dice a ciascuno di noi: «Te voglio bene assai, ma tu non piense a me».

Ed eccoci nell’enorme sagrato di Fatima. Ci sono passati praticamente tutti i gruppi dei partecipanti a questa Gmg, prima di arrivare a Lisbona, come tappa preparatoria o già insediatisi nella capitale portoghese, tanto da poter essere considerata a pieno titolo la seconda città e il cuore spirituale dell’evento. È tutto un tripudio di bandiere delle varie nazioni, dal Messico all’Uruguay, dalla Francia all’Italia, dalla Turchia al Canada.

Si fondono i cori nei diversi idiomi, anche se prevalgono per fragore e insistenza quelli dei Neocatecumenali accompagnati da rulli di tamburo. «I giovani», ci spiega suor Silvia Flores, 40 anni, oblata della Beata Vergine di Fatima, arrivata da Fossa, «si sono avvicinati molto a Maria in questa Gmg, perché riconoscono in lei una ragazza come loro, capace di dire sì a Dio e di affidarsi a Lui nelle difficoltà, senza mai perdere il sorriso e la speranza».

La comitiva abruzzese-molisana ascolta attenta le parole dell’arcivescovo Forte che, salendo su un muretto, megafono in mano e paglietta sul capo per proteggersi dal sole, dà loro le ultime dritte. Vescovi, sacerdoti e ragazzi sono quanto mai vicini, il rapporto è davvero come tra padri e figli, complice, spontaneo, si scambiano anche battute. Poi nella cappellina sorta nel punto esatto delle mariofanie, dove si custodisce la statua originale di Nostra Signora di Fatima, autonomamente i giovani pellegrini s’inginocchiano, pregano davanti al simulacro, guardano incuriositi, all’esterno, oltre le vetrate, i tanti presenti che accendono candele, depongono fasci di fiori bianchi o scrivono i loro messaggi per affidarli alla Vergine. In gruppo pregano anche davanti alle tombe dei pastorelli Francesco e Giacinta, che papa Francesco venne qui, nel suo primo viaggio a Fatima, a proclamare santi il 13 maggio 2017, a cento anni esatti dalle apparizioni.

In tanti del gruppo, prima di rientrare a Cadaval, acquistano rosari e altri ricordini (piuttosto costosi) da portare ai nonni, in quello spirito di alleanza tra generazioni che sta tanto a cuore al Pontefice. Di nuovo in bus, sulla strada del ritorno si recitano i Vespri e il Rosario, poi ancora canzoni alla chitarra. E arrivati a destinazione, alla cena, seguono nel grande cortile i balli, su sound sudamericani e pop. Ne sono trascinati anche suore e sacerdoti: è un’allegria che contagia, impossibile resistervi. La gioia di credere fuga ogni stanchezza.

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