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lunedì 15 agosto 2022
 
 

Gontero (AGeSC): «Lo Stato sta condannando a morte il sistema paritario»

22/10/2013  «Le famiglie ormai hanno rinunciato a scegliere», afferma Roberto Gontero, presidente dell'Associazione dei genitori delle scuole cattoliche, «e molti comuni non ce la fanno più a gestire le scuole»

«Ci sono tante affermazioni di principio ma a livello pratico non seguono mai fatti concreti. È sempre la stessa storia: per le scuole statali c’è poco, per le paritarie nulla».
Roberto Gontero
, presidente nazionale dell’Associazione Genitori cattolici (AGeSC), come commenta la Legge di stabilità del governo?
«Pessima. I fondi per il 2014 sono pochi, ci sono 80 milioni di euro bloccati che ancora devono arrivare relativi allo scorso anno scolastico. Moltissime scuole hanno il bilancio in profondo rosso e sono costrette a chiudere anche perché i soldi arrivano sempre in ritardo e questo impedisce qualsiasi programmazione non dico pluriennale ma almeno annuale. Sono decisioni che stanno condannando a morte il sistema paritario».

E la libertà di scelta prevista e tutelata dalla Costituzione?

«Le famiglie rinunciano a scegliere. Possono scegliere le paritarie solo chi ha redditi alti e medio-alti. Eppure, la scuola cattolica era nata per essere popolare e accogliere tutti offrendo un servizio che sulla carta è pubblico ma nei fatti è diventato sempre più privato. Ci sono comuni che vogliono rinunciare a gestire una scuola paritaria e darla allo Stato perché non ce la fanno più. Ci sono intere città e province che ormai non riescono a garantire alle famiglie un’offerta educativa pluralista».

Quante sono le scuole che hanno chiuso o che stanno chiudendo?
«Non ho le cifre aggiornate. Qui in provincia di Torino, per fare un esempio, ci sono tre licei paritari che hanno chiuso di recente. E le segnalazioni di difficoltà o chiusure sono in continuo aumento».

Il problema sono solo i fondi?
«No, non capiamo che cosa lo Stato intende fare sull’offerta formativa. Se sta puntando sull’istruzione, sulla formazione professionale. Da parte del governo non arrivano segnali buoni né chiari. E questo non aiuta in un momento di crisi drammatica che non è solo economica ma anche e soprattutto educativa».      

 
 
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