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mercoledì 15 luglio 2020
 
Gospel Dynamites!
 

Contro Boko Haram facciamo esplodere la nostra voce

28/08/2015  Sei ragazze nigeriane, arrivate in Italia per fuggire dai terroristi, ora cantano nelle chiese del Piemonte "per ringraziare Gesù della forza che ci ha dato"

Oggi dovrebbe essere un bel giorno per Sandra. Finalmente le hanno tolto il gesso dalla gamba e ora può camminare meglio con le sue stampelle. Ma lei non riesce a sorridere. Ha appena 19 anni e con un  filo di voce racconta l’inferno che ha vissuto: «Sono partita dalla Nigeria due mesi fa. La vita era diventata troppo pericolosa: ogni giorno rischiavo di morire per mano dei terroristi di Boko Haram. Una donna si è offerta di accompagnarmi  fino in Libia promettendomi un lavoro. Così ho lasciato mia madre e mia sorella e sono partita. Ma il furgone dove viaggiavamo ha avuto un incidente. Lei è morta e io mi sono ritrovata sola, con una gamba rotta. Non so per quanto tempo ho camminato nel deserto. Ricordo solo che pregavo Dio e Lui mi ha dato la forza per andare avanti. Finché non ho trovato un altro furgone. Sono così arrivata in Libia e poi, su un gommone, in Italia». Notiamo la bella collana bianca che porta al collo. «L’ho comprata qui. Il bianco è il mio colore preferito, è il colore della purezza».

Sandra e Merrit (foto di Ugo Zamborlini)
Sandra e Merrit (foto di Ugo Zamborlini)

Siamo a Borgomanero, nel Novarese, nella casa Piccolo Bartolomeo gestita da Mamre, associazione che da 16 anni accoglie donne disagiate e sfruttate. Sandra è qui con altre cinque ragazze nigeriane arrivate da poco in Italia. Nessuna di loro si conosceva prima, ma identiche sono le motivazioni che le hanno spinte a partire: la povertà e il terrore, in quanto cristiane, di essere rapite o peggio ancora dai fanatici di Boko Haram. C’è un’altra cosa che le accomuna: tutte hanno una bellissima voce. «Un giorno, mentre tornavamo dalla questura dove abbiamo avviato le pratiche per far ottenere loro lo status di rifugiate, una ha iniziato a intonare un canto religioso e le altre l’hanno seguita», racconta Mario Metti, che gestisce la casa famiglia. «Mi hanno così colpito che ho chiesto loro: “Vi andrebbe di cantare alla Messa di domenica?”».

Così sono nate le Dynamites. Il nome l’ha scelto la “veterana” del gruppo, Sussex, 30 anni, perché con il canto riescono a esprimere la “forza esplosiva” che sentono dentro, la loro voglia di ricominciare una nuova vita. «In Nigeria lavoravo in un negozio di alimentari. Ma era diventato troppo pericoloso. La famiglia? Sono orfana, mi ha cresciuta uno zio...». Sussex si blocca. Le fa male ricordare che quello zio, quando aveva 17 anni, l’ha venduta a un uomo mussulmano che l’ha sposata e trattata come una schiava. «Ma io ho sempre saputo che Dio avrebbe scelto il meglio per me».

Richieste da tutti

  

La voce, è il caso di dirlo, di questo coro gospel così particolare in breve si è diffusa «e ora abbiamo richieste da chiese di altre province del Piemonte e anche da fuori dei confini regionali», aggiunge Metti. In particolare, è stata molto emozionante la loro esibizione davanti alle 80 suore di clausura dell’abbazia benedettina dell’isola di San Giulio sul Lago d’Orta. «Le ragazze hanno il ritmo nel sangue e le suore non hanno potuto fare a meno di accompagnare il loro canto battendo le mani», ricorda Metti.

Ora che la gente ha imparato a conoscerle, ogni diffidenza nei loro confronti è sparita. «La parola “profugo” non fa più paura, ma è associata a sei persone che hanno bisogno di aiuto. E non passa giorno che questo aiuto non arrivi, sotto forma di vestiti e di generi alimentari», aggiunge Metti. Il programma della mattina prevede una visita a don Piero Cerutti, parroco di San Bartolomeo, la prima chie sa dove le Dynamites si sono esibite. Sandra torna a sedersi sulla carrozzina per compiere il tragitto e la sua amica Merrit, 19 anni come lei, la spinge e racconta: «Se non fossi riuscita ad arrivare fin qui, probabilmente a quest’ora sarei morta. Non solo in Nigeria, anche in Libia sapevo che in qualsiasi momento poteva accadermi qualcosa. Al mio Paese ho lasciato mia madre e mia sorella a prendersi cura di lei».

In Nigeria Merrit faceva la dj in una radio: «Mettevo i cd di Rihanna e di Bruno Mars. Mi piaceva, ma era troppo pericoloso per una ragazza cristiana come me. Ora mi piacerebbe fare la cantante, ma non faccio progetti: dove mi condurrà Dio, io andrò». Per ora le sei ragazze studiano la lingua e la cultura italiana e frequentano un corso di cucito. La chiesa di San Bartolomeo del XII secolo, con i suoi affreschi, le sue tele, lo splendido altare maggiore, è davvero magnifica. Le Dynamites si avvicinano e iniziano a cantare. La gioia che sprigionano quando le loro voci intonano Jesus loves me viene amplificata dalla bellezza che le circonda e, come è accaduto alle suore dell’isola di San Giulio, è davvero impossibile non battere le mani. Alla fine, Sandra si avvicina a noi e chiede di vedere le foto che abbiamo scattato. Poi indica Merrit e, in italiano, dice: «Lei è bella! ». E Merrit: «No, lei è bella». Le due amiche si abbracciano. E finalmente sul viso di Sandra spunta un bellissimo sorriso.

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