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domenica 25 settembre 2022
 
Gran Bretagna
 

Sulle cornamuse anti homeless la spunta il volontariato

23/01/2016  Il Comune di Bournemouth, nel sud dell’Inghilterra, aveva deciso di allontanare i senza dimora dalla stazione cittadina diffondendo musica a volume insopportabile. Ma la reazione della società civile e del volontariato non si è fatta attendere…

Vedere gli homeless sotto portici e androni può dare fastidio, soprattutto quando si vive in una città turistica e la prima impressione per i visitatori conta molto. Per questo il Consiglio comunale di Bournemouth, città di  70 mila abitanti nel sud dell’Inghilterra, affacciata sul mare, aveva deciso di trovare una soluzione radicale per allontanare dalla vista i senzatetto.

Di notte, quando si rifugiavano tra i portici dell’edificio del Travel Interchange, di fronte alla stazione della città, il consiglio diffondeva a tutto volume la musica della cornamuse. Un suono acuto e insopportabile per ore e ore di seguito, che aveva avuto i suoi effetti sulla decina di homeless che si rifugiavano nei locali. Un allontanamento coatto con la complicità delle cornamuse, fino a quando il volontariato non ha deciso di scendere in campo.

Un gruppo di cittadini, infastidito dalla decisione degli amministratori, si è mobilitato grazie a Carla Johnson, manager di 29 anni che dopo essere cresciuta a Bournemouth adesso vive nel Nord . «Quando ho saputo cosa stava succedendo mi sono indignata», racconta la Johnson. «Credo che il Comune non debba rimuovere il problema, allontanando gli homeless da un luogo in vista a un altro più nascosto, ma trovare una soluzione. E cosa importa se i turisti li vedono, sono pur sempre essere umani».

Per questo la donna, che in passato aveva sottoscritto alcune campagne sulla piattaforma Change.org, ha pensato di avviare una raccolta di firme e l’ha spuntata. Nel senso che i firmatari sono stati oltre 4 mila e di fronte a questo movimento il Consiglio comunale ha deciso di riconsiderare la sua decisione. Niente più rumore e gli homeless sono ritornati alla base. «Sono felice», commenta la Johnson. «Era la prima volta che mi impegnavo con una petizione, ma non potevo rimanere indifferente».

«Se abbiamo raggiunto il quorum di firme e poi propiziato il cambio di rotta non è merito mio», conclude la manager combattiva. «Alla fine chi ha firmato lo ha fatto perché non poteva accettare questa decisione. Sono convinta che un’amministrazione attenta dovrebbe realizzare spazi di riparo e di ricovero per i senzatetto, non pensare al modo più efficace per allontanarli, soprattutto quando hanno scelto come rifugio un luogo vicino alla stazione, che pone il problema direttamente sotto gli occhi dei turisti». 


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