logo san paolo
sabato 02 luglio 2022
 
il giuramento
 

Look istituzionale per i grillini. Gli antisistema sono Salvini & co.

01/06/2018  Se un marziano fosse atterrato sul Colle per assistere alla sobria cerimonia dei giuramento, avrebbe sicuramente pensato che gli antisistema duri e puri sono i leghisti che sfoggiano braccialetti colorati, cravatta verde e la spilla di Alberto da Giussano. Per il resto prevalgono il blu e il nero. I gemelli rassicuranti del premier Conte. Bonafede e Toninelli gli unici con la pochette

Paolo Savona, neo ministro delle Politiche comunitarie, torna al suo posto dopo aver giurato (foto Ansa)
Paolo Savona, neo ministro delle Politiche comunitarie, torna al suo posto dopo aver giurato (foto Ansa)

Il governo gialloverde inizia con poco colore. Di colorato, infatti, nel salone del Quirinale, si vedono solo i braccialetti al polso di Matteo Salvini e Gian Marco Centinaio, leghista della prima ora e neo ministro delle Politiche agricole. E la cravatta tie sulla tonalità giallo-arancione del professor Paolo Savona, l’uomo per il quale il governo gialloverde ha rischiato seriamente di saltare.

Per il resto, nel look dei diciotto ministri che hanno giurato al Quirinale, prevalgono il blu (il colore preferito da Berlusconi) e il nero (eleganza o segno dei tempi?). Insomma, i tacchi a spillo e il tailleur blu elettrico sfoggiati da Maria Elena Boschi nel 2014 che fecero tanto discutere sui social è solo un pallido ricordo. Persino nel giuramento dell’esecutivo Gentiloni, 13 dicembre 2016, a dispetto del periodo non proprio tranquillo, si era visto più colore: il rosa camelia della giacca di Beatrice Lorenzin, il rosso di scarpe e borsetta di Roberta Pinotti, il vestito fantasia di Anna Finocchiaro.

Il governo del cambiamento avrà pur portato a Palazzo Chigi due forze antisistema. Ma, a giudicare dal look, la pattuglia dei grillini si presenta in perfetta grisaglia istituzionale, un vero imprinting democristiano com’è nello stile del capo Di Maio. A cominciare dal premier Conte, che sfodera un paio di gemelli molto rassicuranti.

Insomma, se un marziano fosse atterrato sul Colle per assistere alla (sobria) cerimonia, avrebbe sicuramente pensato che gli antisistema duri e puri sono solo i leghisti. Qualche esempio? Dei braccialetti di Salvini e Centinaio (su uno c’è scritto “Salvini premier”, ça va sans dire) s’è detto. Il leader della Lega, velocissimo a farsi un selfie da postare su Twitter, anche se ha cambiato nome e colore al partito, togliendo “Nord” e adottando il blu, sfodera la spilla di Alberto da Giussano e la cravatta verde delle origini. Quando i leghisti guidati da Umberto Bossi calarono a Roma per chiedere la secessione e s'abbigliavano sullo stile del Capo: occhiali a goccia, impermeabile chiaro sopra la giacca a quadretti, sigaro, tono di voce da tribuno, gestualità prorompente. Fino alla famosa canotta sfoggiata dal Senatur su una spiaggia della Sardegna nel 1994 per dire che lui era un uomo del popolo.

La stretta di mano tra il presidente della Repubblica Mattarella e il neo premier Giuseppe Conte (foto Ansa)
La stretta di mano tra il presidente della Repubblica Mattarella e il neo premier Giuseppe Conte (foto Ansa)

Alfonso Bonafede il più elegante e sorridente

Il più compassato di tutti sembra Luigi Di Maio. Recita la formula del giuramento con aplomb da politico consumato. La più emozionata è Giulia Bongiorno, ministra della Pubblica amministrazione, che legge con tono vibrante e sfoggia un sobrissimo tailleur con camicetta bianca. Barbara Lezzi (ministra per il Mezzogiorno) opta per un tailleur con giacca bianca e pantalone nero. In tailleur total blue Erika Stefani (Affari regionali). Il professore Savona, che pure è al suo secondo giuramento dopo quello del 1993 con il governo Ciampi, sembra il più impacciato. Diluvio di flash quando si alza, occhialini penzolanti (ma per firmare ne tira fuori un altro paio dalla tasca della giacca) e alla fine, rivolto a Mattarella, esclama: “Grazie, presidente”.

Due soli ministri hanno la pochette, il fazzoletto bianco da taschino che nel guardaroba di un vero gentleman non dovremme mai mancare. Danilo Toninelli, entrato all’ultimo nella squadra di governo, che sfoggia un abito nero con cravatta nera, molto in stile “Iene”, per la verità. E Alfonso Bonafede, neo Guardasigilli, che è sicuramente il più elegante con il gilet in tinta con giacca e pantaloni blu e la pochette bianca. Quando giura, si mette la mano sul cuore, come il collega Alberto Bonisoli (Beni culturali) che sfoggia una cravatta rosso fuoco.

Finisce con la foto di rito dove l'unico che sorride è Bonafede e l’applauso dei parenti (numerosissimi) arrivati da tutta Italia per le congratulazioni e i festeggiamenti. Poi il neo governo si trasferisce a Palazzo Chigi per il passaggio di consegne con Paolo Gentiloni. Al momento fatidico della cerimonia della campanella manca la campanella. Il premier uscente se la ride. Si rivede pure la Boschi che passa le consegne, come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, a Giancarlo Giorgetti. E siccome il blu è il colore di giornata, anche l’ex sottosegretaria si è adeguata optando per un elegantissimo tailleur total blue. Il tempo di una (gelida) stretta di mano con i vicepremier, Di Maio e Salvini, e si dilegua subito. Insomma, a giudicare dal look della prima, il governo Conte appare molto rassicurante. Speriamo lo sia anche per gli italiani (e lo spread).

I vostri commenti
23

Stai visualizzando  dei 23 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo