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venerdì 06 dicembre 2019
 
4 novembre
 

Guerra e pace: Italia, dov'è la vittoria?

04/11/2015  La Prima guerra mondiale causò in tutto circa 26 milioni di morti, tra militari e civili. Papa Benedetto XV la definì «un'inutile strage». Come ricordarne la fine, quasi cent'anni dopo? Una riflessione di don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi.

In alto, qui sopra e in basso: alcune immagini della visita di papa Francesco al sacrario militare di Redipuglia, il 13 settembre 2014. Tutte le fotografie del servizio sono dell'agenzia Ansa.
In alto, qui sopra e in basso: alcune immagini della visita di papa Francesco al sacrario militare di Redipuglia, il 13 settembre 2014. Tutte le fotografie del servizio sono dell'agenzia Ansa.

«La ricorrenza del 4 novembre è legata alle commemorazioni istituzionali che evocano la vittoriosa conclusione della 1ª Guerra Mondiale, 4 novembre 1918». E’ quanto si legge sul sito del Ministero della Difesa. Ma come si fa a parlare ancora di vittoria? Oltre 650.000 i morti solo tra i militari italiani. Complessivamente la Prima guerra mondiale ha causato circa 26 milioni di morti tra militari e civili. Non c’è nulla da festeggiare, se non la fine di “un’inutile strage” (Benedetto XV, 1917). C’è un sito che merita di essere consultato soprattutto in questi giorni, aiuta a capire cosa è stata davvero la prima guerra mondiale: www.inutilestrage.it. Ma le guerre continuano.

Papa Francesco a Redipuglia lo scorso anno disse : «Anche oggi le vittime sono tante… Come è possibile questo? E’ possibile perché anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante! E questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: ‘A me che importa?’». E il mercato delle armi è fiorente. In questi giorni abbiamo visto partire dall’aereoporto di Cagliari una grande quantità di bombe e munizioni con destinazione Arabia Saudita.

Come Pax Christi ci uniamo all’appello di Rete Disarmo e altri per chiedere di “sospendere l’invio di bombe e armamenti a tutti i paesi militarmente impegnati nel conflitto in Yemen”. Si sta concludento in questi giorni l’esercitazione della Nato “Trident Juncture 2015” , la più grande esercitazione della storia moderna della Nato. No, non abbiamo imparato molto. C’è chi ancora oggi fomenta una cultura di guerra, magari anche nei discorsi ufficiali della celebrazione del 4 Novembre: invece di parlare di morti si parla di eroi, invece di condannare la guerra, si celebra l’orgoglio nazionale magari invocando anche la benedizione di Dio che “renda forte le nostre armi”.

Pax Christi ha preparato una preghiera… un po’ diversa, ispirata ai testi di papa Francesco. Poi c’è chi chiede scusa, come Bush e Blair sulla guerra in Iraq: «scusate, abbiamo sbagliato». E tutto finisce lì. Ce n’è di strada da fare. Ma ci mettiamo in cammino con convinzione, con le tante persone che credono che “Un'altra difesa è possibile” , la Campagna che ha depositato in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare per l'istituzione e il finanziamento del Dipartimento per la difesa civile. C’è bisogno di lavorare per una cultura di pace, e proprio il numero di novembre di Mosaico di Pace (rivista promossa da Pax Christi e fondata da don Tonino Bello) dedica editoriale e dossier alla guerra e ai conflitti dimenticati. E poi c’è l’appuntamento il 31 dicembre a Molfetta per la marcia per la pace.

Continuiamo anche il cammino di confronto con i Cappellani Militari: appuntamento il 7 Novembre alla Casa per la Pace di Firenze. E’ un 4 novembre che ci deve trovare vigilanti. Attenti a non cadere nella trappola della retorica, e degli affari, che sempre accompagnano ogni guerra! E’ un 4 novembre di lutto, nel ricordo di tutte le vittime. Altro che ricordare una vittoria. Ci aiutano le parole di Pier Paolo Pasolini, che parlava della necessità di «educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All’umanità che ne scaturisce. A costruire un’identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati».

don Renato Sacco,
coordinatore nazionale di Pax Christi


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4 novembre, Mattarella all'Altare della Patria: «L'Italia conta sui suoi militari per la pace»
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