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Guerra in Yemen, per l’Onu «massima emergenza umanitaria»

12/07/2015  I bombardamenti indiscriminati sullo Yemen continuano. E l’emergenza umanitaria cresce. Di giorno in giorno. Secondo l’Onu la crisi è arrivata al culmine, al livello 3, lo stesso di Iraq, Siria e Sud Sudan.

Qui e in copertina: profughi yemeniti.
Qui e in copertina: profughi yemeniti.

Il 2 luglio, le Nazioni Unite hanno aggiunto lo Yemen all'elenco delle emergenze umanitarie di più alto livello; una crisi di livello 3. Solo altri tre Paesi nel mondo hanno raggiunto questo livello di allerta umanitaria: l’Iraq, la Siria e il Sud Sudan.

Il Paese sta affrontando una catastrofe umanitaria, con 21 milioni di persone, l'80% della popolazione, bisognose di assistenza umanitaria mentre si profila una grave crisi alimentare dovuta al blocco navale militare (realizzato da Usa e Gran Bretagna) che impedisce l'afflusso di aiuti umanitari, cibo , medicinali e, sopratutto, carburante, necessario ad alimentare i pochi pozzi di acqua potabile.

Servono corridoi umanitari

L'Unione Europea, parallelamente, per bocca dell'Alto rappresentante Federica Mogherini, «sostiene gli attuali sforzi delle Nazioni Unite verso un cessate il fuoco umanitario duraturo, prevedibile e sostenibile. Una pausa tale da consentire la consegna urgente di assistenza umanitaria e le forniture essenziali, compreso il carburante, cibo e beni di prima necessità. È  essenziale che le spedizioni commerciali abbiano accesso allo Yemen attraverso un corridoio umanitario facilitato».

Sada'a è stata totalmente rasa al suolo

  

Una presa di posizione molto “politica” che si scontra però con una situazione sul campo che al momento appare invece irrisolvibile.

Nei giorni scorsi un rapporto di Human Rigth Watch ha, in modo documentato, accusato la coalizione araba capeggiata dalla Arabia Saudita, di genocidio nella città yemenita di Sada'a: completamente rasa al suolo e ormai senza più abitanti.

Nessun rispetto per il diritto internazionale umanitario

Tutte le parti in conflitto avrebbero la responsabilità di garantire il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario secondo i principi di imparzialità, neutralità e indipendenza. Ciò significa che dovrebbero proteggere i civili e astenersi dal colpire direttamente infrastrutture civili, garantendo nel contempo l'accesso sicuro e senza ostacoli di organizzazioni umanitarie che lavorano sul campo.

Una garanzia che al momento non viene neppure presa in considerazione sopratutto nei raid aerei della coalizione araba capeggiata dall'Arabia Saudita: nei giorni scorsi l'Onu ha vivacemente protestato per il bombardamento della propria sede nella città di Aden.

Uno dei tanti campi profughi sorti dall'inizio della guerra.
Uno dei tanti campi profughi sorti dall'inizio della guerra.

Un bilancio drammatico della guerra

  

La coalizione guidata dall'Arabia Saudita comprende cinque membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc): oltre agli stessi sauditi, Bahrain, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. La coalizione non è soggetta a embargo sulle armi (che riceve anche dall'Italia) e non agisce su mandato dell'Onu.

Sono passati 100 giorni dall'inizio di questa guerra terribile e dimenticata nata dopo l'esilio del Presidente Abed Rabbo Mansour Hadi e il lancio di indiscriminati attacchi aerei, da parte della coalizione a guida saudita, sul territorio yemenita. Tremila incursioni aeree, 3 mila morti , 11 mila feriti, un milione di profughi interni e  250 mila profughi alle frontiere, milioni di persone in ostaggio dei combattimenti e senza vie di fuga: questo il bilancio, provvisorio e approssimato per difetto.

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