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venerdì 19 agosto 2022
 
 

Guerriero: un atto di fede nella Chiesa

12/02/2013  Per il teologo che ha curato l'edizione italiana delle opere di Benedetto XVI le dimissioni vanno lette in chiave teologica: «È lo Spirito Santo che guida la comunità cristiana».

«È un gesto inatteso, certo – anch’io sono rimasto sorpreso – ma in fondo era “previsto” in ciò che Benedetto XVI ha scritto e nel suo pensiero», commenta Elio Guerriero, il teologo che ha curato l’edizione italiana di molte opere di Ratzinger e con il quale ha intrattenuto un rapporto personale. «A livello teologico, va sottolineata la dizione “servizio petrino” con la quale ha costantemente connotato il suo ministero. Tutti i Papi hanno agito all’interno di questa consapevolezza, ovviamente, ma in lui era presente con particolare intensità. Il che implica che, quando uno non è più in grado di svolgere tale servizio, possa rinunciare. È il terzo tentativo che viene fatto in questa direzione: Paolo VI aveva preso seriamente in considerazione l’ipotesi delle dimissioni, come pure Giovanni Paolo II; ora Benedetto XVI l’ha portata a compimento, anche perché con il prolungamento dell’età diventa sempre più difficile immaginare di poter adempiere un mandato a vita. Dopodiché, va tenuto presente che, una volta che il Papa si è dimesso, non diventa un privato cittadino, ma resta a servizio della Chiesa con la sua preghiera e la sua testimonianza. Quindi, se la notizia è indubbiamente sorprendente, letta nel contesto del suo pensiero ha una logica».

In questo modo Guerriero non vuole ignorare il ruolo che le difficoltà pratiche e le incrostazioni della Chiesa possono aver giocato nella decisione del Pontefice, ma «è importante leggerla in chiave teologica, anche perché così si spiega la serenità con la quale è stata presa». E solo così, inoltre, «si coglie il senso dell’insistenza di Ratzinger,  nel corso del suo magistero sull’azione dello Spirito Santo: è lo Spirito Santo che guida la Chiesa. In ciò riconosciamo il grande insegnamento di una persona anziana che testimonia che la Chiesa è viva e va avanti. E non si dimentichi che tutto ciò accade nel pieno dell’Anno della fede».

Nelle dimissioni di Benedetto XVI va ravvisato, insomma, un atto di fiducia: «La fede indica esattamente fiducia nel futuro, non sconforto», puntualizza il teologo. «Siccome con le forze attuali non si sente più capace di assolvere il suo alto incarico, lo affida ad altri, riservando a sé la preghiera».

Inutile andare alla ricerca di altre motivazioni: «Ratzinger è nato teologo e non può aver compiuto questo passo per ragioni di altra natura.
Anzi, sono convinto che l’ha presa nella fede e nella coscienza che non sarà un fatto traumatico, in quanto lo Spirito Santo continuerà a guidare la comunità cristiana nella sequela di Gesù».

 
 
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