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giovedì 25 luglio 2024
 
Scuola
 

«Far copiare i compiti al compagno in difficoltà: furbizia da punire o atto generoso?»

19/05/2023  «Ha aiutato il suo compagno di scuola in difficoltà facendogli copiare un compito. Scoperti dalla professoressa, sono stati puniti entrambi. Mio figlio sostiene che ha agito solo per aiutare: come affrontare la situazione senza tradire la volontà di "essere generoso"?»

La prof di mio figlio 11enne un giorno ha chiesto di redarre una scheda di analisi di un libro, come compito. Il giorno dopo, un compagno senza il libro, perché la libreria non lo aveva ancora procurato, ha chiesto a mio figlio di aiutarlo e di fargli copiare parte del suo compito. Mio figlio lo ha aiutato senza problemi. Quando la prof si è accorta del fatto, li ha puniti entrambi chiedendo di scrivere per decine di volte sul quaderno una frase che invitava a non copiare, cosa che mi ha reso furibonda. Mio figlio, commentando, mi ha detto che se qualcuno gli chiede di aiutarlo, lui non si tira indietro. Insomma, mi ha fatto capire che ritiene di aver fatto bene a comportarsi così. Sentendolo parlare di ciò che è successo, credo che lui abbia messo spontaneamente in pratica i valori appresi in famiglia da sempre: essere solidale e cooperativo con un compagno in difficoltà. Vorrei un consiglio su come comportarmi nei confronti di questa prof e dei suoi metodi educativi e disciplinari.

GIOVANNA

Cara Giovanna, nella tua lunga lettera (qui ridotta per ragioni di spazio) è evidente il tuo disappunto e disorientamento verso la prof. In effetti, avrebbe potuto leggere i fatti occorsi tra i due ragazzi in modo differente e più accogliente. Per esperienza, so che nella scuola convivono persone molto diverse che hanno visioni, modi di agire e di insegnare non univoci e non sempre condivisi da noi genitori. Penso però che se i nostri figli non ne vengono danneggiati con sofferenze estreme e sanno guardare le cose come sono (anche con il nostro aiuto), pure gli eventi apparentemente negativi come quello che tu racconti rappresentano allenamenti alla vita che li aiuteranno, una volta adulti, a saper mettere in gioco una resilienza e un adattamento funzionale in ogni contesto. A me sembra che tuo figlio è uscito tranquillo e competente da ciò che è successo. Ha compreso il punto di vista della prof (assolutamente rispettabile, perché in effetti a scuola non si dovrebbero copiare i compiti), e ha sentito che il suo agire era di sostegno a un compagno in difficoltà che non era in grado di fare il compito richiesto. Invito quindi te, Giovanna, a sentirti meno arrabbiata e delusa e a valutare come positivo il fatto che tuo figlio ha saputo dare una lettura molto adeguata a tutto ciò che è successo. Aiutare i nostri figli a fronteggiare situazioni complesse e sfidanti senza fare rivoluzioni e battaglie di principio, ma permettendo loro di trovare dentro sé la capacità di dare una lettura agli eventi che tiene conto di tutti i punti di vista, aiuta a sviluppare pensiero critico e la capacità di essere persone flessibili in grado di stare in relazione anche con chi è molto diverso da noi. Leggi Restare in piedi tra le onde di G. Romagnoli (Mondadori), un manuale per gestire le emozioni che potrebbe aiutarti a rivedere tutto con uno sguardo nuovo

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