Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
martedì 21 maggio 2024
 
sportività
 

«Ha deciso di iscriversi al suo primo torneo e ora... è in ansia»

09/04/2024  «Nostro figlio ha 9 anni, si iscrive al suo primo torneo di tennis. Spieghiamo l'importanza dell'impegno e accettare sconfitte. Però, ora che si avvicina il grande giorno del torneo, comincia a dire che si sente molto agitato» Leggi la risposta di Alberto Pellai

Nostro figlio ha 9 anni e pratica il tennis da 3. Ha deciso di iscriversi al suo primo torneo da bambino più grande. Ne abbiamo parlato a lungo tra noi genitori e poi gli abbiamo concesso il permesso.

Gli abbiamo spiegato che lo spirito che io e il padre abbiamo dello sport e un po' della vita in generale si centra sul concetto di “mettere impegno” nelle cose che si fanno, accettando la sconfitta che ne potrebbe derivare. Ciò che conta è dirsi “io ce l'ho messa tutta”.

Mi sembra che abbia compreso tutto questo. Però, ora che si avvicina il grande giorno del torneo, comincia a dire che si sente molto agitato. Sa che a me e al padre non importa se vince o perde, che vogliamo che si impegni e si diverta, ma ciò nonostante gli è venuta ansia e alla sera fa fatica ad addormentarsi.

Come possiamo aiutarlo in questi momenti in cui dice di essere agitato? Accade anche a scuola quando fa qualche verifica. Vorrei trasmettergli sicurezza, fargli capire che nella vita non si deve essere infallibili, insegnargli a gestire queste “nuove” emozioni non più da bambino. Ma come si fa?

LUIS

 

Risposta di Alberto Pellai

– Cara Luisa, il tema dell’ansia oggi è epidemico e pervasivo e ormai arriva anche nella vita dei più piccoli. Anche se noi genitori non siamo così concentrati sul risultato e diamo valore al percorso, come scrivi anche tu, Luisa, dentro di loro entra, quasi senza che nessuno se ne accorga e lo voglia, la percezione che ogni prova deve essere superata sempre al massimo.

Così ci si trova a soffrire di ansia performativa, anche se si è alla scuola primaria. Spiega al tuo bambino che, prima di una prova, essere agitati è naturale. L’ansia fi siologica non va contrastata perché il nostro cervello la produce a scopo positivo: funziona come l’arco che si tende per scagliare bene le frecce. Però questa tensione diventa un problema se l’agitazione ci toglie la bellezza e la passione per ciò che facciamo.

Se trasforma una cosa bella e che desideriamo fare in una cosa brutta che ci fa sentire in diffi coltà e a disagio. Tutti i campioni sportivi prima di una gara sentono l’agitazione della competizione che li va “a salutare”.

Ma non ne sono travolti. E non perdono il sonno. Per aiutare il tuo bambino ad affrontare tutto questo, leggi Se sbagli non fa niente di D. Lucangeli (De Agostini) che aiuta a capire perché in tutte le attività di crescita e apprendimento e quando abbiamo da affrontare una nuova sfi da, la prima cosa da tutelare è la sicurezza emotiva. È un libro ricco di spunti e consigli che ti aiuteranno a rimettere tutto nella giusta prospettiva.

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo