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lunedì 22 luglio 2024
 
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Hamas attacca Israele, è guerra in Terra Santa. Netanyahu: «Vinceremo»

07/10/2023  L’attacco sferrato all'alba di sabato con una pioggia di razzi da Gaza verso il sud di Israele che risponde con un attacco aereo. Uomini di Hamas, che hanno definito l'operazione “Alluvione al-Aqsa” sono arrivati nel territorio e rapito civili e soldati. Almeno 22 vittime, 545 i feriti

Israele sotto attacco di Hamas da Gaza. Dall'alba di sabato dalla Striscia si è riversata a sorpresa una pioggia di almeno 5mila razzi verso il sud e il centro del Paese (Tel Aviv e Gerusalemme comprese). Dall'enclave palestinese sono entrate in territorio israeliano decine di miliziani armati di Hamas, anche in parapendio o dal mare. Per ora in Israele ci sono venti vittime, non si sa quanti siano civili o militari, uccise dai razzi, 15 i feriti, di cui uno grave. Ma il bilancio è destinato ad aumentare.

Il capo dell'ala militare di Hamas Mohammad Deif ha detto che l'operazione “Alluvione al-Aqsa” è causata «dalla profanazione dei luoghi santi a Gerusalemme» e dal costante rifiuto da parte di Israele di «liberare i nostri prigionieri».

Immediata la reazione dello Stato ebraico, mentre sirene d'allarme suonano ancora su Tel Aviv. Il primo ministro Netanyahu ha detto che si tratta «di una guerra» e ha lanciato la controffensiva denominata “Spade di ferro”: decine di aerei stanno attaccando Hamas a Gaza.

Diversi giornali israeliani stanno parlando di alcuni ostaggi israeliani, civili e militari, rapiti durante l'attacco dei miliziani palestinesi. Poco fa Hamas ha detto di avere catturato alcuni soldati israeliani, mentre i giornali israeliani parlano di ostaggi civili in diverse cittadine di confine.

Il quotidiano Haaretz ha pubblicato un aggiornamento della situazione del capo della polizia israeliana, Kobi Shabtai. «Sappiamo che ci sono civili barricati ovunque. Invitiamo chiunque a stare al chiuso: raggiungeremo tutti, a un certo punto. Diversi terroristi sono stati uccisi in vari posti: sfortunatamente ci sono morti e feriti anche fra le nostre forze e fra i civili che si trovavano nelle vicinanze. Invito tutti a mostrare moderazione e pazienza, e a chiudersi nelle proprie case», ha detto Shabtai.

Ghazi Hamad, portavoce di Hamas e viceministro degli Esteri del governo di Gaza, ha detto alla televisione Al Jazeera che l'attacco, tra le altre cose, è un messaggio ai paesi arabi che hanno normalizzato o che stanno normalizzando le relazioni diplomatiche con Israele.

Negli scorsi anni gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein e il Marocco hanno riconosciuto Israele e stabilito relazioni diplomatiche ufficiali con il paese, rompendo una tradizione che durava da decenni in base alla quale i paesi arabi che sostenevano la causa palestinese non riconoscevano lo stato israeliano.

Da tempo inoltre si parla della possibilità che l'Arabia Saudita, il più importante tra gli stati del Golfo Persico, potesse riconoscere Israele e stabilire relazioni diplomatiche con il paese. È un obiettivo a cui lavora da tempo l'amministrazione americana di Joe Biden: i negoziati tra Israele e Arabia Saudita, secondo varie indiscrezioni giornalistiche, erano a buon punto. È però possibile che ora la guerra tra Gaza e Israele possa rallentare o bloccare del tutto il processo di normalizzazione. «Penso che sia una vergogna per loro», ha detto Hamad. «Chiedo a tutti i paesi arabi di interrompere tutte le relazioni con Israele perché non è uno stato che crede nella pace, nella coesistenza o nell'essere un buon vicino. È uno stato nemico e dobbiamo fermarlo».

LE REAZIONI

  

Circolano sui social media dei video, di cui riferiscono i media dello Stato ebraico, che mostrano militanti palestinesi in uniforme nella città di Sderot, al confine con la Striscia di Gaza. In uno si vede quello che sembrerebbe essere il corpo senza vita di un militare israeliano calpestato da una folla inferocita. In un altro si vedono militanti palestinesi portare via un soldato israeliano, a bordo di una motocicletta. Altri video mostrano un gruppo di uomini palestinesi che balla attorno e sopra un carro armato israeliano in fiamme.

«La situazione è molto brutta, nessuno sa dove si arriverà», ha detto all'Adnkronos Padre Gabriel Romanelli, parroco latino di Gaza, il quale descrive una situazione preoccupante, «molto brutta. Io mi trovo a Betlemme perché dovevo aspettare dei medicinali ma dovrei tornare domani a Gaza. I nostri a Gaza - spiega - stano bene. Però la situazione è molto brutta. Nessuno sa dove si arriverà». Intanto, la parrocchia della Sacra Famiglia di padre Romanelli si è mobilitata per offrire riparo alle famiglie: «Abbiamo incominciato a ricevere i parrocchiani con le loro famiglie. Potranno rifugiarsi qui. Stiamo anche allestendo spazi in una scuola per ulteriori rifugiati».

«La situazione qui è molto caotica. Molto difficile dire quello che sta succedendo, perché non è ancora chiaro cosa sta accadendo. Quello che posso dire è che in 34 anni che sono qui in Terra Santa, non ho mai visto una cosa del genere», ha detto padre Ibrahim Faltas, dal 2022 Vicario della Custodia di Terra Santa, interpellato da Askanews su ciò che sta avvenendo in Israele. «Io mi trovo a Gerusalemme – prosegue il francescano – noi stiamo bene, grazie a Dio. Ma la situazione è caotica. Qui c'è una sorta di coprifuoco, non c'è nessuno in strada, tutti sono a casa perché la gente ha paura. Abbiamo rimandato i ragazzi a casa dalla scuola. Una cosa mai vista».

Anche Caritas italiana segue “con grande preoccupazione quanto avviene in queste ore in Israele e Palestina”. Come comunica Caritas Gerusalemme, “si è trattato di un attacco missilistico a sorpresa di Hamas, con l’invio di decine di uomini armati nelle città intorno a Gaza”. Un’operazione “tra le più significative degli ultimi decenni”. “Molti soldati e civili israeliani sono stati uccisi e molti altri sono stati rapiti a Gaza”. L’attacco sarebbe stato motivato come risposta alla “profanazione” da parte di Israele della moschea di al-Aqsa e all’uccisione e ferimento di centinaia di palestinesi.

Come reazione immediata Israele ha formalmente dichiarato lo ‘stato di guerra’ e ha lanciato missili verso Gaza. Attualmente, tutti i check point della Cisgiordania sono chiusi, come anche tutti i cancelli che conducono alla città vecchia di Gerusalemme”, ricorda una nota di Caritas italiana, che aggiunge: “La Caritas di Gerusalemme ha sospeso precauzionalmente le sue attività a Gaza, dove è presente da decenni, per garantire la sicurezza degli operatori. Ha dovuto temporaneamente chiudere anche il Centro sanitario. Le équipe mediche della Caritas sono però pronte a fornire assistenza non appena le circostanze lo permetteranno”. Nel frattempo, mentre si teme un peggioramento della situazione, da Caritas Gerusalemme arriva l’appello a “pregare per la sicurezza e il benessere di tutte le persone coinvolte”.

“Caritas italiana si unisce alla preghiera, esprime solidarietà con le donne e gli uomini che più soffrono a causa della violenza e incoraggia le persone che se ne prendono cura, fa appello al dialogo, alla ragionevolezza, a proseguire il paziente lavoro quotidiano di costruzione di una pace vera e giusta”, conclude la nota.

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16 maggio 2018, Gaza. Quando monsignor. Pizzaballa diceva: "Temo non sia finita. Digiuno per la pace"
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