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domenica 14 aprile 2024
 
kiev
 

"Ho paura anche io, ma resto a curare i miei bambini"

25/02/2022  La testimonianza di Roman Kizyma, primario di oncologia in un ospedale di Leopoli, in Ucraina, sostenuto dalla ONG Soleterre. "Cerchiamo di fare del nostro meglio, però mancano alcuni farmaci e non possiamo garantire a tutti i pazienti le terapie necessarie".

Il dottor Roman Kyzima
Il dottor Roman Kyzima

“Ogni due ore suona un allarme aereo e abbiamo portato tutti i bambini nel seminterrato, cerchiamo di curarli al meglio anche in questa situazione, ma tutto si sta facendo più complicato”.

In videochiamata da Leopoli (la grande e antica città del’Ucraina occidentale) parliamo con Roman Kizyma, 38 anni, primario del reparto di oncologia pediatrica del Western Ukrainian Specialized Pediatric Medical Centre), un centro specializzato nelle cure dei bambini malati di cancro. Il centro è sostenuto dalla Fondazione Soleterre, una ONG impegnata da 20 anni nell’ambito dell’oncologia pediatrica a livello internazionale, grazie al contributo di Fondazione Rosa Pristina.

Dottor Kizyma, quanti bambini state curando nel suo reparto?

“I bambini sono una cinquantina, tutti con tumori, malattie ematologiche o in convalescenza dopo aver subito interventi chirurgici. Perciò sono bambini molto vulnerabili che non possono essere trasferiti in altri luoghi. In tutto l’ospedale ha 160 letti”.

Come riuscite a lavorare in queste condizioni?

“Cerchiamo di fare del nostro meglio, però mancano alcuni farmaci e non possiamo garantire a tutti i pazienti le terapie necessarie. Le sale operatorie sono ai piani alti, in questo momento poco sicuri a causa del rischio di bombardamenti. È un vero disastro perché ci è costato tanta fatica mettere in piedi questo reparto molto tecnologico  e ora invece di restare concentrati sul nostro lavoro dobbiamo preoccuparci della nostra sopravvivenza. Sembra di essere tornati indietro di trecento anni. Ringrazio Soleterre per il sostegno in queste ore, anche psicologico”.

Lei ha paura?

“Certo, anche io ho paura. Ho tre figli e li ho portati fuori città. Io e altri colleghi ora restiamo qui in ospedale 24 ore su 24 per stare vicini ai pazienti”.

Che cosa chiede al mondo in questo momento?

“Chiediamo al mondo di sostenerci, è tempo di decidere  dove sta il bene e dove sta il male,  non si può restare a guardare”.

Lei avrebbe mai immaginato di trovarsi in mezzo a una guerra?

“No, anche perché tanti di noi hanno contatti e amicizie in Russia. Nessuno se lo poteva aspettare e temo che questo attacco contro l’Ucraina sarà l’inizio di una guerra più ampia. Siamo vicini ai confini dell’Unione Europea e della Nato. Un missile che cade qui, cade anche vicino alla Polonia. Spero che i leader mondiali si rendano conto di che cosa potrebbe accadere”.

Che cosa dicono i familiari dei bambini ricoverati?

“Sono sconvolti. Già erano spaventati per le gravi malattie dei loro figli, ora si è aggiunta anche la paura della guerra…..(qui la voce del dottor Kizyma si spezza, si commuove, tace per alcuni secondi, inghiotte le lacrime)

Come vede il suo futuro?

“Non voglio lasciare il mio paese e così la pensano gli altri medici, molti neppure trentenni,  che lavorano con me. Voglio continuare a fare il mio lavoro accanto ai bambini”.

 

 
 
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