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giovedì 30 maggio 2024
 
la rivelazione
 

Il Papa dà indicazioni sul suo funerale: «Ho chiesto un rito sobrio, sarò sepolto in Santa Maria Maggiore»

13/12/2023  L’intervista di Francesco alla giornalista Valentina Alazraki dell’emittente messicana N+: «Quando arrivano la vecchiaia e i limiti bisogna prepararsi. per questo ha incontrato il cerimoniere per semplificare i funerali papali, che saranno molto più semplici». Sulle dimissioni: «Non ci ho mai pensato». E sui viaggi del 2024: «L’unico confermato è quello in Belgio. Forse andrò in Argentina»

La basilica romana di Santa Maria Maggiore.
La basilica romana di Santa Maria Maggiore.

«Ho preparato la mia tomba nella Basilica di Santa Maria Maggiore per la grande devozione che ho verso la Vergine Salus Populi Romani e sto semplificando il rito dei funerali papali». Lo ha detto papa Francesco in un'intervista esclusiva con la giornalista Valentina Alazraki dell’emittente messicana N+.

La Basilica di Santa Maria Maggiore è una delle quattro basiliche papali di Roma (le altre sono quella di San Pietro, San Giovanni in Laterano e San Paolo Fuori le Mura) e già conserva le spoglie di cinque papi: Pio V, Sisto V, Clemente XIII, Paolo V e Clemente IX. Il Pontefice ha anche spiegato che «quando arrivano la vecchiaia e i limiti bisogna prepararsi» e «per questo ha incontrato il cerimoniere per semplificare i funerali papali, che saranno molto più semplici. Lancerò il nuovo rituale», ha detto «con umorismo».

Bergoglio «ha detto che nonostante i problemi di salute avuti quest'anno non ha mai pensato di dimettersi». In merito alla rinuncia al pontificato di Benedetto XVI, ha commentato - sempre secondo il resoconto della Alazraki - che Ratzinger «era un uomo grande e umile, che quando si è reso conto dei suoi limiti ha avuto il coraggio di dire basta. Il mio rapporto con lui era molto stretto. A volte andavo a consultarlo. E lui, con grande saggezza, mi diceva la sua opinione ma mi diceva... "vedi tu", lasciava tutto nelle mie mani. Mi ha sempre aiutato», ha aggiunto, «era molto generoso in questo. E ho avuto la grazia di poterlo salutare perché ho saputo da un'infermiera che era malato, l'ho detto al pubblico quel mercoledì e sono andato a trovarlo. Era lucido, ma non poteva più parlare e mi teneva la mano in quel modo, è stato bello salutarlo. È stato bello. E poi tre giorni dopo è morto. Un grande uomo, Benedetto, era un grande uomo, un uomo umile, umile, semplice che quando ha capito ha avuto il coraggio di dire basta. Ammiro quest'uomo».

Alla domanda su cos’è cambiato dopo la morte di Ratzinger un anno fa, il Papa ha risposto: «Aveva quella saggezza di fare le cose dando libertà. Ma è lo stesso di prima. Prima lo avevo vicino e ora lo ho lontano, ma con una grande naturalezza». La giornalista chiede: «Allora non è vero che lei è diventato più duro, più severo» e il Papa risponde: «A volte dico ai genitori: state attenti, perché i papà che non non capiscono il bambino, qualcosa non va, ma mai in faccia. Per favore, a volte un rimprovero è necessario, ma le persone sono molto buone qui. Io sono complicato e a volte un po' impaziente e loro mi sopportano, mi sopportano. Le persone in Curia sono molto buone». E alla domanda se con loro è meno severo, adesso: «È che anche i nonni diventano più gentili, fa parte della vecchiaia della vita».

Francesco, inoltre, «ha confermato di avere ricevuto l'invito» a recarsi in Argentina da parte «del presidente neo eletto Javier Milei». Commentando con la corrispondente messicana in Vaticano le accuse e le offese rivoltegli dal leader argentino, Francesco ha detto che «quello che si dice in campagna elettorale cade da solo». Milei aveva detto che «il Papa ha un'affinità con i comunisti assassini» e lo aveva definito «il rappresentante del Maligno sulla Terra». A chiusura dei comizi, dallo staff di Milei era stata anche auspicata «la sospensione delle relazioni diplomatiche con il Vaticano fintanto che nella Chiesa primeggi uno spirito totalitario». La Santa Sede e Bergoglio non hanno mai replicato a queste offese.

Francesco ha parlato anche dei viaggi del prossimo anno. L’unico al momento programmato è in Europa: «Uno è assicurato, per il Belgio, quello è già assicurato e ci sono due progetti pendenti, uno per la Polinesia e un altro per l'Argentina, che sono pendenti, vedremo come andranno le cose». Francesco ha spiegato che «i viaggi sono tutti ripensati» a causa dell'età che avanza (domenica 17 dicembre compirà 87 anni, ndr). «La vecchiaia non si trucca, è se stessa, si presenta così com'è. E d'altra parte, bisogna sapere accogliere i doni della vecchiaia. Bisogna accettare che si può fare molto bene da un'altra prospettiva».

Quanto alla salute, dopo la bronchite che lo ha costretto a rinunciare al viaggio a Dubai per partecipare alla Cop28, assicura: «Mi sento bene, mi sento migliorato. A volte mi dicono che sono un incosciente perché ho voglia di fare le cose e muovermi. Quindi sono buoni segnali, no? Sto abbastanza bene».

Francesco nella lunga intervista fatta martedì, nel giorno della festa della Beata Vergine di Guadalupe, patrona dell’America Latina, si è soffermato su altri temi. Sui migranti ha detto: «Non capite che la questione mi sta molto a cuore, ma so che non tutti sono d'accordo, giusto? C'è una legge che è umana e cristiana: il migrante deve essere accolto, accompagnato, promosso e integrato. Quello che il migrante subisce... quello che subisce... Io sono figlio di migranti, quando andavano in Argentina per andare in America... il migrante deve essere accolto. Gesù stesso era un migrante».

Ha parlato della politica: «Io ho sempre fiducia nei politici. Ho fiducia in loro... perché credo che la politica, non l'ho detto io, l'ha detto un Papa precedente (Paolo VI, ndr), sia la forma più alta di carità, cioè l'amore per il popolo, l'amore politico, la polis... Purtroppo i cattivi politici ne fanno un business: con quanti soldi sei arrivato e con quanti te ne vai, no? Non è questo il senso della politica. Quando si passa attraverso i grandi politici, e qui in Italia ci sono grandi politici, ci sono grandi politici, si impara davvero a vedere quei grandi creatori di democrazia che hanno fatto la storia. I grandi politici sono quelli che ci danno il vero messaggio di cosa sia la politica. Il politico di comitato si arrangia come può».

Sulle guerre in Ucraina e a Gaza: «Ci siamo abituati all'Ucraina e sembra che sia come un caffè con latte ogni giorno e la gente muore lì, i giovani muoiono lì. La guerra è sempre una sconfitta, sempre, gli unici che vincono in guerra sono i produttori di armi, e l'economo mi ha detto che una persona che non ha morale e che vuole investire, i migliori investimenti sono nella fabbrica di armi, quella che dà più profitto. Ho appena parlato con Gaza, chiamo la parrocchia ogni giorno. Ci sono 600 persone. I sacerdoti e le suore si occupano di tutte queste persone e mi raccontano cosa sta succedendo lì. È terrificante, non è vero? Cosa ci guadagniamo dalla guerra? Distruzione, niente di più. Abbiamo questi due che sono vicini, no, ma tanti altri. Posso dire con certezza che dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi, c'è sempre stata una guerra in corso. Quando sono andato a Redipuglia nel 2014 e ho visto l'età dei bambini, mi sono messo a piangere», ha proseguito il Pontefice, «E la stessa cosa è successa qualche giorno fa, il 2 novembre, al cimitero americano di Roma. Qui vedevo quei ragazzi, l'età di quei ragazzi e penso alle madri, penso alle madri quando ricevono la lettera. "Ho l'onore di informarla che suo figlio è un eroe", ma non è più suo figlio, gli è stato rubato. Quelle sono eroine, quelle madri. Qualche volta abbiamo fatto una festa per... alla fine della Seconda guerra mondiale, il grande sbarco in Normandia. Ma quanti ne sono rimasti sulla spiaggia? Tra i 20 e i 30 mila ragazzi».

 
 
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