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venerdì 10 luglio 2020
 
Le nostre città sempre più multietniche
 

Hu, Chen e Zhou battono il "sciur" Brambilla

30/09/2013  Il cognome più emblematico di Milano è stato superato da alcuni di quelli cinesi. Ed è "testa a testa" anche fra Rossi e Hu. Quanto al mondo del lavoro, la musica non cambia: il nome più diffuso fra i nuovi imprenditori del capoluogo lombardo ora è Mohamed.

Certo, si potrebbe dire che Mohamed è un nome particolarmente diffuso tra gli uomini arabi e che i cognomi cinesi sono ripetitivi, ma sicuramente i dati diffusi in questi giorni raccontano una città che, volenti o nolenti, sta cambiando.

Secondo la Camera di Commercio di Milano, per la prima volta un nome straniero è quello più diffuso tra i piccoli imprenditori milanesi: Mohamed ha scalzato Giuseppe, 1600 imprese (3% del totale, +275 imprese in un anno), spesso ditte individuali, contro 1.383 imprese (-55).

Al terzo posto Marco, seguito dall’unico nome di donna presente tra i primi 15, Maria (1.095 imprese, -41 in un anno), che è un nome internazionale: circa una su dieci è straniera. Nella classifica, spunta anche Ahmed al quindicesimo posto (+91).

Complessivamente sono 34.278 le imprese straniere a Milano, pari al 12% delle attive (+0,8% in un anno), più diffuse di quanto accada nella regione (9,9%) e nel resto del Paese (8,4%). Con quale impatto? La Camera di Commercio è netta: «L’economia milanese nel 2012 tiene grazie agli stranieri, senza di loro ci sarebbero 2.600 imprese in meno in un anno».

Le imprese straniere danno lavoro a Milano a 74 mila persone

Danno lavoro a quasi 74 mila persone, pari al 4% degli occupati nel capoluogo lombardo. Aiutano a far crescere l’economia della metropoli: nel corso dell’ultimo anno, il loro stock è aumentato del 7,4%, con saldo tra imprese iscritte e cessate pari a +2.523 unità.

Rispetto alle ditte con titolare italiano durano quasi 9 mesi in più, un dato che raddoppia tra i marocchini, egiziani ed ecuadoregni. In quali settori sono più diffuse? Prevalentemente nei servizi (37,5%, soprattutto ristorazione), nel manifatturiero, nel commercio e nelle costruzioni.

Un “segno dei tempi”, si potrebbe dire. Come i dati diffusi ad agosto dal Comune di Milano. Secondo l’assessore ai Servizi civici D’Alfonso, «l’anagrafe dei cognomi è una fotografia di Milano, da sempre aperta ai contributi di quanti, italiani o stranieri, scelgono la nostra città come centro di vita e di lavoro e contribuiscono alla sua crescita». Cosa fotografa? Una città che cambia: tra i 50 cognomi più diffusi, ben otto sono cinesi, a testimoniare una presenza che ormai arriva anche alla quarta generazione. In alcuni casi, sono i discendenti di quel centinaio di cinesi che durante la Prima Guerra Mondiale avevano lavorato in Francia nelle attività logistiche a supporto dell’esercito anglo-francese e che alla fine degli anni Venti attraversarono le Alpi ed emigrarono a Milano per cercare un lavoro come venditori di cravatte o operai tessili.

Così si stabilirono in quello che allora era un quartiere periferico e popolare nella zona di via Paolo Sarpi. Ora, nella vetta dei cognomi più frequenti fra i residenti, gli Hu tallonano da vicino i Rossi. Al terzo posto si posiziona Colombo, poi Ferrari, Bianchi, Russo. E il milanesissimo Brambilla? Arriva decimo, superato da Chen e Zhou.

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