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Anniversari
 

Novant'anni in prima linea

26/10/2019  Le battaglie di padre Bartolomeo Sorge, che festeggia le sue 90 candeline, sempre di attualità nella vita sociale, politica ed ecclesiale del Paese

Novant'anni vissuti quasi tutti in prima linea sul fronte della testimonianza di Cristo, sempre pronto a mettere in gioco la sua vita come fedele discepolo di Sant'Ignazio di Loyola, e dell'impegno per il rinnovamento sociale e politico dell'Italia. E non solo. Una voce – quella di padre Bartolomeo Sorge - che, spesso e volentieri, si è levata forte anche per denunciare malefatte, insensibilità sociale e politica, degrado morale e civile, all'occorrenza anche dentro la Chiesa, ma con una particolarissima fermezza nell'additare il cancro della criminalità organizzata e della mafia, specialmente in quella radicalizzata in terra di Sicilia, dove ha svolto la sua attività missionaria per diversi anni, incurante di essere sotto il mirino di cosche e padrinati vari. Una voce che è tornata a farsi sentire ancora una volta in occasione del novantesimo compleanno festeggiato il 25 ottobre. Padre Sorge, gesuita che, sotto tanti aspetti, ha contribuito a spianare la strada al timone della Barca di Pietro di un altro discepolo di Sant'Ignazio, l'argentino Jorge Mario Bergoglio-papa Francesco, una vita dedicata alla Chiesa, al rinnovamento conciliare e alla formazione sociale, politica e umana delle coscienze. Vera e propria missione messa a punto attraverso la guida di storici strumenti di comunicazione come la rivista “Civiltà Cattolica”, le cui bozze prima di essere pubblicate vengono attentamente vagliate dalla Segreteria di Stato della Santa Sede, il periodico “Aggiornamenti Sociali” e la direzione dell'Istituto di Formazione Politica “Pedro Arrupe” di Palermo, dove arriva dopo anni di battaglie culturali a colpi di editoriali, commenti, articoli anche “scomodi” per determinati ambienti politici legati al potere corrente, che quando lasciò la direzione delle rivista – un passo accettato da Sorge per obbedienza – si sentì “liberato” dalla presenza di una voce scomoda, per niente facile da digerire. Non pochi videro nella forzata rinunzia alla direzione di Civiltà Cattolica da parte di Sorge il frutto avvelenato di pressioni politiche sui vertici ecclesiastici per tentare di metterlo all'angolo, di indurlo al silenzio. 

 

Ma non fu così. Anche in Sicilia il gesuita si fa sentire, ma, quel che è peggio agli occhi delle cosche mafiose, contribuisce alla formazione delle coscienze e dei giovani.  "Per me e' stata una consolazione immensa – confessa infatti a Tv2000, l'emittente della Cei, in occasione dei suoi primi 90 anni - aver vissuto in prima persona la Primavera di Palermo”. Rivelando anche particolari sconvolgenti tenuti finora nascosti: “La mafia mi voleva uccidere, ma non ci e' riuscita. Ho avuto la scorta per 7 anni, il mio capo scorta Agostino Catalano e' saltato in aria con Borsellino. Si era offerto perche' mancava il personale". Ritenuto "uno dei piu' grandi esperti, in campo internazionale, della dottrina sociale della Chiesa", padre Sorge, nato il 25 ottobre 1929, ha scelto di festeggiare i suoi 90 anni con un ennesimo libro che si intitola "I sogni e i segni di un cammino" e che considera il suo "testamento spirituale", contrassegnato – spiega – da tanti "segni spirituali" che hanno illuminato la sua lunga esperienza e, in modo specifico, dai tre "sogni" - il sogno della santita' e quelli di una Chiesa rinnovata e di una citta' a misura d'uomo - che hanno guidato la sua opera di sacerdote, di uomo e di ascoltatissimo politologo. "L'esperienza piu' drammatica e bella della mia vita apostolica - ha ricordato - e' stata quando ho visto una catena umana di 3 chilometri, uomini e donne, giovani e vecchi che si davano la mano attraversando la citta' di Palermo e dicendo 'basta con la mafia'”. Prima di arrivare nel capoluogo siciliano la gente – nota Sorge - invece aveva paura di nominare la parola mafia. Si guardavano intorno mentre parlavano. Poi ho visto le lenzuola alle finestre dei quartieri popolari di Palermo. Quella era veramente una vittoria". Ed oggi? Attualmente la societa', ammette il gesuita, "sta vivendo una crisi che non e' normale. Non e' una crisi di congiuntura, ma e' strutturale perche' sta finendo una civilta' industriale, specialmente da noi in Europa e in Occidente, per lasciare posto a una societa' tecnologica post-moderna. Non abbiamo piu' gli schemi. La nostra generazione deve inventare strade nuove con il rischio di sbagliare perche' i modelli di ieri non ci servono piu'. E i modelli di domani non li abbiamo ancora, dobbiamo inventarli noi. È un momento di discernimento della societa'". "Il vero problema al quale ho dedicato larga parte della mia vita – la conclusione di padre Sorge - era formare i giovani all'impegno politico, ma in modo nuovo. Non piu' nel modo ideologico perche' le ideologie sono state tutte smentite dalla storia. Il Concilio ha aperto nuovi modi di presenza dei cattolici non piu' in un partito, anche se e' legittimo farlo, ma come dice papa Francesco nell'Enciclica 'Evangelii Gaudium' impegnati con tutti gli altri uomini di buona volonta' per fare il bene di tutti. Questa era anche l'idea di don Sturzo: liberi e forti, no credenti e non-credenti. In questo ancora non ci siamo, ma sono ottimista perche' la fede illumina e suggerisce la storia. Anche se al momento non abbiamo ancora trovato la soluzione". 

            

 

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