Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
lunedì 15 aprile 2024
 
 

Thriller, i best seller dell'avvocato

17/04/2012  Intervista con lo scrittore tedesco Ferdinand Von Schirach, autore de "Il Caso Collini". Il grande successo, anche in Italia, delle sue storie a sfondo giudiziario.

Alla seconda pagina sappiamo già chi sono il morto e l'assassino, ma "Il Caso Collini", (Longanesi, 166 pagine, 14 euro), seconda prova letteraria dell'avvocato penalista tedesco Ferdinand Von Schirach, è una storia appassionante fino all'ultima riga. Il protagonista della vicenda è l'avvocato Caspar Leinen, il quale dovrà scoprire che cosa ha spinto il suo assistito, Fabrizio Collini, a commettere un omicidio inspiegabile. Alla fine lo scoprirà, e sarà uno shock. La storia racconta di come molti tedeschi di oggi devono fare i conti con il passato oscuro dei loro familiari. Una esperienza simile a quella personale di Ferdinand Von Schirach, nipote di Baldur Von Schirach, uno dei fondatori della Gioventù hitleriana. Von Schirach, nato a Monaco nel 1964, ha esordito con la raccolta di racconti "Un colpo di vento", lodato dai critici e apprezzato dai lettori.

Avvocato Von Schirach, i suoi libri colpiscono per lo stile molto asciutto, ma non freddo. E' lo stile di chi ha a che fare ogni giorno con dossier penali?
“Non credo. Diversamente da quanto si pensa, ci sono tante parole superflue nella mia professione. Forse la chiarezza deriva dal fatto che nel diritto penale ci sono in aula anche dei giurati e devono capire ciò che stai dicendo, perciò bisogna essre chiari, senza tuttavia ricorrere a un pathos fuori luogo. Poi non mi fido troppo degli aggettivi. Credo sia più interessante esprimere un pensiero complicato in maniera semplice piuttosto del contrario”.

Ci sono autori che ammira o ai quali si ispira?
“Ammiro molto Tolstoj e scrittori che ammiro per la loro chiarezza, come Carver ed Hemingway, ma per me sono degli dei, non potrei mai confrontarmi con loro”.

Perché le storie a sfondo giudiziario, i legal thriller, hanno grande successo fra i lettori?
“Non saprei, forse contano la necessità e la voglia di conoscere meglio il mondo della giustizia, una delle poche istituzioni rimaste credibili. Inoltre i meccanismi della giustizia penale affascinano perché lì spesso si decidono i destini delle persone”.


Come vive il successo e la popolarità di scrittore?

“Come avvocato ero già abbastanza conosciuto in Germania. Mi fa piacere, ma per me non significa molto. Vivo come prima, non mi sono comprato una barca o auto da corsa”.

Vista la sua storia personale è stato difficile per lei toccare il tema della Germania che fa i conti con il suo passato?
“Avvertivo la necessità di scriverne perché molte persone mi hanno chiesto di mio nonno, perciò sentivo di doverlo fare. Ma dopo questo libro non credo che scriverò altri libri sulla Germania nazista”.

Suo nonno era una personalità importante del regime nazista ed era impossibile ignorarlo, ma per i tedeschi della sua generazione è frequente scoprire il passato oscuro dei propri familiari?
“Sì, certamente. Conosco tante persone che nelle soffitte, frugando fra le cose dei nonni, hanno trovato documenti o magari una medaglia che certificava l'iscrizione alle SS del nonno, il quale non ne aveva mai parlato. E' sempre uno shock scoprire che il nonno gentile aveva un passato nazista. Nel caso di Grass è scioccante perché era sempre stato considerato l'istanza morale del nostro paese".

Elio Toaff, lo storico rabbino capo della comunità ebraica romana, dopo la seconda guerra decise non solo di visitare la Germania, ma si rifiutò di sorvolarla in aereo. Che cosa ne pensa?
“Lo capisco perfettamente, sono decisioni personali comprensibili per chi ha vissuto certe tragedie. Se avessi perso la mia famiglia nell'Olocausto avrei lasciato la Germania. Certo, oggi la Germania è completamente diversa,è uno dei paesi più democratici del mondo ma questo non cambia nulla per un singolo che ha vissuto certe esperienze”.

Può dirci qualcosa del suo prossimo libro?
“Lo sto scrivendo. Non dico di che cosa parla, ma posso anticipare che il primo capitolo si svolge a Roma. Con l'Italia ho un rapporto molto intenso, pensi che la mia tata di Napoli cantava sempre le canzoni napoletane”.

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo